this must be the place

Al mattino mi sveglio tardi perché di notte non dormo e voglio togliere tante ore alla giornata altrimenti non ce la faccio.
Quando mi sveglio, verso le 11, sono spaventata perché ho fatto sogni orrendi e complicatissimi. Apro gli occhi e mi precipita addosso tutto il mio lutto, le mie colpe, le mancanze. Mi guardo allo specchio e sembro una bambina.

Ma purtroppo, n realtà, sono quasi una vecchia: le ginocchia sono dure e scrocchiano come nacchere, faccio fatica ad alzarmi. La Nina mi lecca le mani e ha fretta di andare al suo “campo estivo”, cioè nell’enorme recinto verde e ombreggiato che abbiamo sul retro, in compagnia dei cani della mia amica.
Loro sono semplici, l’hanno già adottata.

Lo so che è triste, ma almeno sono in un bel posto. E quando vedo appeso il biglietto, in cucina, che dice “stasera cena per 2”, mi sento meglio e rinasco.
La cucina è la mia vita, mi piace essere utile.
Giro su me stessa per circa un’ora e poi comincio a carburare. La campagna è magnifica. Da oggi sto cercando di catturare un po’ di sole anziché rintanarmi sempre in cucina. Forse la mia faccia si colorirà un pochino.
Le notti saranno lunghe e dure, continueranno a mancarmi un sacco di persone. Vado avanti passo dopo passo, in fondo sono come una convalescente.
Piango in silenzio e soprattutto dentro di me.

Ma continuo a ripetermi: questo è il Posto.
E ne sono perfettamente sicura.

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