pollicino

A piccoli passi.

Mio padre mi raccontava sempre di una coppia di suoi amici che, negli anni sessanta, erano partiti dal nulla e piano piano si erano costruiti una vita. In casa avevano appeso una piastrella di ceramica con su scritto tutto arriva a chi sa aspettare.

Forse è così.
L'ho capito oggi, mentre mangiavo una bieta da taglio finalmente strepitosa, in una bellissima casa di Porta Ticinese.

Tutto arriva, e aspettare è la mia specialità.

Se non arrivano le cose, ci sono i sogni.
E basteranno.

soundtrack (una canzone di speranza, ogni tanto, ci vuole):

ogni cosa è illuminata

Il forno ronza.
Dentro c'è il boeuf bourguignon che, nella pentola di ghisa, aspetta di essere cotto a dovere.
Non so nemmeno chi, oltre a me, lo mangerà domani.
L'aroma, dalla minicucina, invade la minicasa.
Intanto, davanti alla finestra buia, sbocciano le orchidee. Peccato non poter mettere su un po' di musica, a quest'ora.

Anche se mi guardo nello specchio del bagno e non mi riconosco neanche più, indubbiamente qualcosa bolle in pentola.

È una certezza.

soundtrack:

incontrerai l’uomo dei tuoi sogni

Ci siamo.
Finalmente (forse) Woody Allen ha fatto pace con se stesso e con il mondo che gli danza intorno, con tutto quel fragore e quel furore che non significano niente.

Gli psicoanalisti sono stati rimpiazzati dalle cartomanti fintosensitive (e chissenefrega se sono solo delle ciarlatane, e allora?) e dai medium.

Prendere il Viagra per farsi una bella trombata, a una certa età, è un po' triste e un po' buffo (ma chisseneimporta, tanto va così, e vale la pena far finta di aver bisogno di un quarto d'ora di contemplazione estetizzante prima di passare all'azione).

Gli uomini sono fondamentalmente stronzi, hanno paura di restare soli e per evitarlo farebbero qualsiasi cosa, compreso buttare nel cesso le compagne di una vita per poi cercare di riaccatarsele quando butta male. Sono narcisi e infantili, per raggiungere un successo che non si meritano sono disposti a qualsiasi saccheggio e plagio, e non si vergognano nemmeno un po' (ma alla fine, non è questa la vera natura umana? e vabbé).

Le donne anche, hanno paura di restare sole, anche se un po' meno degli uomini. E per evitarlo, finiscono col farsi intortare da chiunque, o con lo spremere il primo cretino che gli capita a tiro (idem come sopra, e vabbé).

Però.

Invecchiare, in fondo, è naturale, ma ci si può sentire ancora vivi.
L'amore (forse) esiste, basta acchiapparlo quando ci passa vicino e anche la giustizia (forse) esiste, basta una piccola capriola del destino (o un nome sbagliato detto al telefono).

Meno autoassolutorio e rassegnato di Basta che funzioni, ma a suo modo velatamente più cattivo, nel suo genere forse il suo più bello dai tempi di Harry a pezzi, Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni è il filmcommedia (i suoi filmdrammatici sono tutt'altra cosa e, in fondo, i miei preferiti) della pace, finalmente non forzato, ma con un paio di battute veramente stratosferiche (una su tutte, Gli spettri di Ibsen).

Della pace, ma non dei sensi 😉
E poi, non è la fatidica frase che, almeno una volta nella vita, tutte noi vorremmo sentirci dire?

soundtrack (non è la prima volta che la posto, ma mi sembra appropriata):

body talk

Alla faccia di Konrad Lorenz e di Desmond Morris, anche rinunciando alle parole (troppo facilmente fraintendibili e che ormai hanno perso il loro significato etimologico: vedi compassione = condivisione di un sentimento, ma ormai trasformata in pena, pietà nel senso più dispregiativo del termine, e non disturbiamo per carità la pietas virgiliana, ché quasi nessuno ormai sa più di checcavolo trattasi. per non parlare della parola amore, ormai così tanto sciupata, banalizzata, avvilita, azzerata che non val la pena di pronunciarla più e tantomeno pensarla), non c'è verso di essere capiti, anche a gesti, a parte da pochi, direi calcolabili sulle dita di una mano.

Fumarsi tipo quattro persone nel giro di due mesi ha un solo significato: incomprensione.
Io sto cambiando e non so bene come, di sicuro riesco a dire no molto più facilmente di una volta. Per me è una conquista e mi fa sentire più coerente e più onesta, con me stessa e con gli altri.
È normale che questo destabilizzi il prossimo ma è anche probabile che io non riesca a far capire i miei no.
Il risultato è doloroso ma, alla fine, accettabile.

Perché la responsabilità del misunderstanding ho imparato a condividerla, anziché scaricarla esclusivamente su di me.
E questo mi sembra già, pure in questo contesto di nuovi codici che mi han lasciata chilometri indietro, un bel passo avanti.

soundtrack:

uno sguardo dal ponte

Veramente, non l'avrei mai detto.

E nemmeno lo pensavo, che i miei occhi potessero essere così espressivi, malgrado me, ché notoriamente soffro di vertigini e ho sempre un po' paura a lanciarmi nel vuoto.

È una sorpresa, la prima bella di questo nuovo anno.

Ringrazio la persona che me l'ha fatto notare e comunque vada, anche da quassù, da questo posto un po' solitario e solo apparentemente lontano, io non smetterò mai di guardare (e anche di desiderare).

Promesso.

soundtrack:

le follie dell’imperatore

Vale la pena, una volta tanto, fare una follia.
Soprattutto se serve (e serve, eccome) a difendersi dalla follia degli altri.

Dopo una cena di capodanno strepitosa e multietnica [nel vero senso della parola: avete mai assaggiato gli involtini primavera fatti da una donna cinese, ma alla cinese? avete mai conversato di caponatine con una ragazza Tamil? e di khoresh con un affascinante uomo persiano? io sì :-)] e due giorni di letargo, ieri sera mi sono concessa un rito beneaugurante ed estremamente liberatorio per festeggiare il mio molto personale inizio d'anno.

Un anno che promette veramente tanto (finalmente) e che, se tutto andrà come deve andare, cambierà la mia vita.

La mia vita vera e il mio futuro stanno in cucina, per cui, afferrato un pesante martello, mi sono avventata (direi piuttosto allegramente) su una pentola di coccio finemente decorata, coperchio compreso.
E, sotto gli occhi esterrefatti di Spago, mi ci sono accanita riducendola praticamente in polvere.
Chiedo scusa ai vicini per il fracasso ma, credetemi, mi sono divertita un sacco.

Non avevo mai, nella mia vita, provato la forza dirompente e positiva che si scatena in una femmina che sfascia un servizio di piatti, e ben che ne ho visti, di film.
Probabilmente perché ai miei piatti ci tengo 😉
Ma questa, beh, è stata un'esperienza sconvolgente e direi sciamanica: stavo facendo a pezzi tutte le energie (e le persone) negative alle quali mi sentivo, nonostante tutto, di rendere conto (poi me ne sono andata a fare il polpettone, che è riuscito benissimo).

Molto meglio della palestra e pure della meditazione. La consiglio a tutti/e. Davvero 🙂

soundtrack: