il lungo addio 3



Non è giusto.

Tutte le persone che mi vogliono bene, prima o poi se ne vanno.

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musica da un'altra stanza

I miei vicini di casa penseranno che non sono tanto a posto.

Al mattino il silenzio regna sovrano (peffozza, non c’è mai nessuno a parte i weekend), al pomeriggio la fanno da padrone suoni beepbeep squonksquonk e slurpsnortgneck da cartone animato corredati da insulti in gergo adolescenziale, alla sera le mie urla belluine rivolte ai kids che foreverand ever me fanno danna’.

Ma la notte, di qui esce musica.
E che musica 🙂

In effetti, il temposolomio va da mezzanotte alle tre, che ci posso fare?

Però stasera…
Stasera miracolosamente sono da sola, per due ore.

E siccome da miracolo nasce miracolo, mi son seduta al Mac, ho lanciato iTunes e in cinque minuti secchi ho fatto una compilation.
Ci ho pensato talmente poco che prima gli ho dato il titolo, e poi gli ho cacciato dentro alla rinfusa tutte le cose più belle che ho in questo momento senza sapere che effetto avrebbero fatto tutte insieme.

Non pensavo a niente e cacciavo dentro così, dando solo retta alla mia voglia di ascoltare roba che mi piace.

Ad un certo punto una vocina mi ha detto stop e ho masterizzato senza neanche ascoltare.

Il mio stereo, che ultimamente fa i capricci, ha fatto per una volta il sacrosanto piacere di leggere subito e a dovere.

Così il miracolo si è prodotto, ad un volume insensato e anche per la gioia dei miei vicini.

Dentro al miracolo ci stanno: Beirut (grazie, Gine), U2, Goldfrapp, Oasis, Seal, Leonard Cohen, Bruce Springsteen, T-Rex, George Harrison, Erikah Badu, Ben Harper, Mercury Rev, Eddie Vedder, Shaggy, Antony And The Johnsons, Stevie Wonder, Brian Eno, The Beatles, The Maccabees e anche se sembra un’accozzaglia è fantastico.

Si chiama Frrrrrrrrrr.
Come un frullo d’ali.

Fuori di qui.

soundtrack: proprio lui 🙂

la signora omicidi

Siccome sono stronza e snob (e tra pochissimo sarò pure una vecchia signora, il tempo vola), nel mio tempo libero (si fa per dire) mi piace fare quel che cazzo voglio.

E così, stasera mentre stiro, mi sollucchero con lo sgangherato documentario di Godard sui Rolling Stones, e non me ne può fregare di meno se Pietro, ciondolando per casa, passa davanti al TV e dice che non sono mica bravi (te credo, stanno provando in studio, che bisogno hanno di far vedere quanto sono bravi) e cheppalle and so on, tanto io lo adoro, quel film, anche se, francamente, non ha senso.

Adoro l’atmosfera scassata, Mick che qui è tutt’altro che sexy, ma invece molto creativo,  adoro il fatto che Brian Jones non si veda quasi mai in faccia, ma quasi solo di spalle, adoro pure i commenti deliranti di Jean-Luc, gracchianti e marxisti, con i quali infarcisce questo straordinario documentario.

È non è una questione ideologica, è una questione estetica.

Siccome sono snob e stronza, non metto nemmeno un link in questo post: dovreste sapere tutti chi sono i Rolling Stones, e Godard (e perché no, la Nouvelle Vague).

Però, il primo che indovina chi è la meravigliosa vecchia signora nella foto (senza googlare, altrimenti è troppo facile), vince una cena cucinata da me.

Giuro.

soundtrack: Sympathy for the Devil, The Rolling Stones

la lunga strada verso casa

Tra qualche settimana, fa un anno che sono qui.

E sarebbe bello, una volta tanto, pensare che è un posto dove far riposare le ali.

Invece no, perché capitano cose una dietro l’altra e non faccio a tempo a tenergli dietro e anche se la strada è faticosa ma bella e quasi quasi mi sento di restare, mi rendo conto che ormai ho le radici all’aria, e non so più dov’è casa mia.

Forse la Cami andrà via, forse no.
È la sua vita, è la sua strada: posso solo accompagnarla per mano per un tratto, poi lasciarla andare.

Ma chissà se un giorno qualsiasi (o in un posto qualsiasi), svegliandomi al mattino e ancora prima di aprire gli occhi, annuserò l’aria e penserò che sono a casa.

Finalmente.

soundtrack: Questa è la mia casa, Jovanotti

galileo

Fare gli zucchini in carpione fuori dal Piemonte è come fare una professione di fede sorretta da un sano principio scientifico.

Il carpione è stato per lunghi anni l’unico mezzo di conservazione di carne, pesce d’acqua dolce, uova e verdura a disposizione dei contadini d’estate e in assenza di ghiacciaia.

È un metodo infallibile che, come effetto collaterale, garantisce un sapore delizioso.

La rottura di coglioni è che, perché sia al massimo, bisogna prepararlo con qualche giorno d’anticipo e bisogna stare a friggere per un bel po’, col caldo africano che ti attanaglia (esattamente come allora, solo che loro avevano cucine enormi con mura spesse ottanta centimetri).

Ma basta pensare a certi romanzi di Pavese e alle notti di riposo ai tempi della trebbiatura, col disné ‘d bate ‘r gran, con i grilli che si sfiatavano nelle aie e le marce sotto la luna per raggiungere la balera più vicina.

soundtrack (e godetevelo):