il prato

To make a prairie it takes a clover and one bee, 
one clover, and a bee,   
and revery.   
The revery alone will do   
if bees are few.

Emily Dickinson

Per fare un prato ci vuole un po’ di trifoglio, e un’ape,
un po’ di trifoglio, e un’ape,
e un sogno.
Il sogno basterà
se le api sono poche.


La traduzione è mia.

Non so se va bene, ma mi piace.
soundtrack: Love, devotion and surrender, Carlos Santana & John McLaughlin
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chiedi alla polvere

Sono seduta davanti alla commercialista del CAF.
Ho caldo e sono stanca, ho fatto una corsa ad ostacoli per arrivare puntuale.

Qualcosa da scaricare?
Cavolo se ne avrei, solo che ho perso i documenti e le ricevute.
Sono molto disordinata.

Prima di cominciare a digitare sul portatile mi scruta con occhio bovino.
Può darsi che sia a debito.
Oh, mado’. Dopo che mi hanno negato perfino gli assegni familiari.
Ancora a debito?
Oh, no mioddio, fa’ che non sia così.

Uhm uhmmm, no. Diciamo che è a credito. Piuommeno sui settecento euri.
Ce credo. Indigente come sono. E con due figli a carico.

Ehm, il suo contratto quando scade?
Ehmmmm, il 31 luglio. Ma per quel mese non credo che lavorerò.
Allora, signora, son casini grossi.
Nel senso?
Sta per arrivarmi un attacco di panico, lo sento.
Nel senso che se non ha una busta paga per luglio, lei anziché un 730 fa un Unico.
E quei soldi tornano allo stato, che li darà al suo prossimo datore di lavoro se sarà in grado di anticiparglieli.
L’anno prossimo.

Non so se sarò ancora viva l’anno prossimo.

Tentativo spasmodico di contattare il mio datore di lavoro per telefono.
Telefono occupato.
Corsa sotto il sole delle tre, come Dustin Hoffman nell’ultima sequenza del laureato.
Trovato rocambolescamente un escamotage per avere la busta paga di giugno spostata a luglio.
Farò la fame, ma che importa.
Corsa sotto il sole per tornare al CAF.
Momento di sollievo. Allungo le gambe sotto la scrivania della commercialista bovina.
Ok, va tutto bene. Tutto bene.

E l’ottopermille, a chi lo vuol destinare?
Ah, già.
L’ottopermille.

Premesso che, a modo mio, sono credente.
E -a modo mio- prego (perfino).
Mi viene in mente la pubblicità radiofonica della CEI.
Con quelle voci blese.
Con quei miagolii.
Con quei toni queruli, e il sottofondo di cori drammatici.
Ma come si fa ad invogliare la gente, in quel modo lì?
Eccheccavolo.

Infatti, l’ottopermille della mia miseria, della mia polvere, la dò alla chiesa valdese.
Almeno loro ci comprano i profilattici contro l’AIDS.

soundtrack: Helpless, Patti Smith

the piano

È quasi certo.
Entro la fine di giugno mi dovranno affettare l’indice della mano destra.
Cavolo, e se per caso sbagliano mira?

Non ho mica un Harvey Keithel che mi ama lo stesso e, per giunta, mi fabbrica una bellissima protesi d’argento.

Se è per questo, tu mica suoni il piano.

Ah, già.

soundtrack: My big secret, Michael Nyman

orient express

Oggi, prima mattinata di semidisoccupazione.

Mi sono gingillata tra il blog, la stenditura del bucato, il ravanamento tra le scartoffie lavorativi e fiscali (contratti, cud e quelle cagate lì), la banca e una gitarella a scuola per firmare la mia condanna.
E naturalmente mille pensieri mi sono frullati in testa, tipo chiamare il tale per sapere se c’è qualcosa da fare in giro quest’estate piuttosto che propormi come gestore di bar per l’Ente Parco Antola 😉

Nel frattempo, quando stavo a casa, a parlare con la Cilvia per una delle nostre lunghissime (tipiche) telefonate ipnotiche nelle quali, più che chiacchierare, ognuna fa i cazzi propri.
Esprimendosi fondamentalmente con monosillabi o grugniti.

Verso la fine, però, la conversazione si è fatta più vivace.
E sensatamente surreale.

Beh, devo uscire, ci sentiamo più tardi.
Ok, a stasera allora.
Va bene, stasera sei a casa?
E dove dovrei andare, secondo te? Certo che sono a casa, è lunedì…
Beh, magari capita che esci…
Già, ora che ci penso bene , potrei uscire e andarmi a mettere sotto il treno della linea Trofarello-Chieri.
Ma va, devi almeno metterti sotto un eurostar, la Trofarello-Chieri non è chic.
Se vai a buttarti sotto quel trenino lì ti levo il saluto…
Anzi, ti consiglio il TGV.
Quello sì che è trendy.

Ok, facciamo il TGV. Baci.
Ok, a stasera. Baci.

soundtrack: Binario, quella canzone vecchia e triste che non mi ricordo più chi la canta
(aggiornamento grazie ad Orsociccio: l’interprete essere Claudio Villa)

faraway, so close

arcobalenoÈ difficile dire certe cose senza sembrare sdolcinati, o retorici.

Questo, per esempio, è l’arcobaleno che ho visto sabato sera sopra il tetto dell’Esselunga.
Se l’ho fotografato era perché lo volevo postare.
E c’è un motivo.

Il cielo è grigio e piovoso, ma ci sono quei colori lì.
Sono così belli, anche se svaniscono in un istante, inghiottiti dalle nuvole.
Ho bisogno di ricordarmeli, con una foto è più facile.

Sono tutti i gesti d’affetto che sto ricevendo da tutti quelli a cui tengo.
E pazienza, se ci separano lontananza, circostanze e nuvole scure.

Guarderò questa foto.

Soundtrack: Over the rainbow, Judy Garland

pioggia

seraStasera mi sono infilata le mie flip-flap rosa e sono planata in città sotto la minaccia di un uragano.
In realtà, ha solo piovicchiato.
Ma, anche se il cielo si è dimostrato stitico, la serata è stata generosa.

Ricca di chiacchiere anche molto personali, di camminate nella brezza post-temporalesca, di assaggi etilici nientemale sotto un palazzo Carignano fatto di panna.
E promesse di cene, e una fugace poesia.

E musica da ascoltare, ma tanta.
Beh, si può stare bene anche sull’orlo del precipizio.
Basta essere Alice in wonderland.

Anche all’inferno.

soundtrack: Walk on the wildside, Lou Reed