un’ora sola ti vorrei

Domani notte, arriva la Cami, da me.

Sarà uno dei due (di numero) giorni all’anno che la potrò vedere.
Mi farò la doccia, così non saprò di cascina. Cambierò le lenzuola del letto, sperando che voglia dormire con me. Pulirò la mia stanza affinché possa pensare che sia un barlume di casa, quella che non abbiamo più.
Martedì staremo insieme, chissà cosa ci diremo. Non lo so ancora.
Non so bene se essere felice o triste perché lei (giustamente) passa come una meteora e come una meteora scompare rapidamente. E a me, dopo, non restano che 363 giorni per telefonarle, spiarla sui social, ricordarmi di lei e disperarmi perché non ho i soldi per poterla andare a trovare.

Martedì pomeriggio partirà.
Sono contenta di averle passato, in qualche modo, il valore e la bellezza (scomoda) dell’indipendenza. Sono contenta di averla (molto tempo fa) lasciata andare, nonostante fosse ancora una ragazzina. Chissà se è contenta anche lei, di quel regalo che le ho fatto.
Un regalo insolito, sincero e prezioso, che mi è costato tanto.

E che mi costa sempre di più.
Così tanto che non mi so spiegare come io riesca a resistere, anno dopo anno, e come riesca a trovare il coraggio per continuare a pagarlo, continuando a vivere e, apparentemente, facendo finta di niente.

 

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