ti amo in tutte le lingue del mondo

Terra Madre è veramente il cuore del Salone del Gusto di Torino: vedere due finlandesi in costume da lappone sbafarsi il risotto al pesto di mare di Cesenatico (nella sezione dedicata allo street food) è uno spettacolo che non ha prezzo. Purtroppo non avevo la macchina fotografica.

Per fortuna, per la prima volta, quest’anno Terra Madre è visitabile da chiunque (e, a chiunque, fa capire che tutti i popoli della terra possono fare pace usando come tramite il buon cibo), per fortuna la Collega Giovane e Tosta e il Guru mi hanno fatto un bel regalo di addio. Il biglietto, appunto.

Uno sbattone perché, in questi giorni, sono ancora a Milano e di trasloco (e dopo un po’ le ginocchia gridavano vendetta) ma ne è valsa la pena.

Il settore regionale italiano molto interessante, come sempre, anche se (forse complice la crisi) gli espositori mi sono sembrati un po’ troppo insistenti. Non so, mi pareva di essere in un centro commerciale ma comunque ho fatto mie due buste di erbe sarde 🙂

E Terra Madre… ooooohhh.
Un vero Paese dei Balocchi, anche gli stand africani: poveri ma coloratissimi.
E lì, mi sono impossessata di uno strepitoso aceto al lampone (valdelmaviinietikka) finlandese bio e organic e di un chimichurri de algas -avevate qualche dubbio? ;-)- di un’azienda bio galiziana.

Ho pranzato con aringhe marinate (in vari modi) norvegesi e pasteggiato a birra bio e organic scozzese. Certo, mangiare da soli non è come farlo in compagnia (Estrellita, mi sei mancata!) ma quant’è bello declinare in mille lingue l’espressione ti amo?

soundtrack:

on the road

E così, assisto all’ennesimo ribaltone della mia vita.

Che, per ora, è tutto bello e ha la forma delle chiese barocche del centro storico, l’odore delle panetterie che sfornano i rubatà e le paste di meliga a ciclo continuo, il colore del cielo blu che dove abitavo si vedeva solo d’estate, il rumore delle voci basse negli antichi caffè, i tempi lenti della gente che attraversa la strada mai di corsa e che guida piano.

Sono in provincia, in un posto che ho lasciato e che ritrovo cambiato e più vivo, sempre con quell’aria pigra di vacanza ma ora pronto a ingranare la quarta, proprio come me.
Sono di nuovo nella Terra di Mezzo e, stranamente, per nulla spaventata.

Nei prossimi sei mesi ho messo in conto qualche scivolone, forse un capitombolo e diverse facciate.

Ma avrò le chiese barocche del centro, l’odore dei rubatà, le strade che conosco e persone che fanno il tifo per me.

E, questa volta, mi ribalterò con grazia (e senza farmi troppo male). Lo so 🙂

soundtrack:

cuore di tenebra

Caro P.,

sei tanto carino e fai tenerezza, così magro e timido e un po’ curvo e anche un po’ sgangherato come un personaggio di un film in bianco e nero di Jim Jarmusch.
E sei anche bello, con quegli occhi chiari chiari e il tuo impegno politico che non ti molla mai e i tuoi gusti musicali così rari e sopraffini che mi ci perderei dentro e le foto che scatti, che ci passerei le ore a guardarle.

Anche la tua dolcezza mi piace e mi lusinga, quando mi afferri (ma piano) il gomito e mi fai girare verso di te e mi parli sottovoce vicinovicino e io abbasso gli occhi e arrossisco perché sì, non son più di primo pelo però per certe cose è come se avessi quindici anni (quindici anni dei miei tempi, mica di adesso).

Ma volevo dirti che mi dispiace tanto, io ho detto addio già un bel po’ di anni fa.
Non so perché. Forse troppo dolore, forse non son capace, forse non sono stata fortunata.
Ho detto addio e son contenta così, davvero. Non sono morta, anzi.
Solo che tutto l’amore e la passione che ho li metto in altre persone e in altre cose. Cose e persone che so che non possono (quasi mai) farmi male. Pensa pure che sono vigliacca, non me ne importa.

E poi sto per partire e me ne vado lontano lontano, più con la testa che con il corpo.
Parto e vado a fare delle cose difficili. Ci dovrò mettere dentro tutte le mie forze e il mio coraggio e non c’è posto per te né per nessun altro che voglia il mio cuore.

Magari non è giusto. Credimi, ti voglio bene, P.
Non so se ti basta, è tutto quello che posso fare.

Augurami buona fortuna, piuttosto. Ché ne ho bisogno 🙂

soundtrack: