lezioni di tango 8

Io prego, ma a modo mio.
Cioè, di solito, non recito preghiere.
Il mio modo di pregare è più un dialogo, oppure una sensazione di "stare in contatto" con Qualcuno.
Quando mi sento così, quando mi sento questo Qualcuno vicino, proprio vicino fisicamente, allora probabilmente sto pregando.
Mi capita sempre quando sono in un momento di felicità. E in questo, sono molto poco spirituale 🙂
Per esempio succede se sono a tavola con i kids e facciamo il gioco delle citazioni da film e ridiamo tutti e tre, e loro non litigano.
O se mi abbraccia qualcuno che mi piace.
Se sono ad una bella festa con i miei amici più cari.
Se mi riesce bene qualcosa, soprattutto se è una cosa da mangiare.
Se ascolto una musica che mi fa venire la pelle d’oca, oppure guardo un film che mi stupisce.
Se sto facendo l’amore con qualcuno a cui voglio anche bene.
Se riesco a muovermi tranquilla e per conto mio in una città che non conosco.

Invece, se sono troppo triste o spaventata, se sto provando un grande dolore non riesco a pregare.
Credo che sia perché preferisco non chiedere. Mi piace molto di più ringraziare.

Ho fatto due ore di lezione, stasera.
Ho imparato l’ocho cortado e la base cruzada, ho perfezionato l’ocho avanti: mi sono proprio divertita.
Alla fine mi facevano male i piedi e questo mi è piaciuto tanto, perché mi sono sentita un po’ più tanguera.
Tornando a casa, in corsa nel buio della tangenziale, non ero sola.
Avevo le gambe indolenzite, e una bella sensazione di stanchezza in tutto il corpo.
Mi sentivo "in contatto". Ero felice.

soundtrack: Waiting for you, Ben Harper

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cortesie per gli ospiti

Un martedì qualsiasi.
Oggi.

Dialogo 1
ore 10,00

io: buongiorno.
operatore Telecom [voce da ominide, naturalmente nessun codice identificativo]:
‘giorno.
io: per cortesia, vorrei avere un chiarimento sulla mia ultima bolletta.
operatore: beh, non sa leggere?
io:
operatore: è il suo canone, che c’è da spiegare?
io: veramente ci sarebbero 30 euro in più… io per internet avrei un contratto flat con un’altra compagnia…
operatore: chi usa internet a casa sua?
io: beh, io…
operatore: e allora paga, no?
io: ma scusi, vorrei sapere perché nella bolletta precedente questa spesa non figurav…
operatore: nel bimestre precedente non si era collegata (?), in questo lo ha fatto per 50 ore (?).
io: per piacere, mi lascia parlare? io mi collego ogni giorno per più o meno lo stesso numero di ore, e visito quasi sempre gli stessi s…
operatore: ma non capisce l’italiano?
io: è che lei non mi ha spieg…
operatore: ma vada a cagare!

clonc.

Ora: lo so che gli operatori dei call centers sono sfruttati, maltrattati, precari e malpagati.
Lo so che io non ci capisco niente.
Lo so che è normale essere vessati dalla Telecom.
Però io non so se mi abituerò mai a farmi mandare a cagare alle 10 del mattino.

E c’è per caso qualcuno, qua intorno, che mi sappia spiegare perché devo pagare sti benedetti 30 euro in più?

Dialogo 2
ore 19,30
palestra di basket

Entro con Pietro reduce da due ore di rugby. Praticamente, una statua di fango.
Zolle sotto la suola delle scarpe.
L’allenamento di Pietro finisce alle 18,30. Quello della Cami comincia alle 19,00.
Ergo, non ho tempo di riportarlo a casa.
Due mammine sedute sulle gradinate. Ci sediamo anche noi.

mamma X: … e così mi devo fare l’esame alle ovaie.
mamma Y: ma cavolo, com’è conciato?
io: sai, il rugby…
mamma X: ma non ce l’hai un cambio?
io [con voce tremula]: ce lo siamo dimenticato a casa…
mamma X e mamma Y: … [bocca serrata a cul di gallina]

Ritorno a casa
ore 20,30
macchina

Sono stanca morta.
È stata una dura giornata.
Cade quella pioggerellina stronza che fa l’aerosol sul parabrezza e quando ti trovi dei fari davanti non ci vedi più un cazzo, però non puoi usare i tergicristalli perché stridono sul vetro.
I kids litigano per un’ ipotetica cena al Mc Donald’s.
Alzano la voce, cominciano a picchiarsi.
Metto l’autoradio a manetta. Janis Joplin ruggisce Try (Just a Little Bit Harder).

Mi scappa la pipì. Ora che ci penso, avrei anche voglia di fare sesso, più tardi.
Dietro, la banda bassotti se le sta dando di santa ragione.
Sento gomiti e ginocchia attraverso lo schienale del sedile.
Tra cinque minuti siamo arrivati.

p.s.
stasera mi sono affittata A history of violence di Cronenberg. Per stirare. Con Wiggo 🙂

soundtrack: If I had a boat, Lyle Lowett

i misteri della giungla nera

Curiosando in un mio referrer, ho scoperto di essere stata infilata qui.
Ci sono addirittura tre miei post!

E la cosa più buffa, è che fino a stasera facevo parte della lista «contenuti più visti di oggi».
Naturalmente, dopo Fighe belle – tutto PORNO GRATIS,  PORNO ITALIA e pagine web!, Videopornazzi.com , e video Hard – Video Porno e Video fotos mature gratis donne mature supermodels…

Boh, misteri del web 😀

soundtrack: Bangle in the jungle, Jethro Tull

il pranzo di babette

Ormai il Natale, per vari motivi (anche dolorosi), mi dà la depressione.
Guardo le vetrine tutte imbardate con fastidio, le famigliole che già adesso si fiondano nei centri commerciali con disgusto, le luci della mia città con tristezza.
Pensare che, una volta, mi piaceva così tanto.
Lo aspettavo, era la mia festa preferita.

Ogni anno accetto di sottostare ai sacri riti dell’albero, del presepe, della vigilia con la "famiglia" (ex capofamiglia compreso) per amor dei kids.
Ma è come se chiudessi gli occhi e mi facessi piccina piccina, in attesa che l’onda passi sopra di me. E se ne vada, il più lontano possibile.
Fondamentalmente, credo che sia il rimpianto per qualcosa che non ho più, e che probabilente non riavrò mai.
Tant’è, per fortuna finisce.

Però c’è una cosa bella.
È la cena di Natale dei miei amici.
Non vorrei sbagliare, ma credo che siano ventun’anni che la organizzo, ogni anno.
Sempre con le stesse persone.
Magari non ci vediamo quasi più, ci sentiamo solo qualche volta al telefono, o con qualche e-mail.
Eppure, ogni anno, tutti se la aspettano. Sanno che prima o poi arriverà l’invito.
Ogni anno comincio a pensarci un mese prima, cerco una data che faccia piacere a tutti: non è facile, siamo circa dodici, noi dello zoccolo duro.
Penso al menù, che dev’essere speciale. Nessuno deve portare alcunchè, loro lo sanno.
La cena è il mio regalo per i miei amici. Dopo i figli, la cosa più preziosa che ho.
La tavola è sempre bellissima, con una tovaglia stranissima, fatta di carta da regalo e candeline.
È il momento in cui mi sento forte e potente, perché riesco a radunarli tutti, così possiamo raccontarci cos’abbiamo fatto durante l’anno, anche dirci le cose tristi. E non importa se poi ci sparpagliamo lontano, e le cose di tutti i giorni ci trascinano via.
Insieme alla pappa buona, qualcosa ci resta nella pancia. Una traccia di calore, una sensazione di "essere voluti bene".

Questa cena ha resistito a traslochi, abbandoni, disperazioni, malattie, lutti, litigi, musi di mesi, incomprensioni, cambiamenti di partner, nascite, espatrii.
È un piccolo miracolo di Natale.
E quando, ogni anno, telefono ai miei amici per dire: ehi, anche quest’anno vi tocca, e loro sono felici di sentirselo dire, ecco, io penso che ancora un altro Natale, lo posso sopportare.

soundtrack: River, Joni Mitchell

marie antoinette

Ohi ohi.

Non so dire se questo film è bello o brutto. O solo così così.
È che mi ha fatto un certo effetto.
Intanto, accoppiare Kings Of The Wild Frontier di Adam & The Ants all’unica scena di sesso esplicito e per di più con un amante (Baz Luhrmann docet), a quelle della mia età fa frullare qualcosa nella pancia.
E chi di noi non ha conosciuto lo struggimento nel guardare, da un letto sfatto, il tipo di turno che dopo l’amore si riveste e di lì a poco svanirà nel nulla?
Poi, tutta quella gestualità americano-adolescenziale alle feste, quando arriva l’amica del cuore e finalmente si possono fare i pettegolezzi, con relativo, ossessivo abboffamento di dolci.
Ci mancava solo la canna.
E la corsa per gettarsi finalmente sul letto a pensare al fidanzato segreto, con in sottofondo i Bow Wow Wow. Insomma, ci manca solo che si infili gli auricolari dell’iPod.
Eppure, in qualche modo, ne sono rimasta incantata.
Eppure, davanti alla scena di loro due che cercano di cenare col popolo che ruggisce di fuori, mi è venuto da piangere.
Perché è vero che erano troppo giovani.
Perché, probabilmente, non ne potevano niente.
Perché erano veramente soli, anche se erano costretti a partorire in una stanza piena di gente.

Che altro dire… i costumi sono strepitosi (Milena Canonero, of course), e Dunst è l’unica donna che può sembrare realmente una quattordicenne e una trentenne nello stesso film, senza bisogno di trucco, con in più una fantastica fossetta sulla guancia sinistra.

Dopo, sono uscita sulla piazza, l’iPod (sì, ce l’ho anch’io…) mi sparava nelle orecchie Save a prayer, camminando guardavo la Gran Madre tutta viola, il Monte dei Cappuccini tutto blu.
Era notte, la piazza era grande.
E ho pensato che questo film mi ha fatto effetto perché lo so cosa vuol dire sentirsi sperduti in questo modo.
Perché, per certe, cose non sono molto diversa dall’adolescente Marie Antoinette.
In fondo, io sono ancora così.

soundtrack: quella del film, è bellissima.

tristana

C’ho un momentino di scazzo.
Capita.
Quindi questo sarà un post leggermente logorroico e molto lamentoso.
Fatto di domande, non tutte sensate.

Perché devo sempre fare le stesse cose tutti i santi giorni?
Perché fa buio alle cinque del pomeriggio, così divento triste?
Perché il frigorifero continua a fabbricare un muro di ghiaccio nel reparto surgelati, quando me l’hanno venduto come no-frost?
Perché, per fare un lavoro di responsabilità, sono pagata poco più di un cazzo, e in più sono precaria?
Perché i filtrini dei rubinetti si intasano sempre di calcare?
Perché la camera dei kids è in uno stato pietoso dieci minuti dopo che ho finito di metterla in ordine?
Perché mi ritrovo sempre chinata sulla lavastoviglie, per riempirla o per svuotarla?
Perché, con tutti quelli che sono usciti con l’indulto, io posso andare al cinema solo due volte al mese causa segregazione?
Perché, dopo il brushing, se non devo vedere nessuno i capelli vengono una meraviglia, poi quando voglio essere in tiro sembrano leccati da una vacca?
Perché la Guardia di Finanza vuole controllare il mio unico del 2004 che di imponibile fa 7000 euri?
Perché non riesco a smaltire mai la montagna di roba da stirare?
Perché aspetto sempre il mio weekend libero, e quando arriva mi prende il panico?
Perché, quando ho voglia di coccole (ma basterebbe anche un patpat), non c’è mai nessuno a tiro?
Perché la Telecom mi ha rifilato il numero telefonico di un’azienda?
Perché al ritorno dal lavoro trovo piatti dappertutto (anche sul sofà), e decine di coltelli impregnati di nutella seminati per tutta la cucina?
Perché non riesco ad andare a dormire prima delle tre del mattino, così ho sempre la faccia stropicciata?
Perché è così difficile organizzare una cena tra amici (sono sempre tutti stanchi)?
Perché sono sempre stanca?
Perché devo lavorare con una che non parla mai e non sorride mai?
Perché sono destinata a sbudgettare ogni mese?
Perché per la maggior parte del tempo non coincide niente?
Perché mi sta andando via la voglia di cucinare?
Perché i figli mi chiedono di comprare cose per la scuola sempre alla sera, e sono le 19.25?
Perché il loro padre mi tira i bidoni e così mi saltano i finesettimana in cui potrei fare cose fiche che non mi capiteranno per i prossimi due anni?
Perché non so dove sto andando?
Perché ho dovuto dar via il mio cane?
Perché qui non c’è il mare?
Perché sono così poco self-confident?
Perché oggi in mensa ho mangiato le lasagne, e dopo non ho resistito e ho mangiato anche il budino?

Perché stamattina, in un’intervista alla radio, studenti di un liceo di Roma si sono dichiarati contrari alla proposta di eliminare i cellulari in aula? I cellulari a scuola sono indispensabili, affermavano: per rispondere ai messaggini.
E per fare gli scherzi.

soundtrack: I want to break free, Queen