le regole della casa del sidro

Accolgo senz’altro l’invito di Estrellita che, conoscendomi un po’, è andata sul sicuro.
Adoro il vino.

hic!

secondo voi il vino è maschile o femminile?

Il vino è maschio, soprattutto quello rosso.
Ma con qualche eccezione: ad esempio la bonarda e la freisa (anche se qui da noi si dice "il" freisa) sono femmine.
E senz’altro lo champagne.

sei più vino rosso, bianco o rosé?
Vorrei tanto essere un bel cartizze profumato, spumeggiante e secco quel tanto che basta.
Però non ne ho la stoffa.
Allora, direi che dipende dai momenti.
Siccome sono piuttosto sueggiù, mi sento una freisa vivace della Cascina Gilli quando sono su.
Quando sono giù, un beaujolais nouveau Louis Tete. Che, insomma, non è da buttar via.
In versione osé, posso essere uno zibibbo siciliano di qualità ambrata, con retrogusto di mandorla: morbido, aromatico, potente, mai stucchevole 😉

la tua prima volta?
A tre anni già scolavo i fondini di vino lasciati a tavola dopo le cene dei grandi.
Il mio babbo, astemio, mi aveva soprannominata Miss Scolabicchieri.

il tuo miglior ricordo “emotivo” di un vino?
Estate caldissima, all’isola di Vulcano. Noi spaparanzati in ordine sparso sugli scogli sotto l’implacabile sole dell’una. Mio zio di Parma che girava con un vassoio stracarico di prosciutto crudo affettato e coppe di Colomba Platino ghiacciato, gridando: arriva l’acqua santaaaaaaaaaaaaaaaa!

la migliore associazione tra un vino e una portata?
Sushi e grignolino servito a 6°.
In alternativa: una flûte di Veuve Cliquot (freddissimo) e sigaretta, prima di cena.
Possibilmente senza kids tra le palle.

la tua migliore degustazione (prevista o fantasticata)?
A Jerez de la Frontera, naturalmente in una cantina di sherry. Insieme al vino vendevano anche i garofani, bellissimi. Praticamente, i due simboli dell’Andalusia.
Anche quella dell’anno scorso al Salone del Gusto non mi è dispiaciuta 🙂
 
chi sceglie il vino in casa tua e chi amministra la cantina?

Io, no? Che domande…

quanti vini hai in cantina?
Manco uàn. Compro e bevo.
Al massimo, parcheggio per qualche giorno nel portabottiglie dell’Ikea che tengo in cucina.
Quando stavo con lo strizzacervelli, avevamo un vero rito vinario.
Acquisto clandestino da camion fantasma che ci portava, alle sei del mattino di un qualsiasi sabato di febbraio (previa telefonata anonima di avvertimento, sembrava di essere nella Carboneria) damigiane fondamentalmente di grignolino, barbera vivace, merlot e cartizze.
Produzione di etichette apposite, e quello era compito mio.
Festa dell’imbottigliamento a casa di mia madre, in campagna.
Con catena di montaggio fatta da tutti gli amici, musica a palla, barbecue.
Finivamo sempre tutti stortissimi.
Quindi abbiamo avuto, per anni, ogni anno una cantina ordinatissima con circa 300/350 bottiglie.

Quando mi ha piantata in asso me le sono fatte fuori tutte.
Ovviamente, non in una volta.

come inizieresti un giovane al vino?
Portandomelo in giro per le Langhe, in primavera.
E guidando io 🙂

Non passo a Cilvia, che è notoriamente astemia, bensì a Jane, a Trudi e a Lectrice.

soundtrack: La compagnia, Lucio Battisti

lezioni di tango 14

Dopo una vera giornata di merda, a scuola.
Tipo, uno che ti sta morendo tra le mani.
E sono sogni brutti, eh?
Dopo l’ennesimo litigio col padre dei miei figli, dal quale son venuta fuori come una che vuol fare l’eroina (de che?).
Io sono solo una qualsiasi, che tira avanti, tenendo duro come può.

Non ci volevo andare, ero mezza stramazzata.
Ma guarda: ho ballato col clone di Johnny Depp, e poi con quello di Sam Neill.
Quello di Sam Neill ballava anche meglio.
E ho imparato il gancio.

Il gancio è allusivo. Ed eccitante.
Lo slancio parte dall’anca.
Il ginocchio si piega naturalmente e l’andata e il ritorno del gesto devono valere lo stesso tempo.
Il tutto dev’essere secco, ma non scattoso.
Quando ci hanno fatto fare le prove individuali, e io ho fatto il mio, il maestro ha esclamato: apperò, che gancio tosto! Complimenti.

L’avrò fatto bene da quanto ero incazzata.

soundtrack: Train in vain (Stand by me), The Clash

i duellanti

😦

Ma è mai possibile?

Hai un blog sul quale scrivi tutti i giorni, o quasi.
Ci scrivi perché ti piace scrivere ma magari non hai ancora il coraggio, o l’energia, di farlo sul serio. E nel frattempo, siccome non sei proprio quel che si dice selfconfident, impari a tollerare di essere letta senza vergognarti troppo.

È una specie di diario, nel quale sei sempre sincera, e che ti aiuta anche nei momenti non precisamente facili di una vita che, come tante altre, non è una passeggiata.

Pensi che chi lo legge di solito, lo fa perché si diverte, lo trova interessante, probabilmente ti apprezza, forse fa addiruttura il tifo per te.

Poi scrivi un post per raccontare e per condividere una bella cosa che ti è successa.
Che ha aggiunto valore alla tua storia.
Che ti fa sentire più forte in un periodo difficile.
Nessuna intenzione o pretesa polemica.
Eppure.

Si vede che che non sei abbastanza chiara, forse non scrivi così bene come pensi.
Perché leggi certi commenti, e dopo vai a dormire con il magone.
Boh.

soundtrack: Words just get in the way, Richard Ashcroft

delizia 2

Slurp.
Slap.

Mi sono appena fatta fuori una montagna di asparagi.
Lessati al dente e croccantini, ancora tiepidi, con la vinaigrette di limone, olio, sale e pepe: come piacciono a me.
Buonissimi, i primi della stagione.
E, come per incanto, ecco un’altra certezza in pochi giorni.

Se tra qualche minuto farò pipì, puzzerà da morire.

Son soddisfazioni.
🙂

soundtrack: I was made for lovin’ you, Kiss

tre donne

dolciQualche giorno fa ho sentito alla radio di un’inchiesta di uno staff di sociologi dell’università di Manchester.
Era una cosa sull’amicizia tra maschi e maschi e tra femmine e femmine.
È saltato fuori che le donne (in media) hanno più amiche di quanto gli uomini abbiano amici.
E soprattutto, fanno subito amicizia a livello più profondo.
Le donne amano parlare anche dei loro problemi, delle loro difficoltà, delle loro sconfitte con altre donne, seppure conosciute da poco.
Gli uomini preferiscono parlare con gli altri uomini dei loro successi, delle loro conquiste, delle loro vittorie. Così, per qualche tempo, la loro amicizia rimane ad un livello piuttosto superficiale.
Le donne amano condividere la loro esperienza e le loro abilità: uno dei loro modi di dire preferiti è «ora ti spiego come si fa».
Gli uomini, che sono più competitivi, al massimo dicono ad un altro uomo: «guarda, io faccio così. Copiami.»
E, per finire, le donne vanno al bagno insieme.
Gli uomini no.
In pratica, quando domandi «quanti veri amici/che hai?», gli uomini rispondono tre o quattro, le donne molte.
Questo dicono i sociologi dell’università di Manchester.

Io non lo so se è vero.
Però posso dire che ho passato venti ore molto belle, questo weekend.
Eravamo tre donne.
Molto diverse, tre mondi probabilmente distanti, ma con tante cose in comune.
Siamo state insieme con la massima naturalezza, e con la massima naturalezza abbiamo condiviso cose che sono solo nostre.
Abbiamo mangiato, bevuto, camminato [tantoooooooo ;-D], guardato colori incantevoli, parlato, dormito. Sempre vicine.

Sono state venti ore di complicità, affetto, sintonia, confronto, consapevolezza.
Soprattutto di ascolto.
Anche di dolcezza (li vedete, quei dolci lì?).

Stamattina abbiamo fatto anche una specie di teleconferenza, con una di noi che non poteva venire ma che voleva comunque essere presente 🙂

Io non so se i sociologi dell’università di Manchester hanno ragione.
Però so che noi siamo brave a fare a fare queste cose qui.

Grazie, Silvia.
Grazie, Jane.

soundtrack: Sisters are doin’ it for themselves, Aretha Franklin & Annie Lennox

parlami dolcemente

Così dice Rob.

Dovendo paragonare a dei gusti di gelato i diversi tipi di rapporti che potresti avere in questo momento, direi che nelle prossime otto settimane potrai scegliere tra Valanga di lamponi neri, Paradiso di caramello, Esplosione di ciliegia, Biscotto della nonna, Cheesecake alle fragole newyorchese, Parfait pralinato di anacardi, Tartufo al burro di arachidi e la vecchia cara vaniglia. Stranamente, la vaniglia potrebbe rivelarsi il gusto migliore: tra tutti, sarà sicuramente quello con il retrogusto più buono.

Sarà.
Ma, secondo voi, che significa?

soundtrack: Gelato metropolitano, Alberto Camerini

pudore

Sono uscita un’ora prima dal lavoro e ne ho approfittato per fare un salto al supermercato.
Mi sono comprata un libro. Erano settimane che ci ronzavo attorno.
Arrivavo davanti allo scaffale, lo guardavo, lo prendevo in mano poi lo rimettevo a posto.
La verità è che mi vergognavo un po’.
Beh, anche adesso che l’ho preso e portato a casa.
E che ho incominciato a leggerlo.
Ho sempre guardato con sospetto quelli che io chiamo "manuali", anche se in realtà manuali non sono.
Ho sempre pensato che le rivelazioni ti possano arrivare da un gesto, una frase detta da qualcuno, da un film o da un quadro.
Forse anche da un romanzo. Mai da un "manuale".

Questo libro è un libro famoso, lo trovi nella libreria di quasi tutte le tue amiche single nate dagli anni sessanta in poi. Soprattutto, delle tue amiche single che hanno avuto qualche significativo casino sentimentale.

Veramente, non so perché finora ho avuto così tante resistenze a comprarlo.
Forse si trattava di ammettere che sbaglio sempre qualcosa. Eppure lo so da me.
Oppure non mi andava di fare una cosa che hanno fatto (chissà se qualcuna lo compra ancora? in fondo è un libro "quasi vecchio") così in tante.
O, ancora, di inserirmi in una certa categoria: «quelle sfigatone che hanno letto quel libro».

Ma oggi, davanti allo scaffale, mi sono guardata intorno per controllare che nessuno fosse troppo vicino, e l’ho fatto. L’ho preso e l’ho nascosto sul fondo del cestino, sotto una bottiglia di beaujolais nouveau in saldo e tre confezioni di calzini per la Cami.
Poi ho pensato: oddio, la cassiera penserà che sono una single sfigatona alcolista.
Vabbé, chissenefotte.

L’ho appena cominciato, e sono scettica, prevenuta e guardinga.
E fuori tempo massimo, probabilmente. Come sempre.
Non mi aspetto niente di che.

Però, insieme, ho comprato anche un bel mazzo di gigli (come quelli dell’altra volta) e un fantastico ananas (per le mie amiche che arrivano domani).
Come dire, mica sono capace solo a darmi martellate sulle palle.

p.s.
vi avverto: le mie resistenze nevrotiche sono talmente forti che, non solo non confesserò il titolo del suddetto nemmeno sotto tortura, ma se lo indovinerete (e davvero è troppo facile) sarò costretta a cancellare i vostri commenti.
strano a dirsi, mi sarei vergognata di meno a comprare un vibratore.
per poi perderlo dalla borsa della spesa, nel bel mezzo della piazza del mercato, nel mio paese di cowboys, il lunedì mattina.

soundtrack: The first cut is the deepest,  Sheryl Crow

saturno contro

No, non è vero. È solo che mi piaceva questo titolo.

Sono reduce dal consulto astrologico di primavera.
Ci va, no?
E in effetti i pianeti lenti mi sono favorevoli.
Perché sono ancora in viaggio, sto ancora cambiando.
I cambiamenti possono essere belli, anche se spesso sono dolorosi.
Durante l’ultimo anno ho perso quasi tutti i miei punti di riferimento: paradossalmente, pare non sia un male.
Ho incontrato nuove persone che mi vorranno bene.
Le scelte che ho fatto sono faticose ma giuste: molto confusamente, sto imparando a volermi bene (anch’io).
Continuerò a ballare il tango 🙂
Devo diventare più forte, e smettere di avere paura di fluttuare.

Beh, certo che per una come me, che considera una botta di culo galattica trovare a colpo sicuro una maglietta del volley della Cami nel mucchio selvaggio della roba da stirare…

Insomma, fino a dicembre nessuna certezza, a parte un lento e progressivo processo di intima evoluzione.
Anzi, no.
Da stamattina, veramente, una certezza ce l’ho.

Non andrò mai sul belvedere, appena inaugurato, a picco su milleduecentometri di Grand Canyon.
Mai.
Chi mi conosce sa il perché.
😉

soundtrack: You’re a big girl now, Frost

un cuore in inverno

La mia vecchietta del martedì mattina ha uno spasimante.
Me l’ha detto ieri, mentre le facevo la doccia.

Mi ha raccontato che ha settantanove anni (lei ne ha ottantacinque), che è ancora un tipo niente male, che era un vecchio fornitore dell’azienda di suo marito, prima che lei restasse vedova.
In qualche modo ha avuto il suo numero di telefono ed è venuto a cercarla, dopo tanto tempo.

Che si sono visti ai giardinetti, che lui le ha detto che se la ricordava ancora, com’era bella e bionda.
Che le ha chiesto se poteva baciarla.

Mi sembrava una cosa carina. E tenera, delicata.
Le ho sorriso: ma non è contenta, signora? Avere un corteggiatore è sempre una cosa speciale, scatena tanta energia.
E lei: sta scherzando? Quello è un pazzo, ma per carità, che ricordi, che baci.
Io, alla mia età, non ne ho più voglia.

Io la asciugavo e la guardavo, tutta minuta e avvizzita, avviluppata in un accappatoio troppo grande per lei.
Ma ancora ben viva, con una sua certa grazia, gli occhi attenti e la voce forte, ancora consapevole di sé, che vuole sempre il borotalco dappertutto e la crema sulle gambe, "perché altrimenti la pelle non è più morbida".
Che ogni tanto si fa accompagnare nei negozi, e sapeste che golfini vezzosi che si compra.

La guardavo e intanto mi domandavo.
Com’è che si smette, a un certo punto?
Quand’è che si decide che non ce n’è per nessuno?
È una cosa lenta e progressiva, come una malattia degenerativa del sistema nervoso, oppure capita all’improvviso, come il gelo di questi giorni che sta cristallizzando una precoce e calda primavera?
Dopo, forse, ci si concentra di più su quel che resta di noi stessi.
E ci si ama di più, o di meno?

Oggi è il primo giorno di primavera.
Ma qui, per ora, sembra inverno.

soundtrack 1: Spring is here, Ella Fitzgerald
soundtrack 2: Il primo giorno di primavera, Dik Dik