così lontano, così vicino

Oggi ho fumato quaranta sigarette.

Ho dato il trolley del mio moroso a mio figlio, il nonpiùkid, che parte per Amsterdam.
Gli ho compilato un curriculum in inglese. A tarda notte ci ho litigato. Alle due è venuto a chiedermi le chiavi di casa (sua).

Gli ho dato le (mie) chiavi, l’ho abbracciato, gli ho raccomandato di non fare cazzate. Quando è uscito mi sono fatta mezzo sfilatino con olio e sale. L’olio era buono. E io piangevo.

la sconosciuta

Non mi riconosco in niente.

Mangio il mio panino quotidiano e guardo uno schermo senza sonoro.
Vedo Renzi (che ahimé ho votato), vedo Grillo con il suo casco d’argento (che ahimé ho votato).
Mi sforzo ma non capisco.

Vedo i migranti siriani. Mi viene voglia di piangere.

Non so, non sto facendo abbastanza. Vivere così non ha senso. Mi conosco: covo, covo, covo e, alla fine, prendo una decisione.

Eppure, intanto, non mi riconosco in niente, tranne che nel mio amore.
E nella voglia di piangere.

soundtrack:

heaven

11953191_10207563243856776_8843377694430393491_nEccoci qua, finite le vacanze. Un mese di cui tre settimane in Sardegna (Gallura), bellissime le prime due (moroso a disposizione 24 ore su 24, di cui 20 di sonno, suo, ma era stanco e vabbe’) l’altra un po’ più difficile (banda bassotti alla riscossa: ho fame, ho sonno, mi scappa la pipì, voglio andare sulle giostre, voglio andare in una spiaggia diversa dalla vostra. E mai un orario decente). Acqua cristallina, profumo di mirto, Maestrale a palla.

Anche tanti addii: Anna la dolce, Zoe la gattinamerdolina. La fine di un’amicizia quarantennale (senza capire il perché). Tante lacrime. Ma è la vita.

Riaperto il Posto, il frigo che fa i capricci, clima imbronciato come me che sono sempre vittima della classica depre postvacanziera. Tra poco di più di due mesi compio 55 anni e certe volte mi sento sola.
Forse è solo una fase, basta tirarsi su le maniche, come al solito.

Chinare il capo, e lavorare.

soundtrack:

shelter

Le pappe che consolano:

pane.

pane e maionese.

pane tostato, burro e marmellata.

pane tostato con la sottiletta kraft fila e fondi.

minestrina di dado (con i grattini all’uovo e tanto parmigiano).

puré.

puré con il sugo dell’arrosto.

la simmenthal con il succo di limone.

la simmenthal con la maionese.

la gelatina, nuda e cruda (fatta con l’aceto, non con il limone).

soundtrack:

le notti bianche

Com’è, come non è, come diceva mio padre “tra il lusco e il brusco” la vita ti si rivolta contro.

E tu non vorresti, ma è così.
Allora si piangono tutte le lacrime che si hanno da piangere, si fa un esame di coscienza (e se ne esce invariabilmente sconfitti, ma chi non ha colpe?) e quando si finisce di piangere la vita riprende.
Siamo programmati per sopravvivere, che altro possiamo fare?

la madre inutile

10306227_10206057990746389_2476669100690984434_nIeri sera la Figlia Grande mi ha detto fuori dai denti ti stai comportando come un’egoista: te ne sei andata a vivere con il tuo compagno, non esiste al mondo.

Solo perché avevo indetto una riunione di famiglia per vedere cosa fare della casa vecchia, che mantengo tutto l’anno nonostante i non più kids vi soggiornino pochi mesi.

Credo che siano grandi, nonostante in Italia le cose non funzionino precisamente così. Se non hanno voglia di studiare penso che debbano lavorare e, possibilmente, dare una mano (visto il padre assente che ha ultimamente tagliato i viveri).

Per la cronaca abito a 30 metri da loro, gli faccio la spesa, li chiamo tutti i giorni. Io, alla loro età, avrei fatto i salti di gioia ad avere una casa grande (e carina) a mia disposizione. Ripenso a tutto il tempo che gli ho dedicato, le favole che gli ho letto prima di dormire, le mostre che gli ho fatto vedere, le coccole, le risate, le vacanze. Non riesco a capire cosa sia andato storto.

Mi ero ripromessa di farmi (gli eventuali) i complimenti quando sarebbero stati grandi, non prima. I figli si fanno anche per sé stessi.
Ma vedo che non è (ancora) il caso.

soundtrack:

misteri

Punto_interrogativoCom’è che quando hai avuto una giornata bella ma pesante, di uno stupido ltigio te ne fai una montagna?

Com’è che non hai più parole e ripensi a certe cose e non sei competitiva e in competizione non ti ci vuoi nemmeno mettere: e che se lo pigli, e affanculo tutto?

Com’è che certe volte hai talmente paura di perdere tutto che preferiresti essere sola al mondo, così avresti già perso tutto. E affanculo tutto again, tanto è andata?

Com’è che non riesci a farti capire, che credi di aver fatto di tutto e di più ma magari è solo una tua impressione e comunque salta fuori il tuo lato oscuro che è sempre in agguato e (naturalmente) è tarda notte e tutti dormono e ti manca il tuo gatto che è a zonzo, o ti mancano i tuoi figli che ormai sono grandi e sono per i cazzi loro?

Com’è che, tanto, alla fine, se ti viene l’angoscia non lo puoi dire a nessuno?

Boh.

soundtrack: