questo mondo è per te

Ultimamente mi sposto poco perché mi sembra di essere sempre troppo stanca. Ma ho deciso che, anche se domani lavoro, alle sei di sera stacco e mi prendo 24 ore tutte per me.

Vado in esplorazione di un posto che non ho mai visto e di persone che non conosco.
Siccome sono timida, parto armata di crostata con la marmellata di susine brusche (quella che faceva la mia nonna) e di pane dello shabbat (anche se non è sabato).

E siccome il viaggio è lungo, porto due libri, Uno strano destino di Daniel Woodrell e Nemesi del mio adorato Philip Roth. Magari ci aggiungo La diva Julia di William Somerset Maugham (non si sa mai, perdessi la coincidenza).

Negli occhi ho due bei film (Cronenberg e Sorrentino) che ho visto da poco, nel cuore (ancora) tanta curiosità e voglia di fare amicizia.

soundtrack:

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cattiva condotta

Sono in possesso di 500 grammi di orecchiette di grano arso, una cosa artigianale introvabile, qui al Nord.
Cibo da poveracci, quelli che avevano meno di niente, e raccoglievano gli avanzi degli avanzi.
Per dire, la farina di grano bruciato si faceva con le stoppie arse sui campi alla fine della mietitura.
Roba da pazzi. Pare siano squisite col ragù e la ricotta dura grattugiata sopra (poi vi farò sapere, nel caso ho il numero di telefono del pusher).

Sono in possesso di un vero navigatore satellitare, così non mi perderò più 🙂 e di un manuale di cucina in lavastoviglie, così avrò altro da sperimentare (grazie, Estrellita).

Sono in possesso di una bellissima collana di cristalli colorati, pagata una miseria ma di gusto straordinario.

Sono in possesso di un sacchetto di taralli fatti a mano, con l'olio extravergine e le cime di rapa (grazie, Giovi). Hanno un sapore che è la fine del mondo.

Sono in possesso di Bad as me, un album strepitoso che mi sto ascoltando uorauora. Grazie, Tom, per invecchiare. e invecchiare così bene.

Ci sono volte che mi sento poverissima.
Ma, scusate, oggi mi sento ricca oltre ogni dire.

soundtrack:

this must be the place

Intanto il tempo passa. Sembra lentissimo, invece è velocissimo.
Sto molto dentro e poco fuori, nel senso che ignoro quel che mi capita ma intanto arricchisco il mio hard disk personale.

Guardo, ascolto, percepisco. Mi piace, perché divento più ricca di giorno in giorno.
Quel che il tempo toglie al mio corpo, migliora il mio cervello.
Taccio ma intanto esploro. E imparo, non finisco mai di imparare, ed è bellissimo.
A dispetto di una vita sempre uguale, sto creando un database sempre più sorprendente, pieno di informazioni, esperienze e di emozioni.

Scopro cose, sperimento, sento.
Non mi fermo mai.

Qualche volta penso che quando me ne andrò, sarebbe bello se io potessi cederlo a qualcun altro, tutto quello che ho messo da parte. E intendo un impianto, non un esempio.
Gli esempi ormai non contano più di tanto.

E l'ho capito che i posti non sono importanti. Per ora.
Per ora, il posto sono io.

soundtrack:

falso movimento

Quelli che mi conoscono bene sanno che sono dismorfofobica.
Mi guardo allo specchio e ogni volta è una sofferenza, perché quella che vedo non solo non sono io, ma quella che vedo, io la odio.
Lo stesso per le fotografie. Raramente mi riconosco, il più delle volte ciò che vedo è un insulto. Per questo, dico grazie a Elle, che ha fatto sì che mi potessi guardare senza provare imbarazzo.

Uno dei motivi per cui ho mollato la palestra è che c'erano troppi specchi. Non serviva mettermi in ultima fila, ogni tanto mi vedevo lo stesso. Ed era uno spettacolo insostenibile.

Col tempo, mi sono rassegnata al fatto che gli altri (e anche io) mi vedono diversamente da quello che sono. Credo di essere una delle poche donne che non tiene uno specchietto nella borsetta.
Mi sono rassegnata e mi sono consolata pensando che il mio dentro fosse più bello del mio fuori, e che in qualche modo mi corrispondesse.
Non è così, purtroppo.
Anche il mio dentro, da fuori, ultimamente viene equivocato.
I casi sono due: o non so dire, o non sono.
Può darsi tutt'e due, e mi crea un dolore insopportabile.

Vale a dire che sono diventata dismorfofobica anche dentro. Quello che era in superficie è passato nel profondo.
Dico cose che non credo di aver detto, oppure dico cose che per me hanno un senso, e per gli altri un altro.
E cosa penso? Quello che penso è davvero quello che penso?

Che posso fare?

Se guardarmi è troppo doloroso, elimino gli specchi.
Per il resto, posso eliminare la presenza degli altri.

soundtrack (;-D):

basta che funzioni

Ecco. 

Bastano gli sms di prima mattina, una giornata soleggiata e ventosa, sapere di essere in qualche modo pensata (che, in qualche modo, significa esistere), i bicciolani venuti bene e sbranati in pochi minuti, non sentire dolore e non zoppicare, chiudere il numero senza incidenti, sperare in una casa nuova, un doppio giro di birra al pub dopo il lavoro in compagnia, come si fa in Irlanda.

E si costruisce una giornata perfetta.

Quindi, buon compleanno.
A me 🙂

p.s. devo aggiungere un altro bel regalo: tutti i commenti al mio post precedente. ho ancora tanto da imparare e tanto da guardare e da capire. mi sono piaciuti tutti, ne avevo bisogno e ovviamente non era una gara, ma il mio preferito è quello di margherita. forse perché intuisco cosa ci sta dietro 😉

soundtrack:

 

blindness

ditemi la verità.
il senso della vita è la ricerca della felicità?

risparmiatevi stronzate filosofiche o melensaggini tipo il sorriso di un bambino, la pioggia che cade sulle foglie in primavera, scrivere un libro, piantare un albero o il vento nei capelli.

voglio solo un sì o un no.

va bene anche un boh.