fiesta

lillino

Nelle ultime ventiquattrore ho deciso due cose:

che la cena del mio compleanno sarà una gigantesca bagnacauda

che l’entrata della mia nuova casa dev’essere lilla.

🙂

soundtrack: Migrazioni, Cristina Donà

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september

Ieri ho fatto le due di notte per riempire i pensili del bagno.

Stasera sono tornata a casa definitivamente alle dieci e mezzo.

Intendiamoci, va tutto bene.
È solo che è troppo veloce.

Non ascolto musica.
Non leggo i giornali.

Penso solo ad arrivare puntuale nei posti, o a dare le disdette del vecchio gas o alla tinta che voglio dare sui muri, e le giornate e le settimane finiscono in un lampo.

Eppure fuori c’è una bella luce morbida che invita a rallentare, mentre io invece sfreccio attraverso il parco per andare al lavoro, col tutore che cigola.
Per ora non mi posso fermare, nemmeno per guardare il colore degli alberi.

Mi sento un po’ stupida, come una bambola caricata a molla.
Sto bene, ma è come avessi scollegato il cervello dalla pancia.

Chissà cosa sta succedendo.

soundtrack: Oops! Wrong Planet, Utopia

caterina va in città

Ora che la Cami è perfettamente in grado di scorrazzare sui bus e ha avuto il battesimo del fuoco di un liceo nuovo di pacca, un pigiamaparty, un raid in centro per negozi, un’abboffata da Mac Donald’s  e una festa di compleanno di una sua amica in un locale appositamente affittato (tutto in una settimana e senza di me), la sua wishlist si è arricchita di una nuova opzione.
Piuttosto pretenziosa.

Mamma, sabato devo rifarmi il guardaroba.

Invece la mia, di wishlist, diciamo essere rimasta a livelli molto basic:

1. che domani assolutamente arrivi l’omino a montarmi i mobili del bagno, i pensili e i lampadari

2. fare fuori gli ultimi dieci scatoloni (a costo di buttare via tutto)

3. trovare il tempo per depilarmi

4. smettere di zoppicare

5. dipingere la casa di giallo prima del mio compleanno.

Il punto è che i desideri di cui sopra a tutt’oggi mi sembrano irrealizzabili.

soundtrack: Dreams, Cranberries

prima pagina

C’è sempre un bel casino, in redazione.

Sarà che è un open space, ma proprio open.
Sarà che mi son tutti simpatici per quel gran parlare di film che fanno.
Sarà che son felice di avere un lavoro comediocomanda.

C’è sempre un bel casino, ma il venerdì che è giorno di chiusura del numero e non ce ne andiamo prima delle dieci e mezzo di sera, la redazione sembra una voliera.

Assomigliamo agli uccelli più diversi, e ognuno fà il proprio verso.
Ci sono incursioni sfarfallanti tra le scrivanie, e il ticchettio furibondo sulle tastiere sembra il cozzare di tanti becchi dentro le mangiatoie.

Già, a proposito, perché c’è anche la questione-cibo, a una certa ora (mica puoi stare chiuso dalle due del pomeriggio fino a notte senza mangiare, no?).

E allora alé con le spedizioni al bar di sotto, e c’è qualcuno che prende le ordinazioni per tutti.
Oppure ci si porta la roba più strampalata da casa, e si divide quasi sempre.
Ci sono anche dei loschi giri di acqua minerale gassata in bottiglie di vetro piuttosto che di fette di salame e ho sentito parlare di circolazione clandestina di strudel e passito nel covo dei correttori 😉

Insomma, uscire tardi dal lavoro al venerdì non è un gran sacrificio, (gli ultimi venti minuti sono di vero svacco, perché alla fine siamo tutti lessi) e io non vedo l’ora di avere la casa funzionante per contribuire ai foraggiamenti.

Credo che comincerò con i muffins.

🙂

soundtrack: Nightshift, The Commodores

addio vecchio west

posto 4
posto 1
posto 3
posto 2
Sabato ci vado, per ventiquattr’ore, e ho fatto in modo di concentrare tutto, ma proprio tutto, per non dover tornare per un bel po’.

Ho bisogno di dormire fino a tardi al mattino del sabato e della domenica.
Ho bisogno di esplorare il mio nuovo posto.
Ho bisogno di rimettere insieme tutti i pezzetti.

E quando tornerò, non sarà mai più a Dogville  che, a dispetto del suo fascino bucolico, sa farmi star male.

Ci tenevo a postare queste foto perché parlano di quello che mi piaceva.
E davvero, questi posti io li ho amati.
Però adesso basta, è ora di dire ciau, byebye, adieu.

Senza neanche un briciolo di nostalgia.

soundtrack: E già, Lucio Battisti

la febbre (o del ridimensionamento)

Chissà se i gatti hanno la memoria a lungo termine.

Per il bene di Spago, io spero di no.

Nel giro di poco più di un mese la sua vita è cambiata.
Niente più corse sfrenate nel pratone di fronte a casa, a caccia di lucertole e di grilli.
Niente più spericolate passeggiate sui coppi del casolare abbandonato, in compagnia del suo amico Voracebianconero.
Niente più notti brave nel profumo del fieno maggengo sapendo che poi ci saranno lunghe dormite all’ombra dell’ortensia.

Ora Spago ha una doppia finestra lunga fino al pavimento davanti a cui passa le ore, guardando il verde degli alberi e il volo degli uccelli.
Forse, non potrà uscire mai più.
E a pensarci, questo "mai più" mette angoscia e paura.

Eppure non sembra triste: non ha perso l’appetito e la voglia di giocare, continua a piacergli farsi fare i grattini, saltarmi sulle ginocchia mentre sono sul cesso a fare la cacca, dormire con me.

Forse davvero non ricorda. O forse, semplicemente ha preso atto di un nuovo modo di stare al mondo.

Anche per me è così.

Questa è una vita nuova.
Più quadrata e più sicura. Forse più limitata, ma non importa.
Anche se fino all’inizio dell’estate il pensiero di non avere un balcone per le mie piante o un weekend libero ogni tanto mi avrebbe mandata in panico, adesso divido la finestra con Spago e mi va bene così.

Ho regalato le surfinie, il mio meraviglioso gelsomino, l’ortensia bianca, le rose.
Ho fatto di tutte le mie lanterne uno scatolone ben sigillato e l’ho messo in cantina.
Se resistono, coltiverò le piante aromatiche su una mensola in cucina.

E mi sono portata via solo le piante grasse, quelle più resistenti, quelle che assomigliano a me 😉

La febbre del vedere, del provare, dell’uscire a guardare per un po’ l’ho messa da parte.

Magari prima o poi capiterà qualcosa che me la farà tornare.
Magari no.

Nel frattempo ho tante cose da fare (casa, lavoro, kids e basta), sono meno inquieta, né triste né platealmente felice, insomma non so esattamente come sono, ma sto bene.

Forse non ricordo o, forse per la prima volta, mi sto cercando.

soundtrack: