mutazioni genetiche

maialiSiccome mi costringono a preparare vaccate per il buffet dell’happyhour, io mi vendico.

E faccio l’insalata di pasta, ma col curry e i wurstel a forma di fiore e le stelline di emmenthal.

Invece dell’insalata di riso (quella proprio no, non ce la posso fare), faccio l’orzotto freddo, con i capperi, le olive di gaeta e le scorzette d’arancia.

Faccio anche le cose fritte, ebbene sì.
Ma visto che comunque ne uscirò conciata come da una rosticceria pakistana, almeno mi voglio divertire.
Così oggi ho ritagliato le melanzane a forma di porcellino (vagamente allusivo), le ho impanate e schiaffate nell’olio bollente.
Però quando sono riemerse mi sono resa conto che avevano cambiato forma.
Più che maiali sembravano orsi marsicani del Parco Nazionale d’Abruzzo, piuttosto che bufali paleolitici, di quelli dipinti nelle caverne, tipo Grotte di Altamira.

Secondo me, i miei capi pensano che non sono mica normale.

soundtrack: Neanderthal man, Hotlegs

nella terra di nessuno

Capita che si torni a casa stanchi e magari anche un po’ scazzati, trascinando i piedi lungo un ponte e poi guidando al buio per tortuose stradine di collina, sotto una pioggiaspray.

Capita che si trovino quintali di pattume vario da spalare via dal soggiorno, sotto gli occhi impassibili di due adolescenti ruminanti davanti alla tv e, in rapida successione, si passi a ritirare i panni stesi, a ristendere altri panni, a metter su la cena, a servirla come una brava camerierina sedando risse e controllando diari scolastici.

Capita che poi si riesca a mettere in branda la truppa all’alba delle undicidisera e dopo aver caricato la lavastoviglie e sbirciato la stirella che se ne sta lì in agguato (e aver deciso no, stasera no) si passi di sfuggita davanti allo specchio del bagno e ci si veda con tutta la faccia all’ingiù.

Capita che finalmente ci si schianti sul trespolo basculante (perché il sedile ha perso tutte le viti) davanti al computer e che si intercetti inaspettatamente qualcosa di incantevole, tipo Il gioco dell’oca.

Ironico, cinico, elegante, esilarante.
Un modo di scrivere con i controcazzi, chediolobenedica.

Capita.
🙂

soundtrack: Shipbuilding, Elvis Costello

blind

coro

Ormai fa buio presto e, in ogni caso, rimangono poche certezze.
Una di queste è che la voce umana è in assoluto il più bello strumento musicale che mai sia stato creato.

Un’altra è che se vai ad un concerto di Cantosospeso e ti imbatti in una roba come il Sanctus della Messa Luba, ti vien da pensare che Dio, da qualche parte, c’è.

E di sicuro, in quel momento, sta ascoltando.

soundtrack: proprio lei, possibilmente dal vivo 🙂

una vita difficile

Io mi incazzo quasi sempre a scoppio ritardato.
Ma mi incazzo un casino.
Sono così incazzata che spero di trovare le parole giuste.
Perché queste sono solo mie opinioni personali e spero di non offendere nessuno.

Qualche giorno fa ho avuto una singolare conversazione con un uomo overfifty.
Simpatico, di successo, molto intelligente, sicuramente sensibile.
Anche, a modo suo, affascinante.
Era una conversazione apparentemente leggera, e spiritosa.

Il signore in questione mi raccontava come fosse stato sorpreso di vedere, a Berlino, tante donne amarsi in pubblico con la massima naturalezza.
Ovviamente e onestamente spiegava il suo stupore come il retaggio di un certo tipo di educazione e per il fatto di avere, appunto, più di cinquant’anni, con gli schemi mentali che quest’età comporta.
Ma poi il discorso ha preso un’altra piega, sempre sul filo dell’ilarità.
Si dà il caso che queste donne perlopiù abbiano figli e che abbiano avuto un passato, per così dire, da etero.
Che abbiano tutte più o meno quarant’anni.

Ora, questo signore che, come molti altri di mia conoscenza dai quaranta in su, è orientato fortemente verso relazioni con ragazze tra i venti e i trenta, ha scherzosamente teorizzato che per le donne della mia età, "stare tra noi femmine" potrebbe essere una gran risorsa.
E quando gli ho fatto presente essere io disperatamente etero, lui ha aggiunto, sorridente: maddai, che c’entra,  è solo una forma mentis, voi sole, deluse dagli uomini, in fondo non vi andrebbe poi male, no?

Lipperlì non ho detto niente.
Poi, però, ci ho pensato tanto.
E ci sono veramente rimasta male.
Di più.
Mi sono offesa: un po’ per me, molto (e soprattutto) per le mie amiche lesbiche.
Io penso che la sessualità sia una scelta, non un ripiego.
Penso che "cambiare" possa essere una scoperta, non un gesto di disperazione.
Penso che comunque c’è un sacco di gente (triste) a spasso, uomini e donne, e che tutti abbiano diritto ad una vita sessuale e affettiva soddisfacente.
Penso anche che per me il sesso va sempre insieme a qualche tipo di sentimento.
E che amo tantissimo le donne, mi piace stare con loro, ho un sacco di amiche che mi piace abbracciare e coccolare, ma non per questo ci andrei a letto, solo perché sono single.

Siamo "vecchie", ci casca la faccia, il culo e la pancia.
Al mattino, quando ci guardiamo allo specchio, non sappiamo chi siamo, perché solo ieri eravamo delle ragazzine e le pieghe che ci lascia il cuscino sulla faccia ora ci mettono due ore ad andare via.
Il nostro punto vita si è fatalmente allargato.
Litighiamo con le mestruazioni e le vampate di calore.
Ne abbiamo viste di tutti i colori e un po’ di pelo sullo stomaco ci sta finalmente crescendo, sì.
Dobbiamo magari consolare le nostre figlie adolescenti che vanno a sbattere contro le prime delusioni sentimentali, e tante volte non sappiamo cosa dire.
Siamo delle rompiballe.
Spaventiamo gli uomini.
Siamo (secondo loro) rancorose nei confronti di qualsiasi maschio.

Tutte queste cose le conosco.
Tutte queste cose le avevo già sentite.

Però questa roba che siamo ormai fuorigioco, e tanto vale che ci "consoliamo" tra di noi, questa ancora no.
Cos’è, una specie di ghetto, come quando Snaporaz in Otto e 1/2 di Fellini, sbatteva le amanti appassite nella stanza delle vecchie?

soundtrack: Dark road, Annie Lennox

l'apparenza inganna

fiume
Tante cose non mi sono piaciute, nelle ultime ventiquattrore.

In ordine sparso:

il commercialista fa il suo mestiere (detto da una persona che ha vissuto con me per dodici anni)

trovare i delicatissimi tramezzinimignon fuori dal frigo

scoprire, una volta di più, che la gente, se la tratti bene prima o poi, fatalmente, si allarga

assaggiare la maleducazione di qualcuno che, appena ti avvicini, si mette a parlare in ostrogoto, apposta per non farti capire quello che sta dicendo

ricevere una richiesta fatta in malomodo, mentre sarebbe stato così semplice dire le stesse cose gentilmente

essere stata sfiorata da pensieri, diciamo, razzisti (perché di solito non è roba mia)

rendermi conto che essere gentile, il più delle volte, mi fa passare per stupida

trovare, alla fine della giornata, la mia favolosa insalata rosa intonsa (cuori compresi) e fuori dal frigo anche lei, porcapaletta

guardare in una vetrina una gonna color melanzana, a sacchetto con due bottoncioni in vita, favolosa e pensare che, insomma, nonostante le traversie e i casini ho ancora buon gusto, ma tanto a che serve?

uno dei miei bellissimi orecchini a palle, che è sparito

avere la conferma che il novantacinquepercento delle persone si fa i cazzi propri.

Ecco, e io ancora mi ostino a non capire.

Vabbè.
Però mentre tornavo a piedi verso la macchina, sul ponte il panorama sembrava un quadro di Turner, e intanto ascoltavo Tom Waits sull’Ipod.
Ed ero così stanca e così presa dai miei pensieri che il tram mi ha fatto una rasetta e mi ha portato via l’ombrello.

p.s.
aggiornamento di oggi, con foto appropriata.
d’accordo, tante cose non mi sono piaciute, ma questa sì.
anche se vivere qui è faticoso, io lo adoro, il mio fiume.
ha un odore così buono 🙂

è bello eh?

soundtrack: Waltzing Mathilda, Tom Waits