via dalla pazza folla (once more)

tramonto
Domani mi lancio in una grande prova di coraggio.

Domani prendo su lo zaino e me ne vengo qui, da sola.

Perché in fondo sono un’alga, e al mare devo tornare.
Perché ho le Chiavi del Paradiso che mi aspettano in una buca delle lettere e, miracolosamente, quattro giorni liberi.
Perché mi sono rotta di festeggiare inutilmente e vuotamente (i capodanni, quelli belli, li ho tutti nella testa e nel cuore, e nei minimi particolari).
Perché ho voglia di silenzio e di sfidare me stessa.
Perché mi manca tanto una mia amica e anche i carruggi e le creuse di Genova.
Perché devo finire di leggere un libro bellissimo.

Perché, non so perché ma sarà un’avventura.

Mi porto dietro cinquanta euri, il ministereo da usare con l’IPod, una candela da accendere a mezzanotte, guardando il golfo e le luci tremolanti della città lontana (che è stata la città di un mio trisnonno sconosciuto).

Voglio dormire in treno, un aperitivo da Nicco, andare in spiaggia la mattina del primo dell’anno (quando non ci sarà nessuno), fotografare l’acqua, camminare fino a San Rocco per comprare le gallette del marinaio, leggere il Corriere Mercantile che mi fa tanta tenerezza, fare un giro in città per vedere una casa nuova, cercare l’aglio di Vessalico, tornare al Mercato Orientale.

E spero che non pioverà troppo forte.
Ma poi pazienza, se pioverà.

Buon anno 🙂

soundtrack:

être et avoir

lavagnaCi son persone che ottengono il miglior risultato col minimo sforzo.
Tipo quelli che fanno fare il lavoro sporco agli altri e poi, ogni tanto, appaiono come una stella cometa e ci fanno pure bella figura.

Se, come dice Rob da ora fino all’ottobre del 2012, Saturno viaggerà per buona parte del tempo nel tuo segno e ti spingerà a eliminare le distrazioni inutili che non ti fanno concentrare su quello che ti spetta di diritto, suppongo che mi toccherà fare una strage, almeno mentale.

Anche se, dal vero, sarebbe meglio 😉

Ma prima devo imparare a fare un sacco di cose.

Tipo a non mangiare la pastasciutta alla sera.

soundtrack:

the full monty

20091223primapaginaQuest’anno devo aver perso il Presepe, non so più dove l’ho messo, tra un po’ vado in cantina per l’estremo tentativo, poi mi rassegno.

Domani è Natale, sotto l’albero c’è un solo regalo per me, quello di Michi, che quando me lo ha dato, al lavoro, mi ha commossa.

Per il resto, il regalo più bello e il Natale più bello sono la presenza dei kids (tutti e due), anche se in questo momento sono in giro, non so nemmeno dove, ma per cena torneranno 🙂

Invece quest’anno il regalo più brutto l’hanno avuto gli operai della Fiat di Termini Imerese.

Vanno a loro, soprattutto, i miei auguri.

Se non trovo il Presepe, vorrà dire che ne faremo uno vivente (e leggermente anomalo e monco) i kids e io.

Ma credo che il vero presepe, quest’anno, saranno le famiglie dei disoccupati, alla faccia della crisi che vogliono farci credere sia quasi acqua passata.

soundtrack:

forzati

stizze

Questa immagine, che farebbe inorridire qualsiasi pneumologo, riassume efficacemente una giornata di chiusura anticipata in redazione.
Con tutti gli annessi e connessi.
Compresa la sensazione dolceamara che ti coglie nel momento in cui rientri nel biloc (alle ore ventitré), grata del fatto che puoi riabbracciare il kid rimasto (mentre l’altra non risponde più nemmeno agli sms) che ti parlerà a monosillabi (e beh, sempre qualcosa è), ma angosciata dal fatto che tra poco (naturalmente dopo aver spalato qua e là calzini sporchi, piatti usati e palline estrapolate dall’abero di Natale ad opera del gatto) sarai costretta a caracollare verso il letto.

Sapendo che:

a) la pioggia sta trasformando il Paese delle Fate in una bolgia fangosa che puntualmente stanotte gelerà e sulla quale probabilmente, andando al lavoro, sbatterai il culo

b) sei indietro sulla mostruosa tabella di marcia dei palinsesti

c) avrai incubi terrificanti per tutta la notte (tipo quello di ieri, in cui volontariamente sfasciavi la tua auto, una Smart a pedali, lanciandola da un balcone, e poi scoppiavi in lacrime) e ti sveglierai con i segni del cuscino che ci metteranno ore a scomparire dalla faccia

d) non avrai, mai e poi mai, al tuo ritorno stracca stravolta e in preda a una crisi isterica da disistima e contoinrosso, diritto ad un trattamento tipo questo [e sto parlando del massaggio ai piedi, che vi credete ;-)]

E, soprattutto, che domani mattina sarai, caschilmondo, di nuovo sul pezzo.

soundtrack (e un bacio da lontano al mio amico Paolo Morino):

la donna di ghiaccio

nottedineveOggi ha cominciato a venire giù a mezzogiorno circa.
Ora siamo a trenta centimetri 🙂

Quando nevica così e, come qui, sembra di stare in Lapponia e tutto è silenzioso, bianco e ovattato, cinque sono le cose che apprezzo di più.

