rosso napoletano

Evabbe’, l’estate impazza, qui in Monferrato, il sole picchia a palla e le cicale si sgolano.

Oltre a cucinare furiosamente (caponate, carpioni and so on), abbrustolirsi al sole nei momenti liberi e guardare vecchi film di Raffaello Matarazzo durante la notte, che si può fare?
La salsa di pomodoro, ovviamente. Tanto, gli orti traboccano.

Quindi, L’Alga rediviva si è trascinata a Moncalvo Centro e ha fatto un colpo di mano nel vecchio negozio di casalinghi, portandosi a casa un marchingegno medievale dotato di fresa e manovella.

Da quel momento lì non c’è ne stato più per nessuno.
Alternandosi strategicamente (e diplomaticamente, tra due cuochi non mettere il dito), lei e il Luca hanno dato inizio ad una mostruosa (nel senso di quantità) produzione di sugo di pomodoro, ingaggiando una sfida stile OK Corrall.

Quello dell’Alga, perini, aglio e basilico. Quello del Luca, cuori di bue, aglio, cipolle, scalogni, basilico e peperoncino di sua produzione. Nessuno di noi due ha intenzione di spuntarla.

Ma il divertimento è assolutamente totale.

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cuore di cane

In mezzo a tutto ‘sto casino di cambi di vita, che un po’ son contenta e fiduciosa e un po’ mi ammazzerei (come stasera perché oggi è stata una brutta giornata e di questo devo sempre ringraziare G. che sa e vuole ferirmi anche a distanza), ho sempre e comunque la Nina, che mi dà tanto e non chiede quasi niente, tranne il mio affetto.

Fuori dalla mia finestra ci sono i grilli e la luna turca e il soffio del vento.
Dentro di me ci sono dolore, delusione, rabbia, disperazione, paura.
Ai piedi del mio letto c’è, come sempre, la Nina, nera e un po’ sgraziata. Si è accucciata appena entrata in camera e ora sospira prima di prendere sonno.

Ho un’altra notte da far passare in qualche modo, aspettando che questo male finisca.
Le appoggio una mano sul dorso da foca e sento il suo cuore battere.

Sulle lenzuola c’è una ciotola con tre prugne rosse da mangiare guardando un film.

Anche questa notte passerà e la Nina, domani mattina, verrà a svegliarmi leccandomi una mano.

la signora della porta accanto

Quando penso ad un film che mi fa venire il nervoso (perché “la verità mi fa male lo so”) penso a questo qui di Truffaut, il mio regista preferito. Nonostante la mia storia sentimentale personale potrebbe portarmi ad identificarmi con Mathilde, io sono davvero la Signora Jouve, quella che si era gettata dal settimo piano perché rifiutata in amore. Quella, per intenderci, che conia la frase (terribilmente vera) “né con te né senza di te” e che si eclissa quando il suo vecchio amante la viene a cercare.
Io sono lei.

Quindi, caro G., amore mio, continuerò a pensarti come ho fatto per tutta la mia vita.
Sarai sempre nel mio cuore ma desidero non incontrarti. Tra le altre cose (rialzarmi come sempre da sola dopo un disastro epocale, scegliere il futuro, essere consapevole del mio vero valore, lavare accuratamente la plastica prima di buttarla nella pattumiera) che mi hai insegnato, ho imparato anche a non fidarmi di te. Peccato.

Non cercarmi, per favore. Non fa per me.

Ci siamo incontrati due volte nella nostra vita: è stato bellissimo e terribile.
Va bene così.

on connait la chanson 2

Ogni sera, riordinando, io e la Sabi spariamo musica a palla.
Siccome siamo due vecchie signore, molto rispettose l’una dell’altra, facciamo i turni: una io e una tu.

E abbiamo (modestamente) gusti musicali sopraffini. Non so cosa pensino i nostri ospiti, soprattutto quando facciamo i coretti. La realtà è che ne esce fuori una meraviglia sonora.

Ne facessimo un programma radiofonico avrebbe un gran successo.

 

‘round midnight

Mi piace un sacco nuotare di notte.
E, adesso, lo posso fare quando voglio. Nuda, sola, in silenzio.

Nuoto a rana lentamente, con la testa fuori dall’acqua che è calda e illuminata come se dentro ci fosse il plancton.

Non uscirei mai: sopra un cielo di stelle, dentro un liquido tiepido e materno che mi culla, attorno i grilli che cantano.
Nuoto lentamente e non sento niente. Non più ansia, non più dolore. Sono una rana, una bambina, un insetto.

Per un po’ non sono più io. Sono solo una roba sospesa tra cielo e terra.

Lola corre

La più felice, in ogni caso, è la Nina.

Per ora, non essendoci ancora Spago, dorme in camera con me. Mai sul letto, lei è una lasmestè 🙂 però vicina e durante la notte sospira (fop fop fop) e russa. Mi piace, è un bel suono che fa compagnia, il respiro del tuo cane.

Durante il giorno va al “campo estivo”: un bel recinto grande con altri due cani, subito dietro alla cascina. Me lo chiede lei, appenda mi sveglio e scendiamo nella zona comune.
Quando posso, la vado a trovare (è lei che mi manca, non io a lei) oppure la porto sul prato davanti.

Lei corre come una matta e trascina il pancione sull’erba umida.
All’ombra del fico.

vivre sa vie

Qui da noi si gira in infradito o in sandalétt, non ci si trucca, ci si pettina raramente, non ci si guarda quasi mai allo specchio.
Ci si dà il bacio del buongiorno e della buonanotte (è un’istituzione).
Si mangia insieme se si vuole, altrimenti no.

Si accarezzano i cani e alla sera si innaffiano il prato, fiori e piante.

Si fa il pane tutti i giorni.
Si indossano vestiti improbabili (vecchissimi) oppure pareo o copricostumi/camicie da notte, cappelli strambi.
Si dorme finché possiamo o ci va, idem per andare a nanna.
Di giorno, in orari assolutamente sfasati, si sgobba come ossesse, ognuna al proprio preciso posto di combattimento.
Ogni tanto ci si fanno foto buffe e si ride di cuore, ogni tanto si chiacchiera.
Quando ci sono cinque minuti liberi si fa perfino un tuffo, notte compresa.

L’estate divampa e sembra tutto così lontano che certe volte fa un po’ paura.

Ma per ora va bene così.