figli

10392336_10206029553835484_2070839219866799009_n L’Alga pensava (un po’ cinicamente) di essere finalmente uscita dal tunnel: quello dei kids amatissimi che le hanno fatto fare un sacco di risate ma l’hanno anche fatta dannare piuttosto che quello delle figlie dello Strizza che le facevano vedere (quasi esclusivamente) i famosi Sorci Verdi, insomma da quel tourbillon di cartonianimatisparatiavolumefotonico, capriccivari, litigitrafratelli, cocacolafantaepatatinepai, incursioninellettone and so on. Ché son cose che se sei giovane e balda le reggi abbastanza bene ma se superi i Fifthies magari ti fanno perdere qualche colpetto 😉

Invece eccola qui (love happens) riprecipitata in balia di ben due gnomi ahilei irresistibili, con corredo di scatole di Lego, smaltini per le unghie, diari segreti, spumini alla vaniglia, corse sfrenate, battaglie con le spade di Zorro, vestitini da Principessa, coriandoli sul tappeto, sveglie antelucane, abbracci proditori, baci bavosi allo zucchero, nasi di gommapiuma da clown, pigiamini con su Spiderman o Violetta.
E, insomma, certe volte si sente un po’ sbombazzata, ma mai avrebbe immaginato che sarebbe stato così bello, tenero, emozionante. Che poi, quando la Banda Bassotti se ne va lasciando la casa come un campo di battaglia, ci ha la nostalgia e il magone.

Si vede proprio che non si invecchia mai abbastanza, che i bambini son tutti figli, che avere cuccioli tra i piedi ti tira fuori, in modo totalmente inaspettato e perfettamente naturale, atteggiamenti e sentimenti che pensavi di aver chiuso in un cassetto.

E che l’amore è davvero una coperta patchwork, fatta di pezzi tutti diversi e colorati, estendibile all’infinito.

soundtrack:

Annunci

l’ussaro sul tetto (ovvero i piccoli miracoli della vita)

IMG_20150106_081845Da quando ci siamo trasferiti nella casa nuova (quella del rabbino, di fianco al matroneo della sinagoga), il gatto Spago è ringiovanito di dieci anni, pur avendone ben undici.

Avendo una gran quantità di tetti a portata di finestra, spesso ci si arrampica e sparisce per un bel po’. Oppure si piazza davanti alla porta d’ingresso e chiede di uscire per farsi un giro (pare abbia una compagnia felina molto attiva tra cui un maschio enorme con la testa grande come una zucca di Halloween, tutto bianco, e una femmina calicut assai carina) poi, ad un’ora imprecisata, torna e arimiagola davanti alla porta per farsi aprire. Nel tempo rimanente, fa il riposo del guerriero su qualsiasi superficie morbida, compreso il nostro lettone.
Gli è venuto un pelo stupendo, mangia come un maiale (solo secco, si è abituato subito) e, libero dalla Zoe (che ora vive con il figlio piccolo), è tornato il gatto meraviglioso che era una volta.

Questo è un piccolo miracolo ma ce ne sono altri, in questo periodo di meravigliosi piccoli miracoli, tipo in ordine sparso: il figlio che lavora in montagna (e impara l’ebberezza di farsi il culo nella ristorazione), la figlia che resiste in serie A1, la nuova lavatrice con la carica dall’alto che funziona da dio, il bucato che si asciuga all’istante, il poter tornare per riposare in una casa bella calda (e con una vista mozzafiato), un box doccia finalmente come si deve, il banano che si trova bene con noi e, per dimostrarcelo, ha appena messo fuori una nuova foglia, lo stereo che ha la funzione bluetooth e che si collega come niente con lo smartphone e ti spara Radio Swiss Jazz ad alta definizione facendoti godere come un riccio, gli ospiti affettuosi che vengono al Posto e ti ringraziano, gli amici ritrovati dopo tanti anni con i quali cenare (a casa, una volta tanto), ridere e giocare a Scarabeo.

E, last but not least, continuare un cammino speciale (non sempre facile, ma bellissimo) con una persona speciale, per la cronaca proprio lui (https://algaspirulina.wordpress.com/2008/03/12/notte-prima-degli-esami-2/) e ti sembra incredibile: a marzo fanno quarant’anni.

Non è miracoloso?

soundtrack:

torneranno i prati

Unknown-1“Il Signore non ha ascoltato suo figlio sulla croce, cosa vuoi che ascolti noi, poveri cani.”

Mio nonno era partito volontario a vent’anni (vent’anni sul serio) e si era fatto il Carso.
Mi raccontava della vita di trincea, con i cadaveri che galleggiavano in putrefazione nell’acqua della neve sciolta che continuava a cadere e sembrava non finisse più. E le lettere da casa, e il rancio che arrivava una volta su tre.
Mi sono sempre domandata che significato potesse avere per un ventenne, monarchico e credente nella Patria come era mio nonno, un bellissimo ragazzo alto e longilineo, biondo scuro e con gli occhi celesti, stare per giorni e giorni al buio, non sapendo bene se sparare e a chi, con i morti della sua stessa età che gli sfioravano le anche.

Ieri sera sono andata a vedere il film di Olmi e, mai come in quel momento, ho capito.

Ed è stato un pianto a dirotto.
Non so se gli altri spettatori abbiano compreso, io di sicuro sì perché sono stata fortunata ad ereditare certi racconti. Poveri ragazzi, soli e sperduti.

E, nel dolore e nella paura, una grande bellezza.
Girato al buio e nella claustrofobia di una trincea di montagna, con squarci strazianti della natura circostante (una volpe, un larice dorato) che tiene i soldati legati, nonostante tutto, alla vita, è un bellissimo film, una fortissima dichiarazione contro la guerra al livello di Orizzonti di gloria di Kubrick e incredibilmente somigliante a Il mestiere delle armi che ho amato moltissimo.

Sono stata l’unica ad applaudire, sui titoli di coda. Ma avevo i miei motivi.

Consiglio di portarci i figli perché capiscano, una volta per tutte, che la guerra è una follia.

soundtrack: