in the cut

cesoie-per-potatura_5071072Ieri mattina ho passato l’esame.

È stata dura e sono pure andata un po’ nel pallone, ma ce l’ho fatta: ho la mia personale licenza di uccidere (e mi piace chiamarla così perché si uccide anche colpendo al cuore e così io voglio fare, con il mio cibo).
Dopo la bicchierata con i miei compagni di classe – tutti promossi, gente davvero in gamba – sono scappata in collina, nella Vecchia Casa, abbandonata e in vendita ma di cui ho ancora le chiavi. C’era il sole e io avevo bisogno di stare un po’ da sola.

Il giardino era ancora lì, bello e maltenuto come sempre. Ho staccato il ferro di cavallo arrugginito appeso da mio padre tanti anni fa in terrazza, vicino alla porta della cucina, e me lo sono cacciato nella borsa. Ho fatto incetta di vasi di terracotta, ormai pieni solo di terra secca e di piante morte.
Poi, con calma, sono tornata a casa e mi sono messa sul balcone a trapiantare le aromatiche nei nuovi vasi. Ho anche piantato quattro talee di pittosforo: chissàmai, in un futuro, io possa avere sotto gli occhi i piccoli fiori bianchi e profumati sotto ai quali ho giocato, per ore, da bambina.

E intanto che lavoravo di paletta e di cesoie, pensavo.
Ma com’è che ci si possa portare addosso per sempre, nonostante tutto e comunque vada, l’impronta famigliare secondo la quale tu non sei in grado? Com’è possibile che, la stessa persona che venti ore fa ti ha detto non farti prendere dalla nostra solita sensazione di essere inadeguate poi ti raccomandi di trovarti un posto da dipendente?

Io il mio sogno ce l’ho. Magari è timido, come me, ma è forte.
Sono da sola e ci vuole tanto coraggio per realizzarlo. Non devo (e tantomeno voglio) dimostrare niente a nessuno, e anche se la storia di questa famiglia vorrebbe così, io ci provo. Ho deciso.

Perché questa fune che mi tiene, la devo tagliare. Per volare, finalmente. Oltre il giardino.

soundtrack:

(la paura del portiere) prima del calcio di rigore 2

prendereappuntiPulisco il lavabo del bagno.
Guardo un pezzo di In the Cut, ché c’è Mark Ruffalo che è così bello che non mi fa pensare.
Vado a buttare la pattumiera.

Se il dipendente a tempo indeterminato vuole dimettersi deve dare il preavviso al titolare?

Ri-pulisco il lavabo del bagno.
Vado a fare la spesa al minimarket.
Svuoto la lavastoviglie.

La normativa sulla sicurezza riguarda solo il lavoratore dipendente?

Fumo una sigaretta.
Comincio a preparare il pranzo.
Guardo la posta.

Il documento di trasporto dev’essere emesso almeno in duplice copia?

Ritiro il bucato.
Fumo un’altra sigaretta.
Domani mattina non sentirò la sveglia.

In quanti versamenti si paga l’IRAP?

Sbaglierò indirizzo.
Arriverò in ritardo.
Dimenticherò a casa la carta d’identità.

Dopo quanti giorni l’uovo non è più extra?

La carta d’identità risulterà scaduta.
Non avrò con me la penna nera.
All’orale andrò nel pallone.

Come cinque anni fa a quest’epoca, ho di nuovo paura.
Domani mattina alle nove vado finalmente a prendermi la licenza di uccidere 😉

Pensatemi.

soundtrack:

questo piccolo grande amore

cuore_frecciaOggi che è San Valentino lo posso dire.

Nella mia ormai (quasi) lunga vita ne ho viste di tutti i colori: uomini che mi hanno profondamente delusa, che mi hanno fatto male, che mi hanno abbandonata. Amici che mi hanno tradita, figli che mi hanno fatto girare le palle, principali stronzi, possibili soci in affari che mi hanno paccata. Vicini di casa squilibrati, parrucchieri che mi hanno conciato la testa da picchiarli, automobili che mi hanno lasciata a piedi, frigoriferi che facevano pipì sul pavimento.

Insomma, a cinquantadue anni posso ben dire di non avere alcuna certezza.

A parte lei. La mia Bosch SMS7082 è sempre lì che mi aspetta. Bella, quadrata, tedesca, tranquilla.
Stiamo insieme da vent’anni.
Ha sopportato otto traslochi e, ancora prima, un anno in cantina (quando me l’hanno regalata non sapevo dove altro metterla).
Ogni sera, senza banfare, fa il suo dovere.
Le basta che spazzoli un po’ le stoviglie, le cacci dentro il sale (ogni tanto, anche quello da cucina) e il brillantante (sempre del discount) quando ha fame o sete e le regali due cure di bellezza all’anno. Il filtro lo guardo (se mi ricordo) una volta al mese. Mai cambiato un pezzo.

Unico lusso, un buon detersivo. E stop.
Per essere così agée, è pure silenziosa. E rapida: lavora benissimo anche a 40 gradi, ci mette solo 30 minuti.
Nell’ultima casa è stata male, poverina. C’erano dei cali continui di tensione e lei qualche volta andava in loop: toccava a me spegnerla forzosamente. Ma qui, si è subito ripresa.

Se la programmo a 60, oltre a lavare lo sporco impossibile, sa anche cucinare: ha preparato dei filetti alla senape e degli zucchini trifolati da urlo.
E non si è mai lamentata, nemmeno quando l’ho caricata peggio di un somaro, dopo una festa.
Certe volte io non ce la faccio più e vado in panico. Lei, mai.

Io, con la mia lavastoviglie ci parlo, anche.
La amo davvero e, se potessi, me la porterei anche al cinema.
Perché se lo merita.

soundtrack:

io sono con voi

habemus-papam 1Non sono minimamente qualificata per dare un giudizio sulle dimissioni del Papa e, del resto, Ratzie non mi era nemmeno troppo simpatico, però ci sono rimasta male.

Anche se mi aveva fatto più tenerezza Michel Piccoli, il pontefice fuggiasco di Nanni Moretti.
Lui, in Città del Vaticano, non ci sarebbe rimasto manco dipinto.

Ecco, se proprio devo esprimermi, preferisco Giovanni Paolo II che aveva deciso di fare della propria sofferenza un gesto di apostolato.
Come dire: io (qualunque cosa succeda, e mi succeda) sono con voi.

mannagia alla miseria

DSCF3120Ce ne siamo sopportati diciannove (o forse ancor di più, ho perso il conto).

Per tre ore e mezza la casa del 400 ha sobbalzato, i vetri hanno tremato e vibrato ai bassi sparati a più di 150 decibel dalle casse montate sui carri gremiti di bambini col moccio al naso e di adulti che si dondolavano come orsi da fiera, Spago è impazzito di paura, probabilmente le mie viole del pensiero sono appassite.
Per tre ore e mezza abbiamo assistito, obtorto collo (non c’era nemmeno modo di scappare di casa, l’isolato era totalmente presidiato) a tutta la volgarità (vedi foto), la miseria e la profonda disperazione che un popolo deprivato di lavoro, futuro, speranze e dignità potesse esprimere in un sol colpo.

Non so quanto l’amministrazione comunale abbia speso (e guadagnato) nell’organizzazione di un tale scempio visivo e sonoro, la stessa amministrazione che a capodanno (per essere alla moda) vieta i petardi causa inquinamento acustico. Non lo so e non mi interessa. Però sono triste.

Ora è finito tutto. Resta il viavai a vuoto (e un po’ sbandato) delle famigliole rincoglionite dal rumore in una bellissima via, di un bellissimo centro storico medievale, insozzata da quintali di coriandoli sporchi.

E io ho acceso lo stereo, ho aperto le finestre, ho girato le mie (piccole) casse verso la strada e ho messo su il Gloria di Vivaldi, nella sontuosa edizione dell’Academy of St. Martin-in-the-fields con il coro del King’s College di Cambridge.

Al massimo volume 🙂

Aggiornamento: pare che il carnevale sia costato più di trentamila euro, due anni di stipendio di un impiegato. Non ho parole.

soundtrack: