il lungo addio 5

enzojannacci_1Per me Vincenzo Jannacci, detto Enzo, è stato molte estati della mia infanzia.

È stato Vengo anch’io. No tu no dalla radiolina rivestita di similpelle grigia della mia nonna, mentre giocavo a fare la cuoca con la pastina vecchia, a sette anni, nella cucina soleggiata di via Colli. Era una canzone che mi faceva ridere ma anche un po’ rabbia, perché già a quell’età anch’io mi sentivo in qualche modo tagliata fuori dagli altri.

È stato Giovanni telegrafista sparata dagli altoparlanti delle spiagge di Milano Marittima, forse di anni ne avevo otto, mentre spiavo il cielo in cerca di un aeroplanino che sganciasse le Mucche Caroline gonfiabili e quella voce senza fiato che ripeteva bipipbipipbipipbipibip mi ipnotizzava anche se allora non avevo capito nulla del testo.

È stato Mexico e nuvole, credo me l’avesse fatta ascoltare il mio mitico cugino, quando Milano a settembre mi sembrava una città magica e bellissima.

È stato Vincenzina e la fabbrica, di anni ormai ne avevo quindici, ero diventata romantica e quella canzone mi faceva venire il groppo in gola.

È stato anche un fantastico film di Marco Ferreri, L’udienza, in cui recitava (da dio) la parte di uno che vuole a tutti i costi parlare col papa (per dirgli un segreto) ma non ci riesce.

È stato un signore, nostro vicino di ombrellone per qualche giorno in Liguria, col naso bruciato dal sole e gli occhiali scuri che io (tredicenne) pensavo, essendo Jannacci, sarebbe stato sempre lì a farsi delle gran risate, invece non sorrideva mai.

Mio padre diceva che, da un medico che fa anche il cantante, non si sarebbe fatto toccare nemmeno con un bastoncino.
Ma mio padre non fa testo, non aveva sensibilità musicale.

A me, invece, quella sua voce straziata e straziante piaceva un sacco.
Ciao, Enzo. Sapessi che voglia di piangere ho

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noi siamo infinito

Noi-Siamo-Infinito-filmIl fragile Charlie domanda al suo professore di Letteratura: come mai molte persone carine finiscono sempre con le persone sbagliate?

Il professore risponde: accettiamo l’amore che pensiamo di meritare.

Questa verità è sorprendente e non è l’unica cosa notevole di Noi siamo infinito, il film tratto dal romanzo Ragazzo da parete di Stephen Chbosky, che è anche il regista. Un film travestito da commediafacileperadolescenti, ma pieno (invece) di profondità e di dolore incommensurabile.
Terrore, frustrazione, solitudine, sofferenza da ferite profonde, senso di inadeguatezza, confusione.
Sono sentimenti ben presenti e nascosti quotidianamente e accuratamente sotto una spessa patina di esibizionismo, violenza verbale, finta allegria.
E non solo negli adolescenti.

Questo film è bellissimo, pieno di tenerezza e di poesia senza essere né mieloso né retorico, recitato da un cast di giovani attori pazzeschi: l’indifeso Logan Lerman che sente il dolore degli altri (da innamorarcisi, a qualsiasi età), lo strepitoso, delizioso Ezra Miller (quanto talento), la disperata e coraggiosa Emma Watson (dai tempi di Hermione Jean Granger, è veramente cresciuta). Tre ragazzi che, ognuno a suo modo, sono tre eroi.
Perché solo con le loro forze e con scarsi punti di riferimento (è così, anche nella realtà) si fanno carico di un bagaglio pesante e se lo portano dietro con apparente leggerezza. Combattono le loro guerre e non si sa se ne usciranno vittoriosi, ma fanno del loro meglio per riuscirci.

Era pieno di ragazzini stasera, al cinema. Hanno smesso presto di fare casino e, alla fine, è partito l’applauso. Da loro, mica da noi vecchioni.
Sono le loro verità, quelle di Noi siamo infinito, e sono due:

accettiamo l’amore che pensiamo di meritare
non possiamo scegliere da dove veniamo, ma possiamo scegliere dove andare.

Ce ne fossero, di film (per adolescenti) così.

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great expectations

radishDopo sei mesi di perfetta felicità (per carità, che non se ne vada) e un grosso, scampato pericolo (bravi, era il famoso gatto nel sacco. chissà perché, il mondo è pieno di Lupi Cattivi ed è da me che vengono ma, per fortuna, ho da tempo smesso di essere Cappuccetto Rosso) è finalmente venuto il momento di muovermi.

Piano piano eh? ma lo faccio.

Ho (forse) trovato Il Posto, ho cominciato a fare le code di ore (ma mi porto dietro da ricamare, che vi credete?) nelle sale d’aspetto degli uffici pubblici armata solo del mio diploma di Licenza di Uccidere fresco di stampa, di coraggio e di una piantina alquanto approssimativa che racchiude il mio sogno.
Forse pretendo troppo, ma è quello che voglio.
La strada sarà lunga e dura: ci vuole fortuna (speriamo), buona volontà (di quella ne ho da vendere) e soldi (non ho un picco) ma ormai l’ho già imboccata.

Alla sera faccio cuscini a piccolo punto con gatti di tutti i colori perché andranno a finire sul sofà del Posto.
Di notte sogno le verdure dei contadini di Pecetto (che saranno i miei fornitori), ultimamente soprattutto ravanelli.
Quelli dolci e croccantini, da mangiare con il burro di fattoria ammorbidito e con il sale, come fanno i francesi.

Sarà buon segno?

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come una donna

l43-donne-lavoro-occupazione-130122111302_bigAl di là delle Feste Comandate, della retorica e delle mimose che sono bellissime ma costano care e appassiscono subito, auguri, auguri, auguri a tutte quelle che passano di qui.

Auguri a noi, che (ognuna a suo modo) siamo davvero bellissime, dentro e fuori (e peccato per chi non ci vede), che siamo quelle più forti in un Paese che sta andando a scatafascio, che abbiamo ancora voglia di sognare (e non solo di uomini, per fortuna!), che sbagliamo un sacco e prendiamo delle facciate pazzesche ma poi ci rialziamo ogni volta con dignità regale, che prendiamo in mano la nostra vita a dispetto di tutto e di tutti, che ci facciamo un culo così e ci sembra normale, che siamo fragili e tenere ma ci costruiamo un’armatura scintillante, che non ci ammazza nessuno.

A tutte le donne, un abbraccio fortissimo.
E non solo oggi.

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django unchained

django unchained int trailerQuando sto per andare al cinema a vedere un capolavoro, che sarà un capolavoro lo so dal fatto che mi scappa la pipì ancora prima di entrare in sala.

Così è stato per l’ultimo, epico film di Quentin Tarantino (visto due volte), sul quale non ho molto da dire per non rischiare di sembrare un’invasata.
Al contrario di lui, non amo i film western (tantomeno gli spaghetti western) ma amo, anzi adoro lui, Quentin.
Insomma, lo lovvo. A prescindere. E basta.

Quindi, come non essere emozionata (la pipì, appunto) già tre ore prima e, di conseguenza, come non precipitarmi, trepida come una sposa, all’appuntamento?
E (anche se già lo sapevo) come non rimanere incantata dal ritmo, dai movimenti di macchina, dalle citazioni, dalla mostruosa bravura del supercast (su tutti il sublime Christoph Waltz), dalla figaggine infinita di Jamie Foxx (uno stacco di coscia da far tremare i polsi), dalla scena esilarante della scorribanda del Ku Klux Klan e da tutto quel sangue. Tutto quel sangue che si può permettere solo lui, l’unico regista al mondo che sa metterlo in scena in modo assolutamente ironico.

Tarantino è un ragazzino politically incorrect, maleducato e saccente, un’idrovora di immagini, uno che non si è mai stancato di guardare e, tutto quello che ha guardato se l’è tenuto lì, nella mente e nel cuore. Uno pazzo per il cinema, come Truffaut. Si vede da come fa i film, che son così lunghi perché è pure logorroico e non sa come farci stare tutto.

Django Unchained è la summa (e non solo un remake) di tutti i western (fumetti compresi) che ha visto e ha amato, fin da quand’era piccolo. Al punto di entrarci anche lui, nella parte del cattivone stupido che salta sulla dinamite.

E non si può raccontare, bisogna andarlo a vedere.

soundtrack (e che soundtrack!):

senilità 2 (chissà…)

149708581Ma che bello, che bellissimochebello, poter finalmente pensare: evvai, oggi è sabato, stasera non ho impegni, sono le sei e la spesa è fatta e mi son portata via anche una canottierina rosa tenero con i pizzetti – da mettere sotto una camicetta trasparente quando arriverà la primavera – ad un prezzo ridicolo e ho rinvasato la lavanda che già profuma di buono e sono andata al mercato in bicicletta a comprare l’insalatina dei contadini e adesso mi metto le calzettone antiscivolo e nessuno più mi schioda di casa, e accendo lo stereo e in sottofondo si sente la gente che passeggia giù nel corso e mi stravacco sul sofà a correggere un po’ di bozze e poi stasera mi sparo un paio di bei filmoni e intanto stiro una valanga di panni.

Ed essere felice. Felice.

soundtrack: