simon del deserto

Da due settimane il Figlio Adolescente è via con gli scout.

Fosse stato l’anno scorso, avrei programmato una serie infinita di uscite serali: concerti a Villa Arconati o alla Triennale Bovisa, aperitivi in centro, visite notturne ai musei e cose così, comprese le varie ed eventuali.

Ma quest’estate no. Mi sento eremita. Anzi, stilita (alla faccia delle vertigini) e non mi dispiace nemmeno un po’.

Sarà che sono più stanca, sarà che sono più grassa (veleggio allegramente verso gli ottantuno, yeah), sarà che mi son stufata di corteggiare persone (più giovani e più energetiche, sicuramente più magre) che hanno sempre tutt’altro e di meglio da fare, fatto sta che non vedo l’ora di tornare a casa, la sera. Sola.

Entro nella casa buia e ragionevolmente fresca, saluto il gatto, accendo il mac e apro la casella di posta. Che bello, ho disinserito le notifiche di fb 🙂
Appiccio la musica, mi faccio una doccia gelata, mi metto la camicia da notte di lino e mi preparo uno spritz.

Penso a qualcosa di buono che posso mangiare (gazpacho forever!) e faccio il giro di telefonate alle persone che amo di più. Bagno il giardino,  accendo i mosquitos coils, mi incanto a leggere un pezzo di libro. Ogni notte, mi addormento dopo un (bel) film.

Sto bene. Non è il momento di fare brutti pensieri, le lotte vere ricominceranno a settembre. Godo fino in fondo di ogni piccolo momento piacevole: non è difficile, basta farci attenzione.
Domenica sera è venuta a cena un’amica che non vedevo da vent’anni. Abbiamo molto in comune, è stato bello.

Pregusto le mie vacanze, poche ma buone. In collina, al fresco. Finalmente dormire, leggere a iosa, mangiare cose che hanno un sapore, vedere facce conosciute, ascoltare voci e accenti famigliari. E la sera, girare per una città incantevole che conosco a menadito.

Lo so, condividere è bellissimo, ma bisogna trovare persone disposte a farlo. Altrimenti diventa un esercizio sterile, uno spreco d’amore.

Esiste un’alternativa (si impara) e, quest’estate, ho scoperto che è molto, molto piacevole 🙂

soundtrack:

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(banalmente) chariots of fire

 

Sì, lo so. Ormai sono una vecchia, eccentrica signora e, per di più, un’inguaribile ingenua.
Ma erano secoli che non piangevo così bene (diciamo dai tempi delle recite dei kids quando erano kids, e ne uscivo tramortita a forza di lacrime) come stasera, guardando la cerimonia di apertura delle Olimpiadi in streaming e intanto affettando, lessando, friggendo, ché domani e dopododomani c’ho due cene in programma.

Può darsi che sia perché davvero sto invecchiando e sono un po’ esaurita, o perché Danny Boyle è un vecchio volpone, o ancora perché ho una bellissima figlia che fa sport sul serio (e fare sport sul serio significa tanta ma tanta fatica).
O forse questo è un momento brutto per tutti e vedere tanti ragazzi belli, puliti e sorridenti mi ha masticato la testa e il cuore.

Non sono una buonista, so che esiste il doping. Però sorridevano tutti, anche quelli che non avevano mai vinto una medaglia, anche quelli che venivano dai paesi più poveri e più trormentati del mondo (e non è facile veder sorridere qualcuno, in questo periodo).

Erano così belli. E, al passaggio della delegazione italiana, quel foglio stropicciato con sopra scritto mamma, sono qui mi ha tolto il respiro.

Ma non solo.
Mohamed Ali piegato dalla malattia.
L’abbraccio tra i giovani tedofori e i vecchi campioni.
Paul dei Fab Four (la mia giovinezza), anche un po’ stonato.

Diommio, sono proprio andata 😉

soundtrack (e questo sia il senso giusto di questa canzone, oggi):

toutes nos envies

Per dire, ho cinquantadue anni e da otto non ho una stanza tutta per me.
C’è di peggio, lo so.

Ma c’è anche che il letto ultimamente è diventato un divano. E i vestiti che stanno dentro l’armadio non mi entrano più.

Se prendessi le medicine non avrei neanche più i sentimenti.
Ma i sentimenti, al momento, sono tutto quel che ho.

Poi come farei?

soundtrack:

due o tre cose che so di lei

Il mio vero, inconfessabile, puerile, narcisista e stronzo desiderio segreto (oooops, per la mia amica Cloud: ho dimenticato isterico) è stare per ore e ore in una cucina luminosa, enorme, deserta e perfettamente silenziosa a cucinare quello che voglio, con pazienza, godimento e dedizione.

Così, senza fretta.

Poi, ogni tanto, arriva un cameriere totalmente muto e rispettoso che acchiappa le comande e le porta in sala.

E dopo un po’, attraverso la porta, sentire un boato (la mia amica Pat lo chiamerebbe squasi).

Fremere di piacere, sorridere impercettibilmente e continuare ad affettare, montare, friggere, impastare, assemblare.

In assoluto silenzio, senza mai uscire di lì.

soundtrack:

rabbit hole

Comunque, anche così, tutta appallottolata, io non mollo.

C’è in ballo una nuova guerra da combattere. E sia.
Nel frattempo l’elisir di menta pare sia venuto bene.

E io non smetto di cantare (a bassa voce, però).

soundtrack:

rosalie va a far la spesa

Mentre volavo sull’autostrada To-Mi magicamente e deliziosamente vuota causa partita provando la straordinaria ebbrezza dei centotrenta (O_o) e consideravo seriamente la possibilità di arrendermi prossimamente alla paroxetina, pensavo.

Pensavo (con un ben definito senso di nausea) che stavo tornando a bomba nella mia prigione bollente dopo due giorni di profumata frescura collinare ma che avevo, altresì, il baule stracolmo di tesori.
Perché a me, quando torno a Casa, piace fare shopping (spendendo poco).

Prima di tutto due paia di orecchini drammaticamente mediterranei e  meravigliosamente e sciccosamente vintage (dono del mio amico, il Mago di Oz).
Poi due sciarpine molto francesi e gli incensi Spiritual Guide comprati nel mio negozio preferito.
E, per finire, le deliziose caciottine di capra della Cascina Menzio e albicocche giganti, fagiolini, zucchini, pomodori cuori di bue, cipolle rosse, cetrioli e prugne rosse dell’azienda agricola Razetto di San Pietro.

Ah, dimenticavo. Anche un chilo di favolose ciliegie nere, le ultimissime, quelle che sanno di marmellata. Le ho prese da un contadino, sulla strada per Pecetto.
Un contadino bio (e nient’affatto male), che teneva un bellissimo gallo (libero) sotto al banco della frutta.

Concludendo, i primi adorneranno le mie graziose orecchie (grazie, Stefano), tutto il resto (disposto religiosamente in frigorifero) servirà prossimamente a stupire piacevolmente i miei amici milanesi.

Quei pochi che, sinceramente, apprezzano 🙂

soundtrack: