hot

Siccome la Nina è in calore e qui ci sono un sacco di cani maschi, per non rischiare una rissa collinare (arriverebbero da chilometri e chilometri) la poveraccia è costretta ad una vita di clausura nella mia monacale cameretta. Lei ovviamente staziona sul mio letto che ha ridotto (si strappa le mutande-pannolino e fa a pezzi le traversine) ad una scena grandguignolesca di bassa macelleria (chi ha avuto una cana in quello stato sa cosa voglio dire).

Però ci facciamo tanta compagnia: io metto sullo stereo Bonnie Prince Billy e disfo gli scatoloni, lei dormicchia.

Poi la porto a spasso quattro volte al giorno, anche di notte.
E camminare nelle vigne, pressoché al buio, ha il suo fascino.
Si sentono ancora i grilli e le civette.

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Madame Bovary

Il fatto che tutti pensino (anche se ti vogliono bene o dicono di volertene) che sei “pesante”, che sei “drammatica”, che sei autocentrante  e autocentrata, egocentrica, capricciosa, che è difficile vivere vicino a te.
Questa cosa che ti senti ripetere da quando eri piccola.
E ti rendi conto, da subito, di due cose: la prima è che sei “troppa” (troppa passione nelle cose: “ho visto che cucini con impeto”, troppa passione negli affetti, troppa nel pianto) e quindi fai paura, la seconda è che hai sempre avuto la certezza di non avere un posto nel mondo.

La solitudine e la sofferenza ti scavano da quando eri bambina. Le preoccupazioni (reali, quelle, non come la tua angoscia che viene sempre interpretata come un capriccio) per i figli e i debiti (chiamiamoli con il loro nome) da quando sei adulta.

Sei stanchissima, stanchissima. Dormiresti sempre.

Ti svegli ogni mattina e vorresti non.
La consapevolezza che ti dovrai alzare e affrontare un’altra giornata ti fa venire voglia di vomitare.

Eppure esisti. Eppure si fa.
E poi, come un motore diesel ti metti in moto, lentamente.
Lentamente carburi e arrivi fino a notte.

E poi, di nuovo, ricomincia tutto daccapo.

 

 

l’amour a mort

Il morso di un calabrone fa male forse meno di quello di una vespa ma il dolore dura più a lungo.

Questa sera, dopo essere stata morsicata sulla pianta del piede destro (nella parte più morbida), ne ho fatti fuori sette, a ciabattate. Senza pietà.

Bello, ogni tanto, non avere pietà.
Mi fa bene.

come eravamo

vedere il nonpiùkid Pietro felice con la sua fidanzata, innamoratissimi, è una gioia immensa, è una gioia per gli occhi e per il cuore.
come dice Battiato, le mamme imbiancano, i figli crescono.
non si sa quanto durerà, ma per ora è tutto ok. è la ruota della vita che gira, gira e gira.

lui compie 21 anni e io ho già vissuto abbastanza.
l’ho accompagnato come ho potuto, lo vedo com’ero io alla sua età.

è buffo.

rosso napoletano

Evabbe’, l’estate impazza, qui in Monferrato, il sole picchia a palla e le cicale si sgolano.

Oltre a cucinare furiosamente (caponate, carpioni and so on), abbrustolirsi al sole nei momenti liberi e guardare vecchi film di Raffaello Matarazzo durante la notte, che si può fare?
La salsa di pomodoro, ovviamente. Tanto, gli orti traboccano.

Quindi, L’Alga rediviva si è trascinata a Moncalvo Centro e ha fatto un colpo di mano nel vecchio negozio di casalinghi, portandosi a casa un marchingegno medievale dotato di fresa e manovella.

Da quel momento lì non c’è ne stato più per nessuno.
Alternandosi strategicamente (e diplomaticamente, tra due cuochi non mettere il dito), lei e il Luca hanno dato inizio ad una mostruosa (nel senso di quantità) produzione di sugo di pomodoro, ingaggiando una sfida stile OK Corrall.

Quello dell’Alga, perini, aglio e basilico. Quello del Luca, cuori di bue, aglio, cipolle, scalogni, basilico e peperoncino di sua produzione. Nessuno di noi due ha intenzione di spuntarla.

Ma il divertimento è assolutamente totale.