da che pianeta vieni?

Però io mi domando.

Chiamereste mai a cucinare a casa vostra una cuoca-a-domicilio che semina in giro brochures le cui immagini (tipo questa qui sopra) ricordano riprese satellitari di pianeti non ben identificati?

E che propone, tra i dessert, un soufflè (con la è) al granmarnier (senza la d e tutto attaccato), il profitterol (con due t) e, soprattutto, un soufflè (di nuovo con la è) alla (udite udite, quale raffinatezza e originalità) nutella?

Mah.

Comunque, una cena per otto vi costa sui quattrocento euro, sappiatelo.
Va bene che è compresa la mise en place (per fortuna scritto giusto), ma dovreste vedere che tovaglie.

soundtrack 😉 (tanto, natale è passato):

buon natale, buon anno

C’è poco da dire, è stato un anno duro, e non è ancora finito.

Però ho raggiunto la perfezione (precisamente ieri notte alle quattro) con le paste di meliga, ho ritrovato mia sorella (da qualche mese), ho conservato (finora) il lavoro, ho trovato una nuova casa (carina) e una nuova padrona di casa (gentile). Speriamo lo siano (carini e gentili) anche i nuovi vicini.

Questo Natale sarà meglio degli ultimi (almeno) dieci, il Capodanno lo passerò con i miei amici.

Per il 2012 la wishlist è molto basic (anche se basic, di questi tempi, può significare lusso sfrenato):

– un posto di lavoro che resti mio
– la possibilità di curare i miei acciacchi
– vedere un po’ di più mia figlia
– uscire indenne da due traslochi (quello di mia madre e il mio)
– potermi lanciare un po’ di più nel catering (ché c’ho bisogno di arrotondare)
– vedere mio figlio un po’ più sui libri e un po’ meno davanti alla playstation
qualcuno di speciale da abbracciare (ecco, l’ho detto) e che sia così speciale da sapermi leggere dentro, veramente, ché sono stufa di farmi usare come in passato, dai soliti squallidi qualunque.

Mi rendo conto che gli ultimi due desideri sono praticamente irrealizzabili, ma vabbe’, io sono testarda e ci provo lo stesso, a desiderarli.

E a chi passa di qui chiedo di lasciare un vorrei. In cambio, incrocerò le dita: magari funziona 🙂

soundtrack:

ti va di ballare?

È bello che passiamo anche un anno senza sentirci, poi magari una sera ti telefono e, stranamente, ti becco a casa e tu sei contento e mi fai le feste. E parliamo così, del più e del meno e delle nostre vite e tu fai sempre ancora il ragazzo scavezzacollo mentre io ormai son quasi una monaca e, insomma, i nostri percorsi sono talmente diversi, ma abbiamo tanti ricordi in comune, e tante notti passate a ballare insieme.

Poi finisce sempre che parliamo di musica, e lì si capisce perché restiamo amici anche senza vederci mai: nell’ultimo anno abbiamo ascoltato e siamo diventati matti praticamente per le stesse identiche cose.

Mi piace tanto, questa cosa qui, che non siamo per nulla simili ma su un punto ci capiamo al volo e potremmo andare avanti per ore e se mi consigli un disco che ancora non conosco, so già che lo adorerò.

E lo stesso vale per te 🙂

soundtrack:

a pochi passi da qui

Stanotte c’è un vento freddo di montagna e tornando dal lavoro, alle dieci e mezzo di sera, ho sentito odore di neve. Cammino piano. La nuova casa, quella piccola piccola col grande terrazzo circondato da una stricia di terra, sembra proprio che sarà mia. Lunedì avrò anche una vecchia bicicletta a prezzo stracciato, così la mia la passerò a Pietro. Dovrò dare la disdetta, fare scatoloni, dire addio.

Penso a tante cose che mi sembrano troppo veloci per il mio passo troppo lento. E anche la solitudine ormai è un dato di fatto, una cosa con cui ho smesso di litigare.

Quando sto per addormentarmi e mi arrivano pensieri tristi, o che mi fanno disperare, immagino quello che sarà il mio piccolo orto, pieno di erbe aromatiche, e le lunghe sere a leggere e ad ascoltare musica alla luce delle lanterne marocchine, quelle che ho voluto a tutti i costi conservare negli scatoloni e che forse, a marzo, potrò tirare fuori.

La mia vita sarà piena di altre cose, sarà primavera e, forseforsemaforse, finalmente avrò un altro posto dove piantare la mia rosa bianca.

soundtrack:

un sogno per domani

Stanno cambiando tante cose fuori di me e io ancora non trovo parole per raccontarle.

Son cose belle, ma con uno strascico di tristezza e mi mandano in confusione perché ancora non so se, alla fine, cambieranno anche me.

Allora faccio che entrare nel mio negozio preferito e lascio vagare lo sguardo, aspettando che qualcosa mi voglia incontrare.
E infatti. Sono due lumini indiani di seta e perline, e sono (indiscutibilmente) per la nuova casa.

Ecco, in mezzo a tutto questo casino (emotivo), faccio un sogno per domani: ci sarà un angolo e nell’angolo il divanoletto rosso su cui dormirò. Ai lati del divano rosso ci saranno due comodini alti e stretti. Uno per ora è in camera dei kids, l’altro è in cantina. Adesso sono bianchi, ma diventeranno rosa shocking e rossi. Sopra ci metterò due abatjour, scompagnate: quella che ora sta vicino al Mac e quella che ora sta vicino allo stereo.

Sul comodino di sinistra, anche la mia lavalamp, che al momento sta vicino alle orchidee. Su quello di destra, i bruciatori per gli incensi e i lumini indiani, che faranno una bella luce prima della nanna. Nei cassetti i miei gioielli finti e gli smalti per le unghie, nei ripiani inferiori i libri di turno. Nei contenitori dietro agli sportelli, non so ancora.

Ho fotografato uno dei due lumini al buio: non so ancora se quella casa sarà davvero mia.
Ma so per certo che, quando mi muoverò, quell’angolo ci sarà. E sarà davvero mio.

soundtrack:

cambiare vita (cambiare casa)

Ci son cose che mi danno sicurezza, tipo essere ancora capace di fare degli anolini perfetti, come li faceva mia madre e, ancora prima di lei, mia nonna. Oppure avere almeno tre rotoli di carta igienica disponibili sul ripiano vicino al cesso. Oppure ancora vedere che lo stereo continua funzionare, o poter stare seduta almeno nove ore al giorno davanti al monitor della redazione a fare copiaincolla (anche se magari è triste), poter salvare le bozze qui sul blog.

Per contro, ci sono tante cose che mi fanno sentire in sospeso: il computer sempre più inchiodato, il figlio scarsamente contattabile, la figlia lontana, la Vecchiapunto sempre più vecchia, il pane dello shabbat che mi viene diverso ogni volta, le lettere minacciose dell’Enel o di Equitalia, il non sapere bene quando e dove andrò ad abitare, le gambe che fanno male e gli occhi da rospo perché ho sospeso gli antistaminici, ascoltare Servizio Pubblico su Radio Capital, pensare al futuro, non riuscire a postare le mie soundtrack qui sul blog.

Stare in sospeso fa paura, cambiare vita fa paura.
Però la vita cambia, mio malgrado (o forse no), cambia per conto suo e io, che sono lenta ma curiosa, in qualche modo le starò dietro.