anaconda

Aiuto.

Poverapiccolamé, sono caduta anch’io (grazie ad una irresistibile proposta tramite Alice) nelle spire di Sky.

Diventerò una drogata, lo so, e poi dire smetto quando voglio non sarà altro che un inutile mantra.

Ma confesso che la prospettiva di lunghe serate invernali passate assieme ai kids a vedere film con Robert Mitchum mi alletta non poco.

E soprattutto mi fa sbavare (anche se lipperlì può sembrare vagamente pippaiolo) l’idea che potrò bearmi davanti al Gambero Rosso, magari facendo esplodere la cucina con esperimenti di gastronomia molecolare alla Cracco 😀

In piena notte, ovviamente.

soundtrack: Emotional rescue, The Rolling Stones

abbracciami forte

Tanto tempo fa ero (anche) una babysitter.

Prima di avere i kids ho avuto molti altri bambini e siccome ero una babysitter sullalunghezza, li ho proprio visti crescere, i miei bambini di prima dei kids, da zero a tre anni.

Uno di questi era Piccoloandrea.
Era un bambino buffo, con una madre maniacale e un padre un po’ storto ma molto affascinante.

Lei mi spiegava tutto ossessivamente, tipo perfino come accendere le lampade alogene, lui mi raccontava di musica e di cinema e scherzava con me.

Un giorno arrivò a casa tutto contento, perché si era iscritto ad una scuola di cucina per maschi.
Era contento soprattutto perché le ricette erano veloci. E infallibili (in questo periodo mi verrebbe anche da dire che erano a prova di cretino, ma lasciamo perdere).

Allora Piccoloandrea stava per compiere tre anni, e dopo poco me ne andai.
Credo che la ricetta del bônet  nellapentolapressione che suo padre mi diede in un tardo pomeriggio di luglio, sia stato il suo regalo di addio, e il suo modo di dirmi grazie.

Stasera mi va di passarla a voi, perché sono uscita quasi indenne dalla chiusura anticipata in redazione, e sono contenta di essere quasi in vacanza, domani 🙂

Dunque: avete poco tempo?
Non vi piace cucinare?
Volete fare un figurone?

Eccovi la ricetta di uno dei più famosi dolci piemontesi, realizzabile in modo impeccabile da chiunque, e in ventiminutisecchi.

Mettete nel bicchiere del frullatore:

4 uova intere e 2 tuorli
4 cucchiai di zucchero di canna
un pizzico di sale
due manciate di amaretti secchi o morbidi
4 cucchiai di cacao amaro in polvere
mezzo litro scarso di latte.

Frullate.

In uno stampo da budino che stia nella vostra pentola a pressione fate caramellare sul fuoco basso 2 cucchiai di zucchero di canna con una spruzzatina d’acqua.
Distribuite il caramello su tutto lo stampo (usando un guanto da forno!).

Versate due dita d’acqua sul fondo della pentola a pressione e collocateci lo stampo.

Trasferite il composto dal bicchiere del frullatore allo stampo suddetto e incoperchiate, accendete il fornello e aspettate il fischio.

A questo punto, contate 15 minuti precisi, spegnete e sfiatate la valvola.

Scoperchiate e lasciate raffreddare un po’, quindi estraete lo stampo.

Sformate quando è a temperatura ambiente, passando un coltello sulle pareti interne dello stampo.

Se riuscite a lasciarlo nello stampo per dodici ore, è ancora più buono 🙂

Ecco, sono sicura che questa ricetta fosse un abbraccio.

Ve lo passo volentieri.

soundtrack: Food in the belly, Xavier Rudd

arrivederci amore, ciao

c02-1Ho deciso, questo è un addio.

Ciao ciao, a non più rivederci (magari facciamo un arrivederci in un’altra vita).

A te che stamattina, siccome al supermercato si apriva un’altra cassa (ed eri dietro di me in coda), dalla fretta di prendere il primo posto mi hai travolto il cestino della spesa.
E, correndo, non ti sei neanche voltato per chiedermi scusa.

A te che ti sei fatto pregare e alla fine mi hai montato un parquet che imita le dune del Sahara e i pensili tutti storti, eppure ti ho pagato un sacco di soldi senza batter ciglio.

A te che ogni giorno mi tratti come una vecchia rincoglionita perché tanto lo sai che ho bisogno di lavorare.
Strano che tu sia abbastanza intelligente da intuirlo e da approfittarne.

A te che mi fai la vita mica facile, e non me ne passi una.

Che faccio, continuo per pagine e pagine?

Non credo alla colpa (soprattutto quella unilaterale).
Però fino a poco tempo fa credevo allo scambio, quello vero.

E beh, che delusione: alla mia età posso pure dirlo.

Non sono arrabbiata, sono solo triste triste triste, come è giusto che sia quando si dice addio.

Perché, davvero, mi siete piaciuti tanto, e mi avete incuriosita e vi ho amati, e per voi ho fatto (con gioia) chilometri, e marmellate, e stirato camicie, e cambiato case, e portato figli nella pancia, desiderato di morire o di essere più bella o più giovane, mi sono spogliata molto più dei vestiti e pensavo che sareste stati (almeno) leali.

Ho cercato di capire le vostre paure o i vostri limiti ma forse non ci sono riuscita.
Eppure lo so, che molti di voi sono belle persone.

Magari restiamo (un po’) amici eh?

Ma, per il resto, addio.

soundtrack: quella lì, Caterina Caselli

forever blues

Ti infili nella vasca dove prima di te hai infilato uno spumantedilush che in realtà non ha spumato granché.

Pensi che ti sarebbe piaciuto guardare un film in dvd mentre stiravi, ma il telecomando è sparito.

E che avresti volgarmente bisogno di tagliarti le unghie dei piedi, ma l’apposita forbicina è sparita.

Poi stai un po’ lì a mollo.
Intanto pensi a persone che conosci e ti viene in mente la sensazione di poter cadere su un materasso morbido, una cosa che sai che c’è lì, e che se cadi non ti fai male.

Tu questa cosa non sai neanche che cosa sia, puoi solo immaginarla.

soundtrack: I put a spell on you, Nina Simone

alta fedeltà

I gusti musicali so’ gusti, non c’è niente da dire.

Dal cellulare della Cami che funziona anche come Ipod (e che lei misericordiosamente mi somministra ad ogni trasporto in macchina, o nei dopocena):

un ricco assortimento dei Gem Boy , tra cui la celeberrima Orgia Cartoon di cui faccio un copiaincolla qui (soprattutto a beneficio di chi non ha ancora figli e muore dalla voglia di farli), così vi risparmio il link.

oi! della mia generazione,
che siete cresciuti coi cartoni
GIAPPONESI!
Voi! mi dovete spiegare
perché in quei cartoni non si vede mai
TROMBARE!
Solo robot che fan la guerra
GUERRA!
ai nemici della terra
TERRA !
bambini, buoni sentimenti,
felici e contenti!
ma in realtà …

[–Sulle note di Candy–]
Candy è un gran troione,
se la fa con Archie, Steve,
Anthony, Terence, Albert
ed anche con il procione!
e Remi, altro che poverello,
si inchiappetta Miss Pony
che gestisce un bordello!

[–Sulle note di Remi–]
Dolce Remi, metti un mano qui
sentirai la scimmietta
con un cazzo così!

[–Sulle note di Gundam–]
Ah, Ah, Ah,
ma in realtà nessuno ce l’ha lungo come GUNDAM!
GUNDAM!
GUNDAM!
GUNDAM! Oh! ooooooh!

[–Sulle note di Mila e Shiro–]
Mila e Shiro battono sui viali!
Mimì Aiuhara è una porno star!

[–Sulle note di Lady Oscar–]
Grande festa alla corte di Francia,
Kiss me Licia ha portato due amiche,
Lady Oscar con abile mossa
se le farà tutte tre!
Oh Lady, Lady, Lady Oscar
grande lesbicone, chi lo sa perché
Oh Lady, Lady, Lady Oscar
si fa Maria Antonietta anziché il re!
Ma tu forse non lo sai,
ma un grande ammiratore hai!

[–Sulle note di Uomo Tigre–]
E l’uomo tigre che ti vuole amare
ma tu sei lesbia: non gliela vuoi dare!
Così un giorno a letto se n’è andato,
con Megaloman purtroppo s’è beccato…

[–Sulle note di Heidi–]
…l’AIDI-ESSE
ti sorride Hinoki.
AIDI-ESSE
da Tana delle Tigri ti fanno CIAO!
dovevi fare
come fa anche Jeeg robot
lui usa preservativi d’acciaio!
E FOTTE, FOTTE!

