almost blue

ultimamente (si parla di qualche anno) Alga è molto infelice.
questo è brutto perché, sopra ogni cosa, lei vorrebbe essere (almeno un po’) felice.
solo che non ce la fa e non riesce a capire come mai.

forse dipende dal fatto che sta invecchiando, o che i Nonpiùkids, in un modo o nell’altro, hanno lasciato il nido, o che dopo l’ultima botta lei stessa si proibisca di credere ancora nell’amore (quello con la A maiuscola, quello di coppia per intenderci) e si costringa alla solitudine oppure ancora che il numero dei suoi amici si sia decimato.

Alga non capisce, eppure va al lavoro e ha una vita apparentemente normale. per dire, quante persone hanno una vita come la sua: lavorare, dormire, mangiare da soli davanti a un libro a un computer acceso, punto.

Alga arranca con il suo mal di schiena e i suoi dolori al nervo sciatico ma legge tanto e ascolta tanta musica e gioca col suo cane.  solo che, ogni mattina, le viene da piangere. pur sapendo che la vita è la sua sola ricchezza, quindi dovrebbe celebrarla, non subirla.
tuttavia, continua a non capire se rivelare qualcosa di sé significhi lamentarsi oppure, semplicemente, mettersi a nudo davanti agli altri anche se sembra che il mondo intero corra in un’altra direzione.

ma si rende conto che correre “in direzione ostinata e contraria” sia in fondo la sua vocazione, da sempre. di certo questa attitudine, anche contro la sua volontà, le ha provocato dei danni grossi.
correre in direzione contraria è molto faticoso. e allora? magari esiste qualcuno come lei.

le notti bianche

Alga rediviva dopo secoli di buio e proditoria litigata orrenda con la figlia nonpiùkid guida nella notte bollente a bordo della Pandinaagaz.
Dopo tre notti consecutive di veglia ai matti Alga non riesce più a dormire a tempo debito, così se ne va, oltremodo triste, a fare la spesa in un super open 24 hours.
Dalla radio Sade sussurra that I still want you and I want you to want me too ed è, obiettivamente, straziante in una notte estiva che dovrebbe essere la celebrazione della bella stagione con grilli e tutto e invece è l’ennesima notte di una vita che ormai non si sa nemmeno come sia girata.

Alga va a comprare il necessario per fare un’enorme pizza, nel tentativo (probabilmente inutile) di riunire quello straccio di famiglia che le rimane. Giusto quelle due ore a pranzo per poter fantasticare di essere normale e felice di esserlo.
Il super notturno è fortunatamente abbastanza fresco e deserto e, anche se assomiglia drammaticamente ad un quadro di Hopper, va bene così.

Perché la prospettiva di cucinare, il giorno seguente, è comunque bella e poi è una scusa stupida per andare avanti, per ora a tentoni e a strapponi, ma avanti.
Andare avanti nonostante tutto è obbligatorio, no?
E così Alga compra la farina Manitoba, il lievito secco (quello fresco è esaurito, guarda guarda, che il mondo si sia messo proprio adesso a fare la pizza? con ‘sto caldo, poi), la salsa di pomodoro in offerta, un’anguria baby sperando che sia buona (anche quella in offerta) e poi ha una vergognosa caduta di vanità (e di gusto) acchiappando due confezioni di linguine di Gragnano in confezione Dolce&Gabbana con tanto di cuore rosso e la scritta la Famiglia, la Pasta, l’Italia!
Che vergogna, ma forse con il pesto ci stanno e poi la carta è così colorata.

Al ritorno, sempre nella notte infuocata, dalla radio Vasco mormora Jenny è stanca
Jenny vuole dormire Jenny ha lasciato la gente a guardarsi stupita a cercar di capir cosa
Jenny non sente più niente e Alga capisce perfettamente.

Poi la porta si apre, la cagna nera scodinzola con il suo gioco di peluche in bocca, la macchina per il pane parte per la sua missione di impasto, ché son le quattro di notte e non c’è verso di dormire.
E, insomma, domani (cioè oggi) è un altro giorno come diceva Rossella O’Hara, i nonpiùkids avranno la loro pizza e Alga, per ora, starà lì, in zona.