la signora della porta accanto

Quando penso ad un film che mi fa venire il nervoso (perché “la verità mi fa male lo so”) penso a questo qui di Truffaut, il mio regista preferito. Nonostante la mia storia sentimentale personale potrebbe portarmi ad identificarmi con Mathilde, io sono davvero la Signora Jouve, quella che si era gettata dal settimo piano perché rifiutata in amore. Quella, per intenderci, che conia la frase (terribilmente vera) “né con te né senza di te” e che si eclissa quando il suo vecchio amante la viene a cercare.
Io sono lei.

Quindi, caro G., amore mio, continuerò a pensarti come ho fatto per tutta la mia vita.
Sarai sempre nel mio cuore ma desidero non incontrarti. Tra le altre cose (rialzarmi come sempre da sola dopo un disastro epocale, scegliere il futuro, essere consapevole del mio vero valore, lavare accuratamente la plastica prima di buttarla nella pattumiera) che mi hai insegnato, ho imparato anche a non fidarmi di te. Peccato.

Non cercarmi, per favore. Non fa per me.

Ci siamo incontrati due volte nella nostra vita: è stato bellissimo e terribile.
Va bene così.

on connait la chanson 2

Ogni sera, riordinando, io e la Sabi spariamo musica a palla.
Siccome siamo due vecchie signore, molto rispettose l’una dell’altra, facciamo i turni: una io e una tu.

E abbiamo (modestamente) gusti musicali sopraffini. Non so cosa pensino i nostri ospiti, soprattutto quando facciamo i coretti. La realtà è che ne esce fuori una meraviglia sonora.

Ne facessimo un programma radiofonico avrebbe un gran successo.

 

‘round midnight

Mi piace un sacco nuotare di notte.
E, adesso, lo posso fare quando voglio. Nuda, sola, in silenzio.

Nuoto a rana lentamente, con la testa fuori dall’acqua che è calda e illuminata come se dentro ci fosse il plancton.

Non uscirei mai: sopra un cielo di stelle, dentro un liquido tiepido e materno che mi culla, attorno i grilli che cantano.
Nuoto lentamente e non sento niente. Non più ansia, non più dolore. Sono una rana, una bambina, un insetto.

Per un po’ non sono più io. Sono solo una roba sospesa tra cielo e terra.

Lola corre

La più felice, in ogni caso, è la Nina.

Per ora, non essendoci ancora Spago, dorme in camera con me. Mai sul letto, lei è una lasmestè 🙂 però vicina e durante la notte sospira (fop fop fop) e russa. Mi piace, è un bel suono che fa compagnia, il respiro del tuo cane.

Durante il giorno va al “campo estivo”: un bel recinto grande con altri due cani, subito dietro alla cascina. Me lo chiede lei, appenda mi sveglio e scendiamo nella zona comune.
Quando posso, la vado a trovare (è lei che mi manca, non io a lei) oppure la porto sul prato davanti.

Lei corre come una matta e trascina il pancione sull’erba umida.
All’ombra del fico.

vivre sa vie

Qui da noi si gira in infradito o in sandalétt, non ci si trucca, ci si pettina raramente, non ci si guarda quasi mai allo specchio.
Ci si dà il bacio del buongiorno e della buonanotte (è un’istituzione).
Si mangia insieme se si vuole, altrimenti no.

Si accarezzano i cani e alla sera si innaffiano il prato, fiori e piante.

Si fa il pane tutti i giorni.
Si indossano vestiti improbabili (vecchissimi) oppure pareo o copricostumi/camicie da notte, cappelli strambi.
Si dorme finché possiamo o ci va, idem per andare a nanna.
Di giorno, in orari assolutamente sfasati, si sgobba come ossesse, ognuna al proprio preciso posto di combattimento.
Ogni tanto ci si fanno foto buffe e si ride di cuore, ogni tanto si chiacchiera.
Quando ci sono cinque minuti liberi si fa perfino un tuffo, notte compresa.

L’estate divampa e sembra tutto così lontano che certe volte fa un po’ paura.

Ma per ora va bene così.

this must be the place

Al mattino mi sveglio tardi perché di notte non dormo e voglio togliere tante ore alla giornata altrimenti non ce la faccio.
Quando mi sveglio, verso le 11, sono spaventata perché ho fatto sogni orrendi e complicatissimi. Apro gli occhi e mi precipita addosso tutto il mio lutto, le mie colpe, le mancanze. Mi guardo allo specchio e sembro una bambina.

Ma purtroppo, n realtà, sono quasi una vecchia: le ginocchia sono dure e scrocchiano come nacchere, faccio fatica ad alzarmi. La Nina mi lecca le mani e ha fretta di andare al suo “campo estivo”, cioè nell’enorme recinto verde e ombreggiato che abbiamo sul retro, in compagnia dei cani della mia amica.
Loro sono semplici, l’hanno già adottata.

Lo so che è triste, ma almeno sono in un bel posto. E quando vedo appeso il biglietto, in cucina, che dice “stasera cena per 2”, mi sento meglio e rinasco.
La cucina è la mia vita, mi piace essere utile.
Giro su me stessa per circa un’ora e poi comincio a carburare. La campagna è magnifica. Da oggi sto cercando di catturare un po’ di sole anziché rintanarmi sempre in cucina. Forse la mia faccia si colorirà un pochino.
Le notti saranno lunghe e dure, continueranno a mancarmi un sacco di persone. Vado avanti passo dopo passo, in fondo sono come una convalescente.
Piango in silenzio e soprattutto dentro di me.

Ma continuo a ripetermi: questo è il Posto.
E ne sono perfettamente sicura.

into the wild

Non so da che parte cominciare.
Abito in un posto molto lontano dalla città, tra le colline. Qui è tutto verde. E pacifico.
Mi sto spogliando dei miei averi, sono stanca. Ho bisogno di leccarmi le ferite, ho bisogno di sentirmi, finalmente, una vecchia signora. Sento che la mia vita è stata lunghissima e faticosa, ora voglio sentirmi ferma, tranne che per cucinare, che per me è sempre una grande gioia.,

I non più kids sono cresciuti: ognuno a modo loro è indipendente ma mi mancano.
Mi manca anche il mio amore, nonostante tutto quello che è successo. Mi manca mia madre che se ne è andata un mese fa.
Forse il mio destino è quello di essere monca.

Devo solo imparare. A lasciarmi stare, a lasciare andare, a stare.