[–Sulle note di Jeeg Robot–]
Fotti ragazzo laggiù!
Tromba dappertutto su e giù!
Fai felici tutte le donne dell’umanità!
tromba e va, per la terra!
tromba e va, tra le stelle!
tu che puoi diventare Jeeg!
Jeeg va! Cuore d’acciaio!
Jeeg va! Protetto d’acciaio
l’uccello di un ragazzo che
senza paura sempre resterà!
Ma dallo spazio arriverà
uno che nel dietro ti darà!
Così quando meno te l’aspetti sentirai …

[–Sulle note di Ufo Robot–]
…sentirai un razzo missile
che si infila tra le tue valvole,
tra gli ingranaggi sprinta e va!
Spinge a velocità supersonica
è un miracolo di elettronica
senti che male ti fa!
Ma chi è? Ma cos’è?
Ufo Robot! Ufo Robot!

[–Sulle note di Gundam–]
no! non è Ufo Robot!
In realtà era l’astrocazzo di
GUNDAM

Poi:

una pubblicità dei biscotti cuore di merda, sussurrata in puro stile Mulinobianco,

una risata satanica,

una canzoncina dei Teletubbies intervallata da spezzoni di battute pecorecce di Lino Banfi (che lei manco sapeva chi fosse),

e molte altre cose ancora che vi risparmio perché ho pietà di voi.

Lo so che ci faccio la figura della rincoglionita, esattamente come a suo tempo l’avevano fatta i miei genitori (e infatti non spreco fiato per dirlo a mia figlia), ma qui sul blog lo posso scrivere, tanto chi si rompe può sempre cambiare pagina.

Ma io, alla sua età:

leggevo La Repubblica che era appena nata (e che era ancora un quotidiano decente),

mi sprangavo in camera a luci spente per ascoltare The Lamb Lies Down on Broadway,

divoravo montagne di libri,

andavo alle manifestazioni sapendo piùommeno che significato avesse andarci (però ci andavo),

e naturalmente pensavo un sacco ai ragazzi (a scuola mi chiamavano cottacontinua).

E beh, insomma.

Cos’avevo, che non andava?

soundtrack:  The Carpet Crawlers, Genesis

vicky cristina barcelona

Mi ha fatto molto effetto (e anche piacere, a sentirla ancora così piena di vita), al telefono stasera, ascoltare mia madre (ottantacinque anni) dire esattamente la stessa cosa (e negli stessi termini) che penso io riguardo al film di Woody Allen.

E cioè che vale la pena di vederlo per una cosa soltanto (Barcellona a parte, della quale ho grande nostalgia):
la bellezza, il fascino, la sensualità dafartremarlegambe (era tanto tempo che non mi succedeva, e comunque della sua bravura mi ero già accorta da un bel po’) di Javier Bardém.

Un vero uomo, finalmente libero dal parruccone stileprocione acciambellatointesta dei fratelli Cohen, o dall’immagine dolente di Amenábar.

Un uomo (con tutti i suoi difetti). Punto.

Però che uomo, capperi.

p.s.
naturalmente questo è un punto di vista femminile, i maschi (etero) potranno apprezzare una strepitosa penélope cruz, sulle altre c’è poco da dire (anche se so già che qualcuno mi rimbeccherà).
e se i due, come dicono i gossip, fanno coppia davvero, beh, che dio li benedica 🙂

soundtrack: Feel like a woman, Mary J. Blige

il paradiso all'improvviso

Ho appena finito di tradurre la brochure di questo posto qui.
Si chiama Hotel Azucar e sta a Veracruz, nel Golfo del Messico.

Il Messico è il mio sogno proibito da quando ero bambina.

Stasera sono stanca, ma è stato bello tradurre e intanto immaginare.

Perché, nonostante l’ultima cazzata sparata dagli inglesi, il paradiso esiste e ce l’abbiamo (anche) dentro di noi.

E perché, anche se so che non ci andrò mai, in qualche modo in questo momento, io lì, ci sono.

Con l’aiuto di un bel chai e di un bagno caldo al profumo di frangipani 🙂

soundtrack: Una giornata al mare, Paolo Conte