soul kitchen (ovvero le cronache del posto)

tanicaRingrazio la “civile” città di Chieri, nella persona di chi si è divertito così tanto (naturalmente ho dei fondati sospetti ma sono una persona, io sì, civile e li tengo per me) del benvenuto che mi ha tributato durante la mia prima settimana di lavoro.

Ovvero una bella doccia di benzina alle piante del mio piccolo dehor. Che, naturalmente, sono appassite e morte.
Tra le altre, una magnifica rosa a portamento antico rampicante e un melograno nano (che avrebbe dovuto portare fortuna).

Non mi spiace per i soldi (oltre tutto, mi erano state regalate) quanto per le povere piante, che non ne possono niente. È sempre triste vederle agonizzare. È sempre triste rendersi conto che esiste gente piccola, profondamente cattiva. E anche stupida.

soundtrack:

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per amore, solo per amore

Ho sempre trovato umiliante obbligare qualcuno ad aiutarmi. L’aiuto, secondo me, si dà con il cuore: a domanda si risponde sì o no, tutto qui.

A maggior ragione, questo ragionamento vale per i figli. I miei genitori non mi hanno mai puntato una pistola alla testa, per farsi aiutare da me. Anzi, ero io, fin da piccola, a prevenire i loro bisogni. Naturalmente, senza che nessuno mi obbligasse. Ed era una gioia.

È la regola dell’amore: se vuoi bene a qualcuno, fai di tutto perché sia felice.

Ho cercato di dare un buon esempio ai miei figli, gli ho fatto vedere una donna anche fragile ma determinata, anche ferita ma che si rimette in piedi dopo ogni caduta, una che cerca di essere coerente con sé stessa per potersi guardare allo specchio ogni sera prima di andare a dormire, una onesta e leale, una che non molla mai.

Si vede che l’esempio non conta più. E mi dispiace sentire chi dice che è colpa mia, se se ne fregano. È colpa mia perché non ho mai preteso, non ho mai obbligato. Ripeto, l’aiuto si dà con il cuore, non esistono obblighi, ne sono profondamente convinta.

Resta il fatto che, se continueranno così, se e quando verrà il momento, per loro, di pretendere una fetta delle mie fatiche, li manderò (con tutto il bene che gli voglio) bellamente affanculo.

E guai a chi dirà (o solamente penserà) che sono una stronza.

nani a canestro

tuffo-pinguinoHoplà, ecco fatto il salto (l’ennesimo) nel vuoto.

E non conta vomitare tutte le mattine (sono timidissima e il pensiero di dovermi rapportare con estranei mi terrorizza), fare le cose sotto pressione, spaventarmi perché si aggiungono a cena quattro in più, la cassa che fa le bizze, tornare tutte le sere a casa alle due (dopo due ore di pulizie e sanificazione della cucina) ma anche dopo, non ricordarmi dove ho messo il lievito o le forbici proprio quando mi servono, fare il tragitto da sola verso casa con il cuore in gola e l’incassso nascosto nel reggipetto, la zanzariera strappata dalla finestra, appallottolata e gettata davanti alla porta, la bolletta della luce (mostruosa) che devo far rateizzare.

È la ristorazione, bellezza 🙂

Conta (e molto) invece, il pensiero di tutti queli che stanno facendo il tifo per me, la squadra di amici che mi ha fatto le pulizie prima dell’inaugurazione, la Stellina che ha guidato fin da Genova, la task force che è venuta apposta da Milano, la sorpresa di sabato sera a cena  che mi ha fatto pensare di essere davvero una persona degna d’affetto, il gatto Spago che mi fa le feste quando a notte tarda mi affloscio sul sofà, il mio cugino preferito che è venuto a mangiare i miei tajarìn col ragù, ascoltare, mentre corro fuori e dentro la cucina e servo in tavola, Bill Evans in sottofondo, le risate dei clienti (ma li definirei più invitati), il rumore delle posate e pensare che è l’atmosfera perfetta, esattamente quella che avrei voluto nel Posto, avere ancora la forza di emozionarmi (e perché no, di commuovermi) quando ascolto Paolo Conte mentre passo il mop in cucina, appena prima di chiudere.

E credere che forse, se resisto fisicamente, (nel mio piccolo) ho fatto la scelta giusta. Per ora sono nana, ma crescerò 😉

soundtrack:

la paura del portiere prima del calcio di rigore (again)

Avrei dovuto piangere sabato scorso, all’inaugurazione del Posto.
Invece è andato tutto bene, c’erano i miei amici. Io ero solamente nel pallone, come una che fa la prima comunione o come una sposa.

Piango adesso e non riesco a fermarmi, ché dopodomani si apre davvero e non è un gioco.

Domenica mi sono svegliata con la febbre e a forza di actigrip ho tirato la setttimana, sono stanca e ho paura. Non so a chi dirlo tranne qui.
È bastato un brutto sms e sono crollata. Bella cagasotto, non c’è che dire.