á bout de souffle

Ho appena visto l’intervista di Nanni Moretti a Roman Polanski, durante il Turin Film Festival.

Sono stato formato ad una scuola di cinema, invece i film di Cassavetes mi sono sempre sembrati… amatoriali. Insomma… malfatti.

Il cinema della Nouvelle Vague è inguardabile, ci si potevano appassionare giusto i filatelici.

Peccato, Monsieur Polanski.
Perché, anche se adoro alcuni suoi film (e come potrebbe essere altrimenti?) i miei due preferiti in assoluto, guarda caso, sono degli inizi degli anni Sessanta.

Sono in bianco e nero.

E sono Nouvelle Vague.
A nastro.

🙂

p.s.
e se devo dire la verità, in fondo preferisco il cinema di cassavetes al suo.

soundtrack:  

il viale del tramonto

sera

Non reggo le persone depresse.
Credo che, del resto, siano insopportabili per chiunque.

Ieri notte sono andata a rileggere il mio blog indietro e indietro, e ho scoperto che quello che scrivo da un po’ di tempo a questa parte non ha più niente di vivo.

Veramente lo sospettavo, ma oggi ne ho la certezza.
È che non sopporto più di rileggere quello che scrivo.
Non sopporto più neanche di leggere quello che scrivo su fb.

In realtà non sopporto più fb, con quei minimessaggi allusivi di ciò che si sta facendo.
Ché tanto, alla fine, tu mica lo sai cosa sta facendo tutta quella gente, e che significano quelle mezze frasi.
Magari significano guarda come sono contento.
Guarda che belle cose farò durante il weekend.
Guarda che buone cose ho mangiato.
Guarda che ho la febbre.

Guarda, guarda, guarda.
Guardare e non toccare.

Non so, evidentemente mi si è inceppato qualcosa.
Mi guardo nello specchio e quella non è la mia faccia.
Leggo il mio blog e non è il mio blog.

Perché fino a poco tempo fa era incasinato, incazzato, polemico, scombinato, sofferente.
Ma vivo.

Ora è solo triste e rischia di trasformarsi in una pizza mostruosa.

Per cui, io me ne vado per un po’ (ché, comunque, già me ne sono andata).

Finché non mi ritrovo, finché la faccia che vedo ogni mattina nello specchio del bagno non assomiglierà di nuovo a quella che ricordo, finché non trovo di nuovo qualcosa che valga la pena di essere raccontato di me, parlerò d’altro.

Non ce l’ho con nessuno, è solo legittima difesa.

soundtrack: Reckoner, Radiohead

compagni di scuola

sc00066eef-1

Questi siamo noi a quattordici anni quasiquindici.

Carne fresca, come giustamente recita il cartello sovrastante.

Io ho fatto due scuole, questa è stata la prima, ed è quella che mi è restata nel cuore.
Quella dopo è stata più divertente, ma non mi ha lasciato nessun ricordo affettuoso.

Intanto, devo ringraziare il tenero Leonardo, scovato su fb, che mi ha fatto questo regalo, cheDiolobenedica 🙂

Poi, come Woody, mi sono sempre domandata che fine avessero fatto i miei compagni di ginnasio.
Quelli timidi, quelli spavaldi, quelli che facevano pimpiripettenusa durante i compiti in classe.

Da mille brandelli raccolti a casaccio in trentaquattro anni di vuoto, posso ragionevolmente asserire che:
in prima fila da sinistra a destra abbiamo

un magistrato (incontrata al cinema sette anni fa)

quello dopo non saprei

quell’altro sdraiato attualmente si sta facendo un anno sabbatico (beato lui)

quello sdraiato vicino a lui dev’essere un valente avvocato (era il primo della classe)

abbiamo quindi un’insegnante di lettere (incontrata due anni fa alla Coop)

una corista seminascosta (altro non so di lei, se non che vive a Dogville)

una proprietaria di Bed & Breakfast con due palle così (e anche, per natura, abbastanza maltrattante)

quello sul Ciao fa il producer musicale 🙂

Seconda fila (saltando la prof):

due femmine di cui non so più nulla

la mitica professoressaliprandi

la sottoscritta

una libraia (beata lei)

una dentista (suppongo)

Terza fila:

un morto (il punto è che potrebbe essere il primo o il quarto e lo so che su certe cose importanti sono sempre confusa, ma sono fatta così, mi odio per questo, va bene?)

una donna incantevole (vista al Carrefour qualche volta negli ultimi anni, sempre ugualmente bella e sorridente)

un proprietario di una fabbrica di vernici (sbaglio?)

quello che mi si appoggia era stato una mezza cotta (ma lui non lo sa), ora credo si occupi di pubbliche relazioni per una fabbrica di automobili francesi.

Allora, sono stata brava?

soundtrack: Will you love me tomorrow? Carole King

un amore

Tequi2

Questo è il mio cane, oggi.

Non lo vedo da cinque anni, ma lo penso ogni giorno.

È stato un compagno meraviglioso, affettuoso con me, paziente con i kids (e per un bassett non è facile, sopportare bambini vivaci), dolce e socievole con tutti quelli che gli capitavano a tiro.

La foto qui sopra mi è arrivata via mail da poche ore.
Ho visto che è invecchiato anche lui, povera stella, ma è sano e ben tenuto.
Sono contenta e anche un po’ triste.

Vorrà dire che me la stampo e la metto in cornice, con le altre non avevo mai avuto il coraggio di farlo.
Magari finisce sul tavolino degli irraggiungibili, come lo ha battezzato (con un vero colpo di genio) la mia amica Cloud 🙂

Là ci sono già quattro foto: Woody Allen in biancoenero, un bellissimo primo piano di Veronica detta Vez che spero di rivedere quando salterò anch’io, la Cami a tre anni che sorride e abbraccia una bambola di pezza (i nostri figli bambini che crescendo in qualche modo se ne vanno) e una persona a cui voglio bene su uno sfondo di mare d’inverno.

E pensare che quando le ho messe lì, quelle foto, proprio non ci avevo pensato, che avessero qualcosa in comune.

Brava, Cloud 🙂
E grazie, nuova famiglia di Tequila, mio bel cane irraggiungibile.

soundtrack: Occhi, Zucchero

pane e tulipani

Non per sputare nel piatto in cui mangio, eh?

Ma la programmazione che offre Alice Home TV mi sembra di livello un po’ bassino (ve lo ricordate – se avete l’età giusta – il famoso eloquente gesto di Pazzaglia?).

Se avessi tempo da perdere vi farei la lista, però credetemi, è così.

Solo che stasera, a caso, ho beccato Il paese incantato, ovvero Fando y Lis, una roba in bianco e nero dell’immaginifico Alejandro Jodorowsky, che adoro.

Non solo perché mi ha regalato grandi torcimenti di budella e sonori giramenti di testa quando ero ragazza, guardando El Topo, La montagna sacra e Santa sangre, ma anche perché legge da Dio i tarocchi (disciplina in cui da anni tento di esercitarmi inutilmente) e tiene una rubrica (di tutto rispetto) di psicomagia su Xlarge, che leggo sempre volentieri, anche se per quel range sono vecchia bacucca.

Ora, mi domando: visto l’andazzo della programmazione, quanti utenti se lo saranno sciroppato per intero, quel film a basso costo e (in più) totalmente svitato?

 

soundtrack: El pueblo unido, Inti-Illimani

voci lontane, sempre presenti

Al di là della bellezza e dell’originalità, ci son canzoni che te beccano come una mazzata sulla nuca, perché le ascolti per la prima volta proprio nell’esatto momento in cui stai pensando esattamente le stesse identiche cose che sono dentro quelle canzoni lì.

Non credo che questa sia particolarmente bella, menchemeno originale.

Ma, dieci minuti fa, mi ha impedito di scendere dalla macchina, e mi capita raramente.
Son rimasta lì, con la radio accesa e la spesa nel baule, e i surgelati che si scongelavano, a guardare come una polla le foglie che cadevano.
Fino alla fine.

Ragazzi, date fiato alle casse del vostro pc 🙂

notte prima degli esami

In questa notte di vigilia, sotto un cielo grigio ma con dietro alle nuvole le stelle che sono tante, milioni di milioni e con la luce dei lampioni che si riflette sull’asfalto umido, la tua compilation sarà pronta tra pochi minuti e domani partirà in una busta gialla imbottita, domani che mi dovrò svegliare presto e dovrò mettere a nanna i nervi anzi no, li dovrò tenere belli svegli ma calmi e questo è un problema, è come la storia di quel tizio che cammina e poi scopre che c’è una tigre che lo segue e lui allunga il passo e anche la tigre allunga il passo e allora lui sale su un albero ma davanti all’albero c’è un precipizio e in fondo al precipizio c’è un’altra tigre che lo aspetta, la storia finisce che lui trova una mela su quell’albero, la stacca dal ramo e l’assaggia ed è buonissima, io spero che finisca così ma francamente non so, ché in fondo che ci sto a fare, scapperei su marte e intanto che penso a come organizzare la fuga mi fumo le mie brave sigarette e mi riempio la vasca da bagno e ci metto una coccola che a sentire Lush si chiama Dreamtime, anche se in questo momento preferirei un abbraccio vero e anche se una specie di abbraccio per domani mi è arrivato sul cellulare, stasera, io prego solo di poter dormire, stanotte, e domani di poter indossare la mia lucente armatura e camminare impavida fino a destinazione e lì sedermi con grande compostezza e tirare un fiatone e poi dire le cose giuste al momento giusto.

E poi non andare in panico.
Soprattutto dopo.

Olé.

soundtrack: Niente da capire, Francesco De Gregori

mamma mia!

MammaMiaBed

Primo: pensavo che i testi delle canzoni degli Abba fossero totalmente idioti (e non è assolutamente vero)

Secondo: credevo che questo fosse un film moderatamente divertente e anche un po’ cretino (idem).

Invece, non solo mi son proprio scialata, ma mi son pure commossa.
Streep è un mostro di bravura, il coro greco (che siano massaie stagionate o baldi zovini con le pinne ai piedi) è strepitoso, Brosnan è perfino simpatico, in sala tutti quelli piùommeno della mia età facevano i coretti a mezza voce e io, che non sono mai impazzita per quelli lì, mi son ritrovata con tre dita di pelle d’oca più di una volta.

Insomma, sono uscita di lì come quando si esce dalle recite dei figli piccoli: col cuore gonfio di tenerezza e di rimpianto, e tutta sottosopra dal granpiangere e dal granridere.

Ma ci voleva proprio, oggi, un film così, che ti porta via.

Magari stanotte faccio dei bei sogni.

soundtrack: Dancing Queen, Abba

tutto su mia madre

Sono in piedi davanti a un negozio.

Passa E. che, tra l’altro, mi ha vista solo un paio di volte in vita sua e mi fa: sei stanca?

Eh, sì. Si vede?

che si vede.

Mezz’ora più tardi prendo l’ascensore di casa con un tipo.

Lui mi guarda e mi fa: è stanca, signora?

Beh, un po’.

E lui: quante ore lavora, al giorno?

soundtrack: