Lola corre

La più felice, in ogni caso, è la Nina.

Per ora, non essendoci ancora Spago, dorme in camera con me. Mai sul letto, lei è una lasmestè 🙂 però vicina e durante la notte sospira (fop fop fop) e russa. Mi piace, è un bel suono che fa compagnia, il respiro del tuo cane.

Durante il giorno va al “campo estivo”: un bel recinto grande con altri due cani, subito dietro alla cascina. Me lo chiede lei, appenda mi sveglio e scendiamo nella zona comune.
Quando posso, la vado a trovare (è lei che mi manca, non io a lei) oppure la porto sul prato davanti.

Lei corre come una matta e trascina il pancione sull’erba umida.
All’ombra del fico.

vivre sa vie

Qui da noi si gira in infradito o in sandalétt, non ci si trucca, ci si pettina raramente, non ci si guarda quasi mai allo specchio.
Ci si dà il bacio del buongiorno e della buonanotte (è un’istituzione).
Si mangia insieme se si vuole, altrimenti no.

Si accarezzano i cani e alla sera si innaffiano il prato, fiori e piante.

Si fa il pane tutti i giorni.
Si indossano vestiti improbabili (vecchissimi) oppure pareo o copricostumi/camicie da notte, cappelli strambi.
Si dorme finché possiamo o ci va, idem per andare a nanna.
Di giorno, in orari assolutamente sfasati, si sgobba come ossesse, ognuna al proprio preciso posto di combattimento.
Ogni tanto ci si fanno foto buffe e si ride di cuore, ogni tanto si chiacchiera.
Quando ci sono cinque minuti liberi si fa perfino un tuffo, notte compresa.

L’estate divampa e sembra tutto così lontano che certe volte fa un po’ paura.

Ma per ora va bene così.

this must be the place

Al mattino mi sveglio tardi perché di notte non dormo e voglio togliere tante ore alla giornata altrimenti non ce la faccio.
Quando mi sveglio, verso le 11, sono spaventata perché ho fatto sogni orrendi e complicatissimi. Apro gli occhi e mi precipita addosso tutto il mio lutto, le mie colpe, le mancanze. Mi guardo allo specchio e sembro una bambina.

Ma purtroppo, n realtà, sono quasi una vecchia: le ginocchia sono dure e scrocchiano come nacchere, faccio fatica ad alzarmi. La Nina mi lecca le mani e ha fretta di andare al suo “campo estivo”, cioè nell’enorme recinto verde e ombreggiato che abbiamo sul retro, in compagnia dei cani della mia amica.
Loro sono semplici, l’hanno già adottata.

Lo so che è triste, ma almeno sono in un bel posto. E quando vedo appeso il biglietto, in cucina, che dice “stasera cena per 2”, mi sento meglio e rinasco.
La cucina è la mia vita, mi piace essere utile.
Giro su me stessa per circa un’ora e poi comincio a carburare. La campagna è magnifica. Da oggi sto cercando di catturare un po’ di sole anziché rintanarmi sempre in cucina. Forse la mia faccia si colorirà un pochino.
Le notti saranno lunghe e dure, continueranno a mancarmi un sacco di persone. Vado avanti passo dopo passo, in fondo sono come una convalescente.
Piango in silenzio e soprattutto dentro di me.

Ma continuo a ripetermi: questo è il Posto.
E ne sono perfettamente sicura.

into the wild

Non so da che parte cominciare.
Abito in un posto molto lontano dalla città, tra le colline. Qui è tutto verde. E pacifico.
Mi sto spogliando dei miei averi, sono stanca. Ho bisogno di leccarmi le ferite, ho bisogno di sentirmi, finalmente, una vecchia signora. Sento che la mia vita è stata lunghissima e faticosa, ora voglio sentirmi ferma, tranne che per cucinare, che per me è sempre una grande gioia.,

I non più kids sono cresciuti: ognuno a modo loro è indipendente ma mi mancano.
Mi manca anche il mio amore, nonostante tutto quello che è successo. Mi manca mia madre che se ne è andata un mese fa.
Forse il mio destino è quello di essere monca.

Devo solo imparare. A lasciarmi stare, a lasciare andare, a stare.

Casablanca

Sono passati due anni. Sono cambiate molte cose. Riscrivo e spero di continuare a farlo.

Stanotte ho fatto il bagno, nuda, in piscina. La campagna intorno a me soffiata di vento e cantava di grilli. L’acqua sembrava piena di plancton da quanto era luminosa.

Il gatto bianco e nero, mentre mi asciugavo, faceva le fusa e graffiava. La cagna nera mi aspettava in cascina. Sono all’inizio di una nuova vita, non so come sarà, però mi sembra bella. Per farla breve, è l’ennesima volta che cado e, quindi, l’ennesima volta che mi tiro in piedi. Anzi, prima mi metto seduta, poi a quattro zampe, poi lentamente in piedi.

Dico lentamente perché non ci ho più l’età. Ma non importa, in qualche modo ce la farò.

Quest’anno ci sono stati un sacco di addii, molto pesanti. Tutti noi abbiamo uno zaino pieno di sassolini da trasportare. Ma sono in un posto magnifico.

E, come scrive Emily Dickinson:

To make a prairie it takes a clover and one bee,
One clover, and a bee,
And revery.
The revery alone will do,
If bees are few.

così lontano, così vicino

Oggi ho fumato quaranta sigarette.

Ho dato il trolley del mio moroso a mio figlio, il nonpiùkid, che parte per Amsterdam.
Gli ho compilato un curriculum in inglese. A tarda notte ci ho litigato. Alle due è venuto a chiedermi le chiavi di casa (sua).

Gli ho dato le (mie) chiavi, l’ho abbracciato, gli ho raccomandato di non fare cazzate. Quando è uscito mi sono fatta mezzo sfilatino con olio e sale. L’olio era buono. E io piangevo.

la sconosciuta

Non mi riconosco in niente.

Mangio il mio panino quotidiano e guardo uno schermo senza sonoro.
Vedo Renzi (che ahimé ho votato), vedo Grillo con il suo casco d’argento (che ahimé ho votato).
Mi sforzo ma non capisco.

Vedo i migranti siriani. Mi viene voglia di piangere.

Non so, non sto facendo abbastanza. Vivere così non ha senso. Mi conosco: covo, covo, covo e, alla fine, prendo una decisione.

Eppure, intanto, non mi riconosco in niente, tranne che nel mio amore.
E nella voglia di piangere.

soundtrack: