ME TARZAN, YOU JANE

Eh, se la comunicazione tra maschi e femmine fosse così facile.

E semplice.

E priva di fraintendimenti.

E così carina, anche 🙂

Buone vacanze, dai.

A me e a tutti quelli che ci stanno andando.

soundtrack: I feel like a woman, Shania Twain

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LA RAGAZZA CON LA VALIGIA

Dopo due anni passati a rimettere a posto i pezzi per l’ennesima volta, la maggior parte del tempo senza nemmeno tirare il fiato, ora me ne vado in vacanza.

Sono incredula, confusa, incuriosita.

Naturalmente anche un po’ spaventata (e te pareva…)

Però, se non ci sto attenta, mi scappa -anche- che sono felice 🙂

Nella valigia metto le marmellate fatte da me, i racconti di Alice Munro, tanta musica e questo pensiero:

ogni stecca ripetuta due volte è l’inizio di un arrangiamento.

Frank Zappa

Io ci credo. E voi?

soundtrack, ovviamente: You are what you is

OLTRE IL GIARDINO

Anna e Antonio sono partiti per il Conero e, siccome mi sono offerta, mi hanno lasciato le chiavi di casa per poter bagnare il loro giardino.

Naturalmente mi sono offerta perché io lo adoro, il loro giardino. È come un piccolo “hortus conclusus” medievale, un fazzoletto tra quattro mura, ma è così bello.

Ogni sera, ed è quasi buio, penetro silenziosamente nella loro casa chiusa. Ormai so muovermi a tentoni.
Odore di mele.

Passo dalla cucina per prendere il cibo per la gatta. Spalanco la porta del retro e accendo la luce contadina, un lume riparato da un piatto di latta, fissato al muro esterno.

Rumore di grilli.

Ruoto il rubinetto, impugno la canna dell’acqua e sono pronta ad annusare. Bagno una pianta, e lei mi risponde sprigionando tutto il suo profumo.

Di solito incomincio con la menta piperita, poi vengono le piante di zucchino, poi il bambù, le rose selvatiche.

E intanto passo sotto il pesco e il melo cotogno. È il momento dei pomodori, del sedano e del basilico, l’uva spina che mi punge sempre, poi l’acanto e ancora la menta, il glicine e le petunie in vaso.

Finisco sempre con il grandissimo rosmarino, superfragrante dell’oscurità che avanza.

Ogni tanto, una sorpresa. Come stasera, sbucata dall’acanto, una piccola rana, lucida e smeraldina anche alla luce fioca della lanterna. Ma non aveva paura, anzi, ogni tanto si fermava e si guardava intorno.

Io annaffio il giardino dei miei amici e intanto annuso, e penso. Ultimamente ho pensato che ti piacerebbe questo posto, è così proustiano. E nello stesso tempo dovrebbe essere abbastanza selvatico per te.

soundtrack: Journey Through The Secret Life Of Plants, Stevie Wonder

UN MERCOLEDÍ DA LEONI

Wow.

Wow.

Wow.

Ho quasi paura a dirlo: ieri/oggi è stata una giornata perfetta.

Mi sono svegliata con calma, come piace a me. Ho cazzeggiato in giro per casa con la tazza del caffelatte in mano.

Ho fatto le mie brave tavole quotidiane e le ho spedite via e-mail al Capo.

Ho pranzato con la Cami sul terrazzo, poi l’ho accompagnata da mia sorella.

Adesso viene il bello.

Sono (segretamente) scesa in città e sono andata al mio (misterioso) appuntamento col tatuatore.

Era un bel po’ che ci pensavo, così ho progettato tutto nei minimi particolari.

Per l’indirizzo, la mia ex bassista (che essendo sposata ad un producer, bazzica ancora il mondo dei giovani rockers).

Per il disegno, anche se l’idea è mia, il più bravo tra i miei amici/colleghi grafici.

