illuminazione

Durante una conferenza sulla pianificazione familiare a Pechino, un ricercatore ghaniano ha presentato una relazione sulle questioni tribali risolte con l’aiuto dei defunti, consultati attraverso i medium. I colleghi erano scettici, ma lui si è giustificato dicendo: "Se avessi ascoltato solo la voce dei vivi, le mie decisioni non sarebbero state equilibrate". In questo momento faresti bene ad adottare il suo metodo, Bilancia. Per prendere decisioni sagge, non ispirarti solo a quello che hai davanti agli occhi ma anche a quello che non c’è più. Travestimento consigliato per Halloween: un medium.

Infatti stamattina, alle otto, ho avuto la mia brava illuminazione.

Ho capito finalmente che, in fondo, io non ho fatto niente di che (lo dice sempre, la Pat, che nei parcheggi c’ho più culo che cuore. e nella vita esattamente il contrario).

Ma ti servo.
Ti servo per stare in equilibrio.
Ti servo per non stare male.
Ti servo per pararti il culo.
Ti servo per vivere la tua vita perfetta.
Ti servo per non pagare il conto. Ed è facile, il conto lo fai pagare a me (e a loro), con gli interessi e non mi posso nemmeno difendere. Non c’è pezza, devo continuare a pagare.

Sei talmente piccolo.
Non sei nemmeno capace di capire che quello che hai fatto tanto tempo fa si può anche perdonare.

È l’inferno che ci regali da tredici anni, per sentirti buono, innocente, libero, persempreassolto, che non si può perdonare.

Quello, no.

soundtrack:

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cambia la tua vita con un click

A tutti quelli che lavorano minimo nove ore al giorno (rendendosi conto che è l’unica e più importante cosa che possano fare nella vita, anche se son solo tabelle da copincollare) e non riescono ad arrivare a fine mese (e son costretti a trovare un secondo lavoro per dare la paghetta ai figli), che quando tornano a casa si devono sorbire il TV a tuono con la voce chioccia di Bonolis piuttosto che C.S.I., che non riescono ad ottenere nemmeno che vengano mostrati i compiti per vedere se sono stati fatti bene, che come unico rifugio hanno una cucina dove possono solo stare in piedi davanti ad una feritoia che come vista ha un muro di cemento, che hanno la sfortuna di avere una famiglia (d’origine e allargata) totalmente disfunzionale, che non si prendono nemmeno uno straccio di carezza da anni, che non possono mai uscire alla sera per vederegentefarecose, che qualsiasi imprevisto tipo gommaaterra o occhiali da cambiare o dente che fa male si trasforma in incubo perché inaffordable

dovrebbe essere dato, per legge, un bottone da premere per azzerare istantaneamente il cervello (inteso come pensiero), altro che eutanasia.

E diventare come un gatto, un criceto.

Ma forse è meglio un sasso
.

soundtrack: Clic, Franco Battiato

la sindrome di stendhal

Mi incanto davanti alle cose belle e trovo belle tante cose, magari anche cose che non sono belle per gli altri (ma per me sì), oppure cose che non si vedono, ma si ascoltano o si annusano.
Oppure si assaporano.

Però non ho mai posseduto uno specchio da borsetta.

Oggi in redazione circolava una chiacchiera sulla forma fisica di Madonna piuttosto che sulla lotta ai radicali liberi per combattere l’afflosciamento cutaneo.
Non ho capito bene perché ero distratta, però so che ne stavano parlando donne che hanno vent’anni meno di me e una di queste ha dichiarato pubblicamente io mi curo per piacere agli uomini.

Allora ho pensato che io invece no.

E, veramente, non so spiegare il perché.

Non lo facevo quando avevo la sua età, figuriamoci adesso che di radicali liberi ne ho un esercito, che saltellano di qua e di là.
Eppure è vero, che ci si riflette negli occhi degli altri.
Ma si vede che, a quello specchio lì, io non ci ho mai creduto.

Forse ho sbagliato.
Perché, pensandoci bene, anch’io, a modo mio, sono bella.
Solo che, alla mia bellezza, non ci sto dietro.
Però so che c’è anche se non si vede.
Se ne sta nascosta e ogni tanto salta fuori così, a muzzo (quindi, per quale motivo costringerla?).
Quando salta fuori (e salta fuori per i motivi più strani e diversi che non sto qui ad elencare, perché sono solo miei) me ne accorgo anch’io.

Gli altri, non so.
Non ci sono mai stata attenta.

soundtrack: Parole di burro, Carmen Consoli

basta che funzioni

E, infatti, non funziona :-/.

Non funziona, questo film: il doppiaggio è fuori sincrono (ma sul serio), Larry David è un dentone che declama e gesticola sopra le righe, Evan Rachel Wood non è certo Mira Sorvino ne La dea dell’amore.

Ecco a voi una storia spudoratamente autoassolutoria (è una citazione e io sono d’accordo), il cui sugo dovrebbe essere: basta accontentarsi.

Beh, se è così, allora torniamo ai soliti piccioni di Povia.

Invece, molto probabilmente il punto è: basta avere una botta di culo.

Io non so come si faccia ad avere botte di culo, ma so che è un po’ diverso dall’accontentarsi.

soundtrack: (a questo punto divento cattiva, e schiaffo qui un orrore che, sono certa, per molti funzionerà. non per me)

il posto caldo

Questa notte è una notte da Simmenthal e maionese, peccato non avercene.

Ma non perché sono triste (anzi, sono pure contenta: ho imparato a flirtare per telefono con gli addetti stampa di Sky, che significa palinsesti sicuri in tempi sicuri), piuttosto perché mi sento in bilico.

Da domani pomeriggio a domenica pomeriggio, ho ventiquattrore tutte per me.
Non sono più abituata e ho paura di sprecarle.

Allora vado a chiedere a Rob, e il come al solito ineffabile Rob mi dice che è un ottimo momento per vedere se riesci a eliminare alcuni tic nevrotici dai tuoi pruriti erotici. Per esempio, potresti convincerti ad abbandonare lo stupido senso di colpa che provi perché hai un desiderio stravagante che, se si realizzasse, non farebbe del male a nessuno. Dato che è innocuo, possiamo considerarlo un desiderio sano. C’è anche un’altra possibilità. Potresti invocare tutta la forza della tua immaginazione per liberarti da ciò che ti impedisce di provare il massimo piacere: vecchie ferite, rabbia repressa, puro egocentrismo e convinzioni limitanti.

E quindi, in mancanza di Simmenthal (la maionese ce l’ho) me ne vado a nanna cercando di restare seria (cioè evitando di pensare a cose buffe tipo un dito proditoriamente ustionato da un accendisigari, di quelli che stanno sulle auto e una volta se li schiacciavi diventavano rossi, ma oggi solo ogni tanto).

Tanto, domani è un altro giorno.
E io per ventiquattrore sarò libera.

Libera 🙂

soundtrack: Respiro, Carmen Consoli

l'uomo che amava le donne

Caro François,

oggi fanno venticinque anni che non ci sei più e mi manchi.

Sei (ancora) il mio regista preferito, da quella volta che avevo tredici anni e ho visto per la prima volta I 400 colpi.
Non l’avevo capito bene perché non conoscevo la tua storia, eppure ne ero rimasta incantata.
Incantata.

Poi sono cresciuta, e il perché credo di averlo capito.
Sei stato un uomo meraviglioso, non solo un grande uomo di cinema.
Sei stato capace di uscire dalle tue difficoltà, ma non te le sei mai dimenticate.

E hai amato il cinema, e le donne 🙂

Mi manchi, quindi, come manca un amico affettuoso.
Per fortuna, ci sono ancora i tuoi film da guardare e riguardare, per sopportare meglio una vita che è sempre più difficile.

Allora grazie, grazie ancora, grazie tutti i giorni.

Grazie per averci fatto emozionare, stupire, intenerire, commuovere, innamorare.

E per continuare a farlo.

soundtrack: Que reste-t-il de nos amours?, Charles Trenet

la figlia di un soldato non piange mai (post incomprensibile)

Sono una cogliona, una cazzona, una buona a niente.

Credo che la luna sia di formaggio e mi comporto di conseguenza.

Evidentemente non so gestire la lontananza da mia figlia, penso che chi ha a che fare con lei, laggiù, possa in qualche modo sostituirmi, dove non posso arrivare, grazie ad una pretesa (da parte mia) sintonia.
Ma il punto è che non esiste alcuna sintonia.

Continuo a cerca di parlare con mia sorella ma è come dare le testate contro un muro di gomma.

Il dottor Freud diceva che qualsiasi cosa facciamo, comunque sbaglieremo.

E, da parte mia, non contenta di sbagliare, sbaglio e risbaglio.
Certe volte sbaglio così tanto, e così in buona fede, che mi meraviglio io stessa. Di me stessa.

Varrebbe la pena piangere per ore, ma non ci riesco più.

Sono fritta, sono morta, sono fritta, sono morta.

soundtrack: –