il viaggio

                                                      Milano  stasera alle otto e mezzo è un irreale deserto sonoro. Per fortuna Alga è calcisticamente agnostica (a parte robe sentimentali, ma forse anche la fede calcistica è una roba sentimentale), così non soffre più di tanto.

Alga va a guardare la partita (in casa di amici) pensando che sarebbe bellissimo girare in bicicletta, tanto è tutto vuoto.

Si fa spiegare le regole del gioco da due nani di sei anni con su la maglietta di Milito.
E poi, per il resto, se ne sta in cucina a far le trenette mari e monti.

Che, come dire, sfamare una truppa di tifosi di un'altra città è come stare a buon punto di un (lungo) viaggio.

soundtrack 😉 :

priscilla, la regina del deserto

La mia parte impulsiva dice che non ce la farò mai.
La mia parte paziente dice che ho ancora circa vent'anni (trenta se mi va bene) per imparare a farcela.

La mia parte impulsiva dice ammesso che la salute regga.
La mia parte paziente dice ringrazia che hai un lavoro.

La mia parte impulsiva dice scappa!
La mia parte paziente dice può darsi che, col tempo, cambierai pianeta.

Il punto è che sono una forbice spalancata.
C'è l'impulsività, c'è la pazienza.
E nel mezzo (forse) ci sto io.

Io che stasera mi sono sentita così sola.
Eppure ero in mezzo a un mare di persone.

La mia parte impulsiva dice non c'è comunicazione, la lavatrice è morta, questo posto è un deserto e per cambiarlo dovresti cambiare ma non sai neanche tu come.

La mia parte paziente dice martedì o giovedì sera (forse) hai un catering.

Vedi di giocartela bene.

soundtrack:

piccolo cuore

tortacuore

Noi siamo quelle che non dormono mai perché sono sempre preoccupate, fondamentalmente per lo stipendio che non basta mai e per i figli, ché non si sa mai.
Siamo quelle che non c'hanno mai tempo per andare a parlare con gli insegnanti perché lavorano fino a tardi e così ci fanno pure brutta figura.
Siamo quelle che riescono a preparare un pranzo completo nella mezz'ora della pausamensa (e mangiano un monopiatto in piedi in cucina nei cinque minuti che avanzano), lo lasciano nel microonde e se ne tornano in ufficio col magone perché non lo possono dividere, a tavola, con i loro ragazzi che tornano da scuola.
Siamo quelle costrette a contrattare il disbrigo dei compiti in cambio di un'uscita a giocare, sibilando nel cellulare per non farsi scoprire dal capo.
Siamo quelle che quando devono chiedere un permesso per la recita scolastica o per una visita medica, gli viene il maldipancia.
Siamo quelle che vorrebbero tanto dormire il sabato mattina, ma che si devono alzare alle otto per accompagnare la prole a una partita di rugby o alla stazione per una spedizione scout.
Siamo quelle che vivono appese a un telefono, per cercare di carpire un pezzetto di vita di un figlio che vive lontano da loro.
Siamo quelle che hanno imparato a stare da sole, perché per loro la sera non è fatta per uscire (e le dieci volte all'anno che lo fanno poi sono divorate dai sensi di colpa).
Siamo quelle che se capita qualcosa devono domare la paura, tanto possono contare solo su loro stesse.
Siamo quelle a cui manca qualcuno di sensato con cui fare discorsi sensati, alla fine della giornata, perché gli adolescenti hanno la bocca cucita. E magari manca (perché no) ogni tanto anche un abbraccio. Ma sanno che è meglio far finta di niente.

Noi siamo tante.
E siamo quelle che quando hanno voglia di una torta, bisogna che sia semplice e rapida ma proprio buona.

Quindi accendiamo il forno a 180°, stendiamo un foglio di pasta sfoglia (con la sua carta, così non bisogna imburrare) sul fondo di una teglia, lo bucherelliamo con i rebbi di una forchetta, lo spalmiamo di gelatina di limone e di marmellata di albicocche (fatte da noi, ma se sono comprate va bene lo stesso) ben mischiate e ci mettiamo sopra tre mele granny smith (quelle un po' acide) non sbucciate e tagliate a fette sottili.
Le spolveriamo di cannella e di zucchero di canna e ci versiamo sopra tre bei mestoli di crema pasticciera e una grattugiata di zenzero fresco.

Poi sigilliamo il tutto con un altro foglio di pasta e lo spennelliamo con un tuorlo d'uovo allungato con un goccio d'acqua.
Però prima di infornare (per 40 minuti) ci ritagliamo, nel bel mezzo, un cuore.

È piccolo, vabbé.
Ma ce lo facciamo bastare.

soundtrack [guardatelo, è così bello :-)]:

senza vergogna

Ieri era la festa della mamma.
Naturalmente ho parlato con la mia.

Poi mi mancava un pezzo (ammesso e non concesso che sia una festa da festeggiare), cioè i kids.

Pietro si è dimenticato di brutto.
La Cami sembrava anche.

Invece, all'improvviso, verso le nove mi è arrivato un sms.

Tanti auguri mamma 🙂
sono passati ormai 16 anni da quando mi hai incontrata… mi hai insegnato tante cose in tutto sto tempo, quando combinavo danni mi hai sempre rimproverata ma lo so che lo facevi x il mio bene e soprattutto x proteggermi. quando piangevo x un ragazzo tu eri sempre lì a consolarmi abbracciandomi e facendomi tante coccole…
Mi hai insegnato a vivere nel mondo e a prendere le mie responsabilità… non posso dire di essere la figlia perfetta ma sono molto migliorata in questo tempo… e tutto grazie a te! Grazie di avermi messo al mondo e di avermi amata x quella che sono… ancora un grande augurio alla mia mamma preferita e unica! Ti voglio un bene inimmaginabile! Un bacio dalla tua bambina.

Non ci potevo credere.
Nel senso che non posso credere di aver fatto tutto questo popò di roba.

Insomma, io sono una madre un po' difettosa, sempre di corsa e spesso triste, arruffata e poco rappresentativa, piuttosto confusa e anche un po' distratta. Una che fa fatica a stare a galla.

Ma il mio sguardo sui kids, quello è sempre stato uno sguardo d'amore.
E stasera ho avuto la certezza che quello sguardo è arrivato a destinazione. E che la mia vita ha un senso.

Non sapevo se scrivere o meno questo post.
Non volevo che puzzasse di autocelebrazione.

Poi ho pensato che in fondo questo è il mio diario.
E che, dopo tutto, mi merito di rileggere, anche tra molti anni, una cosa così bella.

soundtrack:

io sono l'amore

                                                     Lui è Luca Guadagnino, giovane regista di questo giovane film.

E quella che tiene in mano è una zuppa di pesce russa, raffinata e preziosa (il brodo dev'essere trasparente, ci si deve vedere dentro), che è anche la chiave di volta della storia.

Allora è vero, è come penso io.
La cucina è comunicazione silenziosa. Ma espressiva più delle parole.

Adesso quasi tutti dormono. Nella mia cucina il forno è acceso, dentro c'è il boeuf bourguignon che cuoce piano piano.
Sta dicendo qualcosa, in un linguaggio che è solo mio.

Anche se non vi piace cucinare, non perdetevi Io sono l'amore.

soundtrack:

houdini

 

Ci sono delle cose e delle persone che a pensarle poi ci sto male.
E quindi, semplicemente, non le voglio pensare più.

Schiocco le dita. Scompaiono.
Non m'importa se le cose e/o le persone non gradiscono. È un problema loro.
Per me non ha la minima importanza.

Io, voglio stare bene.

soundtrack: