resurrezione

AR2458_RESURREZIONE_ANGELINe avevo proprio bisogno.
Ma le nostre chiese stanotte erano tutte chiuse. Così, dopo aver smontato dal Posto, me ne sono andata a quella ortodossa e ci sono rimasta due ore.
Non ci ho capito niente ma era bello.

E ne avevo bisogno perché oggi è la festa più bella: se nascere è già una cosa speciale, rinascere lo è ancora di più.

Lo so di sicuro. Quest’anno è capitato a me.

 

 

soundtrack:

 

 

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a’ bout de souffle

6794936871_b5b3895994_b-1È risaputo, io non dormo mai. Così, ti guardo dormire per ore e ore. Tu dormi e mentre dormi sorridi. Sei ancora il ragazzo di trentanove anni fa, con quelle rughette attorno alla bocca alla Gregory Peck. Sono stata brava a venirti a cercare. Sei stato bravo a farti trovare. Comunque vada, il tempo che ci è concesso sarà bellissimo. Si vede che era destino. E va bene così.

 

soundtrack:  

e fu sera e fu mattina

Unknown-3Lo so che non bisognerebbe infierire, lo so (anche) che va di moda tifare per i piccoli film indipendenti, quelli realizzati eroicamente con pochi soldi e girati con tanti attori non professionisti e con il sonoro in presa diretta.

Quindi, in primis (anticipando quelli che mi tacceranno di snobismo, ingenerosità e stronzaggine), chapeau al coraggio, alla fotografia (e gli è andata bene che le Langhe son fotogeniche assai), alla recitazione dell’unico attore decente, cioè Albino Marino che interpreta il parroco Francesco ma tutto il resto, posso dirlo? Una lamata epocale.

Chi era con me si è abbioccato dopo cinque minuti cinque. Io ho resistito fino alla fine ma con una gran voglia di scappare fuori a godermi la dolce temperatura che, ieri sera, odorava di maggio.

Mancano 49 giorni alla fine del mondo, ed Emanuele Caruso ce li fa scontare proprio tutti: lentezza inenarrabile, recitazione da oratorio, retorica irritante. Che peccato, che occasione mancata.

Quando alla fine (finalmente) arriva (o dovrebbe arrivare) la fine, uno spera che una buona volta esplodano tutti, come nel (mirabile e da me amatissimo Melancholia di Lars Von Trier), invece niente. Purtroppo. Rimangono tutti lì, su un prato, con una cassa di birra Moretti.

A proposito di questo film sono stati citati, nell’ordine: Giorgio Diritti, Ermanno Olmi, Lars Von Trier.
Non so chi sia stato ma credo si fosse fatto (prima) almeno una canna (o una cassa di birra Moretti).

Chiude il film, sui titoli di coda, un duetto (con coro) da messa scout.
Tanto per dare il colpo di grazia.

 

 

soundtrack (vi prego, deliziatevi):