a volte ritornano

La vita è davvero strana.

Sei anni fa ero ad una Girl Geek Dinner a Milano e distribuivano quelle Moleskine piccole e nere dedicate alle città, con la cartina della metro e la piantina urbana fatta bene.
Lipperlì non sapevo cosa farmene. Due anni dopo (e meno male che non butto via niente) quella Moleskine è diventata la mia ancora di salvezza.

Sette anni fa lavoravo per una cooperativa e, tra le altre cose, facevo l’assistente domiciliare.
Le mie “clienti” preferite erano due anziane sorelle zitelle: una ancora bella sveglia, l’altra un po’ giù di testa, piuttosto strambe ma tanto simpatiche.
Tipo, quando volevo farle felici dicevo dai, preparatevi perché oggi pomeriggio vi porto al cimitero.
E loro esultavano, si mettevano in ghingheri, le caricavo sulla Kangoo e passavamo ore e ore tra le tombe a chiacchierare.
Mi piaceva il loro modo di prendere la vita (e anche la morte), un po’ ironico e un po’ infantile.

Ma la cosa che davvero adoravo, era la loro casa.
Un’oasi di pace in pieno centro storico, nel cuore di un palazzo del 400, silenzioso e ombreggiato.
Grandi grandi stanze, sole che filtrava dagli scuri socchiusi, odore di lavanda. Un posto speciale dove d’estate il caldo non si sentiva e, d’inverno, il freddo restava fuori da quei muri spessi mezzo metro.
Stavo bene lì, con quelle due vecchie bambine che mi offrivano litri di (buonissimo) tè freddo: in fondo non c’era quasi niente da fare, solo ascoltarle.
Ed era bello.

Ieri finalmente ho trovato casa.

E, guardaguarda, è proprio la casa delle sorelle zitelle, dalle quali una visita di lavoro si traformava, ogni volta, in un piccolo incantevole tea party. Fuori dal tempo.

soundtrack:

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