via dalla pazza folla (again)

mare

Da due ore sono in vacanza.
Erano due anni secchi, che non succedeva.

Ora che sono in vacanza, una metà di me dice oracheffaccio?
L’altra metà frulla vorticosamente.

Come al solito, vince la sana (e noiosa) via di mezzo.

Nel senso che tra quarant’ottore rabasto figlia, gatto, quattro bagagli e vado a godermi l‘ultimo regalo di qualcuno che non c’è più.

Sparisco per un po’ e prometto di:

non avere troppa paura del viaggio in autostrada
prendere l’arsenicum album tre volte al giorno
mangiare montagne di focaccia
dormire, finalmente
regalarmi almeno tre sontuosi aperitivi da Nicco
appiattirmi, come una balena insabbiata, sul bordo della piscina per ore e ore
leggere almeno due libri (non di cucina)
non parlare agli sconosciuti
scendere in spiaggia il meno possibile
guardare tramonti strepitosi con l’iPod nelle orecchie (possibilmente senza piangere)
farmi la manicure
nuotare la mattina presto o la sera tardi
non incazzarmi (questa è dura)
praticare il mutismo elettivo fino a mezzogiorno
andare a piedi fino a San Rocco (se mi regge il ginocchio) a comprare le gallette del marinaio da Maccarini per fare il bagnùn di acciughe quando torno a casa
osare il bikini senza vergognarmi della mia pancia (tanto, non mi guarda nessuno)
staccare la spina (e questa, è ancora più dura)
prendermi un giorno per andare in città e comprarmi finalmente la maglia punkabbestia che mi piace tanto e alla quale penso intensamente da mesi
non sentirmi sola (senza il mio Mac)

e, insomma, di riuscire a capire una buona volta chi sono, dove sono e che ci sto a fare.

E quest’altra direi che è durissima.
Ma io ci provo lo stesso.

soundtrack: Grazie, Gianna Nannini

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300

Stasera Pietro ha voluto affittare 300.

Ci ho dato un’occhiatina (in fondo è abbastanza divertente): è la versione palestrata della vita di Leonida e ci vuol poco a capire perché sia piaciuto tanto ai maschi.

C’è dentro tutto quello che vorrebbero essere, ma che non avranno mai le palle per realizzare.

Solo i duri e i forti posso essere Spartani.
😀

Risé ci andrebbe a nozze, su questo argomento 😉

soundtrack:

le balene d'agosto

Le palestre milanesi, che sono una delle ragioni di vita dell’impiegata/o media/o sui trent’anni (e ce ne sono un fracco, tipo a Genova le farmacie) sono farcitissime (oltre alle solite facilities, anche la lavanderia a gettone, ché se sei single ti riesce comodo fare il tuo training e poi ritrovarti il bucato lavato e asciugato) e ogni tanto ti cacciano pure la promozione estiva nella buca.

Per questo motivo (la promozione nella buca, mica la lavanderia), l’Alga ha accettato (dopo anni) di riconoscere che pure lei c’ha un corpo.
Che ha bisogno di essere guardato (soprattutto da lei stessa, degli uomini chissenefotte).
Che ha bisogno di essere amato.
Che ha bisogno di essere curato e allenato.

Che ha due ginocchia da buttare.

Così, sabato mattina, incoraggiata dalla magica parola gratis (le palestre fiche sono normalmente offbudget), la vostra intrepida si è trascinata dietro la Silvia all’esplorazione della promozione estiva.
Scoprendo che esse, in virtù del volantino fatato, hanno diritto a 40 giorni di full-options (che culo!).

In pratica, fino al 23 agosto, possono fare di tutto.

Peccato che l’Alga parta sabato prossimo per le sacrosante vacanze, e ci resti fino al 2 agosto.
Peccato che la palestra chiuda per ferie dall’8 al 16.
Peccato che la miracolata della superofferta non possa né saltare, né correre, né ballare.

Perciò Alga e Silvia hanno deciso: se dev’essere gratis, ebbene, sarà aquagym.

L’acquagym è una cosa che fanno soprattutto le donne (anche se qualche maschietto c’è, diciamo una roba 1:25), in genere in una pozza chiamata (pretenziosamente) piscina.
In realtà è una pratica per niente stupida: l’acqua abbatte il peso corporeo almeno della metà, la resistenza dei flutti fa lavorare bene tutti i muscoli anche con il minimo movimento, non si suda e poi si sa che l’Alga è una creatura acquorea 😉

Peccato la musica.
La musica è un tumtumtum rimbombato dall’ambiente piscinoide.
Sul tumtumtum ci stanno le parole delle più famose canzoni italiane di tutti i tempi.

Con Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte si fa la bicicletta.
Con Grande, grande, grande si fanno gli addominali e via così.

Cheppalle.

Per la cronaca, la Silvia (pur essendo in assoluto la più snella del gruppone) ha barato negli esercizi per i bicipiti.
Per la cronaca, l’Alga ha barato con le gambe (tanto, da sopra non si vede niente).

Ma in fondo la palestra è carina, per un po’ non si paga e, anche se la Silvia ha predetto che domani mattina non si riuscirà a muovere anche una sola falange, l’Alga stasera, mentre tornava a casa in macchina alle nove di sera con i capelli bagnati, era contenta.

p.s.
e quindi, sentendosi molto atletica e pure un po’ dietetica, rimanda la ricetta dei semicotti al prossimo post.
😀

soundtrack: Hoppipolla (che, per chi non lo sapesse, significa letteralmente fare salti nelle pozzanghere), Sigúr Ros

il sapore della ciliegia

Non me ne vogliano i miei amici, ma una delle cose che mi mancano di più di Torino, è questo ristorante qui.

Fa un po’ paura, con la sua aria severosabauda, ma ci si mangia veramentedadio e di sicuro ha il sushi migliore della città (e di molte altre in cui l’ho assaggiato).

È anche un po’ caro, vabbé, ma due volte all’anno (mettendo i soldi da parte) si può (e, ve lo assicuro, merita).

Non c’è niente da fare: mi manca, mi manca, mi manca.

L’ultima volta ci sono stata in autunno inoltrato, circa due anni fa, con un tizio pazzo per il pesce crudo quasi quanto me.

Ci siamo appollaiati là in fondo, al sushi bar, e ci siamo deliziati.

Ma la delizia più delizia è arrivata alla fine del pasto: una specie di tortina morbida al cioccolato fondente che, opportunamente incisa col cucchiaino, rivelava un cuore di ciliegia nera (è uno dei dolci della casa, ordinatelo, se ci andate).

Il ricordo di questa sensazione voluttuosa mi ha perseguitata per mesi e mesi finché, domenica scorsa, la svolta.

La Gazz mi ha regalato un libro di ricette che si intitola Morbidi & cuori teneri.
E a pagina 10, eccolo lì.

Gioia, tripudio, senso di liberazione ma anche paura.
Sarò in grado di riprodurlo?

Per ora ho preparato la composta di ciliegie nere.
Domani nell’intervallo del pranzo appronto l’impasto del semicotto (così si chiama, sìori e sìore).
Verso sera, dopo un adeguato riposo in frigo, assemblo i dolcini e li passo in forno.

Li porto a questa qui.

A lei il compito di recensirli (sii spietata, Tippe. Io lo sarò) ;-D

soundtrack: Black cherry, Goldfrapp

I love radio rock

C’è davvero poco da dire.

Brit che più brit di così, non si può.

Intelligente.

Spassoso.

Ironico.

Un po’ sentimentale, anche.

Attori in stato di grazia (rokkettara).

Grande, grandissima colonna sonora.

Assolutamente imperdibile per chi la musica, l’ha fatta (in un qualsiasi momento della propria vita), per chi continua a farla, per chi la adora, per chi non potrebbe mai farne a meno.

Assolutamente da proiettare in tutte le scuole del regno (diciamo dalla terza media in su), così finalmente si fa un po’ di cultura musicale.

Vi prego, se avete almeno tredici anni, andatelo a vedere.

E se avete la mia età, beh, vi garantisco che sarà libidine allo stato puro.

😉

soundtrack: ovviamente, la sua.

quiz show

È passato un bel po’ di tempo da quando ho sentito il bisogno di postare un elenco di domande (perlopiù idiote) che giornalmente mi pongo.

Ma è venuto il momento e non è assolutamente obbligatorio rispondere (e vale anche per me).

Quindi ecco.
(quindi ecco? ma come scrivo?)

1. Perché quando i kids sono via per un po’ provo prima smarrimento e poi sollievo, ma vado a dormire nel letto della Cami (che fa tanto cane abbandonato)?

2. Perché il regolamento del posto in cui vivo vieta i bagni di sole nel parco (al Valentino si può, e anche alla Pellerina) e intanto si trovano le merde di cane sui vialetti?

3. Perché si pagano 20 euro per ascoltare ragliare Cammariere e poi è quasi gratis per sentire i Latin Mood che lo seppelliscono in un nanosecondo?

4. Perché pulisco le cucine degli altri meglio della mia?

5. Perché Eataly qui è così striminzito e c’è solo un ristorantino e nel ristorantino c’è solo una bottiglia d’olio così tutti ti mettono l’ascella pezzata a due cm dal naso mentre mangi per acchiappare la suddetta (che, guarda caso, è proprio davanti a te)?

6. Perché i miei amici di Torino (a parte uno che si occupa di piante) non mi telefonano mai?

7. Perché le strade di Milano si allagano tipo Mar Rosso tutte le volte che c’è un temporale, e alla Vecchia Punto le tocca fare Mosè?

8. Perché certe cose, anche se sono carine, mi danno fastidio?

9. Perché in via Magolfa hanno costruito degli orrori che costano seimila euri al metroquadro?

10. Perché non dormo mai (e perché connetto solo dalle sei di sera in poi)?

11. Perché quando leggo i libri di Crepet sugli adolescenti mi viene il nervoso (non faccio nulla di quello che boccia lui, eppure mi vengono male lo stesso)?

12. Perché quando ho una settimana di sere libere poi alla fine ne passo in casa la maggior parte?

13. Perché sulla A14 in prossimità di Bologna non fanno un tratto a sei corsie?

14. Perché la Cami non vuole venire a vedere con me le ninfee di Monet a Palazzo Reale?

15. Perché mi sento sempre più distante da tutto e da tutti?

16. Perché ci fanno credere che questa sia una vita normale, mentre corriamo tutti a testa bassa verso la distruzione?

soundtrack: Loved and blessed, Prince