Mi sono sottoposta docilmente a quella specie di strano bruciore che oscilla tra il dolore e il piacere, e dopo quaranta minuti me ne sono uscita raggiante nel muro di caldo rovente con la mia piccola ferita piena di significati (e sono solo miei) da curare e coccolare come un neonato nei prossimi quindici giorni.

Poi, giro veloce in centro, e la libertà mi dava le vertigini.

Ho saggiamente schivato una svendita di sandali Camper, in compenso ho messo le zampe su un paio di pantaloni di Frav che filavo da mesi, e surplus superlussuoso, un paio di orecchini a palle di passamaneria, assolutamente improbabili, che mi fanno sembrare più svalvolata del solito.

Ma per conto mio, per come mi sentivo oggi, bellissima.

Sono andata a riprendere la figliola, celando il tatuaggio sotto un mega bracciale tipo gladiatore.

Mia sorella non avrebbe capito 🙂

Ho preparato i soliti panini da supermamma e col mio amico Simone siamo andati a battezzare la Cami.

Battesimo live. Anni 12, il suo primo concerto. Yossou N’Dour.

È cominciato un po’ in ritardo e così ho avuto tempo di rendermi conto di tre cose.

1. i senegalesi sono gli uomini più belli del mondo

2. sono simpatici e hanno un buonissimo odore, come di cardamomo/cannella

3. le ragazze italiane che sono fidanzate con loro sono furbissime perchè non solo stanno con dei manzi pazzeschi, e oltretutto gentili, ma non devono nemmeno ammazzarsi di diete, perché i tizi in questione notoriamente adorano le curve, e infatti le vedi lì, tutte belle cicciottelle e deliziate, che vestono i costumi tradizionali regalati dai loro boys, e ballano molto meglio di noi imbranatone e sanno tutte le parole a memoria. Tié.

Beh ci siamo piazzati proprio al centro della comunità senegalese, e la spilungona Cami è stata perfino invitata a ballare. E ho ballato anch’io, inebriata in quegli odori buoni e ogni tanto sbirciandomi il tattoo sotto domopack e pensando che in fondo sono sbiellata, ma ancora una brava madre.

Eh, insomma, anche Yossou N’Dour è un uomo bellissimo, di grande carisma. Ogni tanto allarga le braccia come ali, chiude gli occhi e si fa portare via dalla sua musica.

Quando ha fatto Seven seconds l’abbiamo cantato anche io e la Cami.

Che devo dire, alla faccia degli sberleffi che la vitaccia mi ha fatto -e continua a farmi, ogni tanto- oggi ho avuto una giornata proprio perfetta, tra un po’ me ne vado a nanna pensando che domani spacchetterò il mio nuovo ornamento e lo vedrò fiorire nei prossimi giorni.

E che ho regalato a mia figlia un bel ricordo.

Scusate la (involontaria) retorica.

soundtrack 1: Time is on my side, The Rolling Stones

soundtrack 2: Light my fire, The Doors

soundtrack 3: Seven seconds, Yossou N’Dour & Neneh Cherry

BRIVIDO CALDO

Okkei, okkei, confesso: venerdì sera mi sono persa sull’autostrada.

Insomma, per evitare un ipotetico ingorgo sono partita da Torino e sono arrivata a Milano passando per la Lomellina.

Ehi, vietato ridere!

Anche perché, in compenso, tutto era magnificamente deserto 🙂

E io, un po’ mi godevo il panorama, un po’ ero terrorizzata. Perché non sapevo se, e come, sarei mai arrivata.

Anche se mi sforzo (eccome se mi sforzo, e tutti i santi giorni…) in fondo rimango una ragazza di campagna 🙂

L’unico tranquillo era mio figlio, anni dieci, che stavo appunto portando ai nonni (che intanto mi bersagliavano di telefonate: ma come, ma non sei ancora arrivata, ma dove sei) a un appuntamento volante per poi andare al mare.

Lui era veramente tranquillo. E veramente brasato.

In compenso, dopo, ho attraversato Milano (e in auto per me era la prima volta) senza fare una piega e, senza il minimo attacco di panico, sono arrivata a casa di mia cugina. Beh, mi stupisco sempre più di me stessa, nel bene e nel male.

E penso che questa paura strana che mi tiene sempre sulla corda, chissà se esiste veramente, poi…
e da cosa dipenderà…

Sabato sera siamo andati a sentire gli Asian Dub Foundation. Tanto per dire, la colonna sonora de L’odio di Kassovitz. C’era veramente tutto il mondo, tutti assiepati, tutti unosullaltro, tutti anche, certe volte, a spingersi, gentilmente.

Ma, a parte la musica, strepitosa, un’atmosfera di grande tranquillità. Molto goduriosa. Molto sorridente.

Nei fumi aromatici erbacei, nella libertà di muoversi con la massima naturalezza nelle vibrazioni reggae-jungle-hiphop di una band che conoscevo poco e che mi ha sorpresa, un momento perfetto, una totale fiducia.

E mentre ballavo ho pensato a quanto mi sono spaventata domenica scorsa, in una grande piazza altrettanto gremita, dopo la vittoria ai mondiali.

Anche se ero contenta, là mi sentivo in guerra.

Che mistero. Oppure no?

soundtrack: 19 rebellions, ADF

TOMMY, CAN YOU HEAR ME?

La mostra di Minjung Kim, grafica coreana e da me acchiappata per un pelo, è bellissima.

Si intitola Vuoto nel pieno, spero che girerà nelle vostre città.

Lei fa cose incredibili, apparentemente semplicissime (e per questo molto molto zen, anche se la frase può sembrare banale) e, soprattutto, dice cose incredibili e bellissime.

Tipo: è molto importante accordare il respiro con il gesto.

È qui che sta la grande differenza tra il gestuale occidentale e quello orientale.

Ad esempio, Pollock è azione, noi orientali siamo gesto.

E, a parte la pratica della calligrafia dell’estremo oriente, soprattutto giapponese, che pretende il respiro per essere agita.

SIAMO GESTO.

Ma quanto non si capisce l’estrema importanza del gesto?

Non basta toccarci? Dobbiamo per forza ammazzarci di parole?

Cosa dobbiamo fare per farci capire?

Ci sono delle installazioni che si chiamano “Io e te: interchange”: praticamente due pianeti che cercano di entrare in contatto. Filamenti che si intersecano.

Possibile che siamo tutti così ciechi-sordo-muti?

soundtrack 1: I’m a sensation, The Who

soundtrack 2: A new sensation, INXS

MANHATTAN

Diane Keaton (a Woody Allen che le porge un bicchiere d’acqua del rubinetto): Dio, com’è marrone!

Questa mattina quando ci siamo svegliati non c’era l’acqua.

Naturalmente nessuno ci aveva avvertiti. Panico, perché avevamo esattamente trenta minuti per uscire, lindi ed ordinati, pronti per l’ennesima giornata in trincea. E in più il caldo incombeva.

Con i kids abbiamo fatto qualche tentativo, piuttosto ridicolo, con l’acqua minerale.

Intanto il tempo passava, inesorabile. Erano le otto. E non sapevo ancora che dieci ore dopo avrei avuto nell’ordine:

la casa allagata

il gatto chiuso fuori e ridotto ad uno straccetto tremante

i gerani trafitti dalla grandine

il bucato steso da rifare

l’amplificatore (dimenticato acceso) fulminato

i figli con la tosse.

🙂

Tre secondi tre prima di uscire, quando ormai non ci speravamo più, e non avremmo comunque più avuto tempo per usarla, finalmente un filo d’acqua: totalmente marrone.

Mi è sembrata comunque una bella citazione, e non ho avuto neanche voglia di arrabbiarmi.

soundtrack: Here comes the rain again, Eurythmics