il tesoro sommerso

Certe persone, davvero, sono benedette da Dio.
Perché hanno ricevuto un dono immenso, cioè lo strumento musicale più bello del mondo.

Sono diventata matta a trovarli, ma eccoli qui.

Ragazzi, se volete incantare e deliziare le vostre orecchie, anche se è sera tardi (o mattino presto), anche se siete al lavoro, mettetevi in cuffia, dateci di volume e sparatevi questo:

e poi questo, una versione di quello che ascoltavo in tenda in Corsica, (fatto da T-Bone Walker) quando avevo vent’anni:

Ma se poi volete scoprire un vero tesoro sommerso, se vi volete sciogliere e straziare, se volete veramente piangere (e vibrare), come ho fatto io cinque minuti fa, andate qui.
Ché l’embed non è disponibile 😦

soundtrack 1: God bless the child, David Peaston
soundtrack 2: Stormy monday, Dianne Reeves & David Peaston
soundtrack 3: Can I, David Peaston

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hardball

In aprile Ratzie farà un tour negli USA, dove celebrerà la Messa negli stadi, tra cui lo Yankee Stadium di New York, il tempio mondiale del baseball.

Beh, è già tutto soldout.

E pare che molti abbiano chiesto di fare un salto nel backstage, dopo.

🙂

soundtrack: (c’è, l’inno degli Yankees?)

al di là del bene e del male

Se bevo il succo d’aloe, divento stitica (giuro).

Se prendo quello di mirtilli mi si macchiano i denti.

Se continuo a fumare rischio come minimo un ictus.
Se smetto, divento isterica e ingrasso.

Se vado a dormire alle undici, poi mi sveglio alle tre e non c’è verso di riaddormentarmi.
Se ci vado alle tre, tirerei dritto fino alle dieci del mattino, ma non posso.

Il Mac è inchiodato perché c’ho caricato su troppa roba.
Se butto via un sacco di roba, resta inchiodato lo stesso.

Se faccio finta di niente e cerco di tenere sotto controllo gli attacchi di panico, dicono che me ne frego.

Se mi dispero, invece, dicono che faccio la vittima.

Mah.
Ci dev’essere qualcosa che non funziona.
Solo che non ho capito cos’è.

soundtrack: Vicious, Lou Reed

pirati 2

Ho provveduto ad armare ed equipaggiare la mia nave Il Felino dei Mari a scopo di guerra contro i nemici di Sua Maestà e ho al mio comando una ciurma di ottanta marinai coraggiosi. Ogni uomo ha prestato giuramento, impegnandosi a sanare il mare dalla piaga della pirateria.
Per un caso del destino, la mia nave è pressoché identica a uno dei vascelli pirata più temuti, la nave di Barbanera, chiamata La Vendetta della Regina Anna.
È il genere di vascello cui aspirano molti capitani pirata.
Mi auguro che Il Felino dei Mari si dimostri all’altezza dell’impresa, nel caso in cui dovessimo trovare Arabella Drummond.
Dubito che quell’infame sia disposta a discutere.

(Piratologia)

In barba alla mia indole mite, sottomessa e cacasotto, quando mi capitano certe cose, vorrei essere Arabella Drummond, temibile donna pirata, terrore di tutti i mari.

Infame, ma sul serio.
E, soprattutto, non disposta a discutere.

Tantopiù che mi è esploso un capillare nell’occhio.
La benda mi starebbe a pennello 🙂

soundtrack: Friend or foe, Adam and The Ants

i cento passi

Signora, non sono i freni davanti.
Cioè, quelli davanti hanno le pastiglie consumate.
Sono quelli dietro, quelli a tamburo.

Ah, e pensare che due settimane fa mi hanno sostituito le gomme dietro, e io avevo detto che sentivo qualcosa che non andava nei freni, eppure non mi han detto niente…

Ma cosa crede? I freni a tamburo, per vederli, bisogna smontarli!

Oh, mi scusi, non ci capisco niente.
Allora, me li può sostituire per oggi alle tre e mezzo? Devo fare un lavoro…

Ah, no, glie la posso ridare stasera, e poi fanno duecentocinquantaeuri.

Ma io alle quattro devo andare a prendere a scuola delle bambine, lo faccio per lavoro…
Domani se glie la porto alle otto, me la restituisce alle quattro?

Ma allora la devo rimontare!

Senta, mi dica lei cosa devo fare.
Se non lavoro, non guadagno i soldi per pagarla.

Duecentocinquantaeuri è tutto quello che ho, al momento.
Per vivere, intendo.

Qui intorno è pieno di tortore, che sono più carine (e più pulite dei piccioni).
Viaggiano sempre in coppia, e si fermano a tubare sui rami della betulla di fronte al mio balcone.

Tornando a piedi dal meccanico verso casa, ne ho vista una.
Camminava, perché non poteva volare più.

Qualcosa (o qualcuno, probabilmente un gatto) le aveva strappato le ali.
Chissà che dolore. E poi, non credo avrà molte probabilità di sopravvivenza.

Eppure, quanta dignità in quella camminata.
Stava contro i muri di cinta della mia via, e andava avanti a testa alta.

Mi ha fatto tenerezza.
E anche un po’ di invidia.

soundtrack: Thin line between love and hate, Pretenders

vizio di famiglia

Ho il mac un po’ inchiodato e mi dispiace, perché non riesco a postare le foto che ho scattato al Barcamp.

Però, sì, è stato bello.
Fare un bagno di folla in un bel posto.
Ritrovare persone che mi piacciono.
Ascoltare cose interessanti, come questa, o come l’intervento di Tambu su questo.
Vedere che tanta gente si sposta per condividere pensieri ed emozioni.

Anche se ero un nano tra i giganti, mi sono sentita bene, nella mia famigliona di bloggers.

E ho chiuso in bellezza (e in bontà), con una stella piena di liquore casalingo al cioccolato.
Delizioso.

Alla facciazza della scarsa cultura digitale (personale) che fa dire a qualche strizzacervelli che chi tiene un blog lo fa solo per darsi un’identità.
Altrimenti non esisterebbe.

p.s.
a tutti gli strizzacervelli (o aspiranti tali) che capitano qui: non sentitevi colpevolizzati, piuttosto usate i link e guardatevi il video di porta a porta 🙂

soundtrack: Vorrei incontrarti, Alan Sorrenti