La prima è abitare vicino al lavoro: con tutti i casini che mi devo gestire quotidianamente, almeno l’ingorgo stradale è un problema a me ignoto.

La seconda sono le mie DocMartins: le ho da nove anni e, anche se non sono sexy, non mi hanno mai tradita. Con loro posso andare dove voglio.

La terza è stare in questo posto: in poche ore si trasforma davvero nel Paese di Santa Klaus, mi dispiace solo aver poco tempo per stare all’aria aperta (e, naturalmente, non avere più -da tanto tempo- cinque anni).

La quarta è il mio IPod: è la colonna sonora della mia vita, mi aiuta ad addormentarmi quando sono troppo triste per i libri, mi protegge dagli abbiocchi sul lavoro e , in questo caso, è diventato uno straordinario commento ad una bellissima nevicata.

Sulla quinta sono un po’ timida: ma anche a me, che ho un cuore di ghiaccio, stasera sarebbe piaciuto camminare per mano a uno qualsiasi.
Tanto non ci sarebbe stato niente da dire.
Al massimo, ascoltare la stessa musica.

soundtrack:

p.s.
la foto èmmia, e stavo proprio ascoltando quel pezzo lì.

camille claudel

Paul Claudel, poeta, drammaturgo e diplomatico francese, molto stimato nel mondo occidentale e molto amato dai ciellini per il suo dramma teatrale L’annuncio a Maria, fece chiudere in manicomio, all’età di quarantanove anni, sua sorella Camille.

Camille era colpevole di essere un’outsider, di avere un pessimo carattere e di aver compiuto alcune scelte "sbagliate", tra cui quella di essere stata l’allieva e l’amante di Auguste Rodin, che conviveva con un’altra donna e aveva un figlio grande, cosa che non gli impedì di farsi bello con molte opere scolpite da lei, che fece passare come sue.

La madre di Camille non la difese mai, anzi, fece di tutto perché restasse internata (anche se i medici non avevano ritenute necessarie le cure psichiatriche, né avevano rilevato turbe psichiche) e non la andò mai a trovare.

Camille era bellissima e minuta, ciò nonostante possedeva una grande energia e molta passione, e scolpiva come un uomo: in pochi anni superò il suo maestro, che si approfittò di lei, facendole fare il "lavoro sporco", per poi rifinire e prendersi i premi e i riconoscimenti. Dopo di che, strano, vero?, la lasciò.

A Camille, purtroppo, piaceva ballare il tango.
E la sua famiglia avrebbe preferito che ballasse il valzer.

Ci mise un sacco di tempo, per togliersi dai piedi.
Prima di morire, restò a marcire in manicomio (e provate a immaginare cosa doveva essere un manicomio, in quegli anni) dal 1913 al 1943.

soundtrack:

nessuna notizia da dio

Fa un freddo boia.
Fa così freddo che le dita ti fanno male, se stai all’aria aperta per più di dieci minuti.
Ha smesso di nevicare già da ieri notte, e la neve è tutta ghiacciata e bisogna stare attenti a non scivolare.

Sto chiusa in redazione un numero imprecisato di ore e confondo un giorno con l’altro perché gli orari di un giorno sono spostati su un altro.

Al mattino gli occhi mi lacrimano, gli occhi che oggi pomeriggio una persona ha trovato così belli.

Certe notti non riesco a prender sonno, anche se sono sdraiata, col gatto che mi ronfa sulla pancia.
Allora certe volte piango, perché tutto mi sembra granitico e immutabile e faccio domande a cui non ottengo risposte.

Certi giorni mi faccio forza e tiro dritto e provo anche a sorridere perché, da qualche parte, ci devono pur essere cose per cui val la pena di sorridere.

Poi, tra capo e collo arriva l’ennesima mazzata e allora scappo al cinema a vedere un film qualsiasi, tipo stasera, che avrei visto anche l’Esorciccio, pur di non pensare.

E se qualcuno dice che merito il centuplo di ciò che desideravo e non ho mai avuto, io rispondo che non sempre funziona così, non è una regola di natura.
Ho ancora abbastanza cervello per sapere che il mio è un percorso.
E io lo accetto.

Anche se, al posto del centuplo, preferirei un commiato indolore, quando avrò eseguito i miei compiti.
Quello sì, che sarebbe un bel regalo.

soundtrack: Aria di neve, Sergio Endrigo