l’appartamento spagnolo

flamenco_s29529676.jpg_5796651Le prime quattro cose che senti quando sbarchi in piena notte a Cadice, profonda Andalusia, dopo due ore di bus, tre di attesa in aeroporto, due di volo, quattro di attesa a Malaga, ancora quattro di bus sono nell’ordine: l’odore del mare che ti entra prepotente nelle narici, il vento di levante che ti scompiglia i capelli, il canto a piena gola dei grilli anche in pieno centro e il respiro dell’oceano che sta (letteralmente) a due passi da lì.

E anche se sei disfatta e con il culo piatto e con la pazienza al termine del sopportabile, ecco che la magia ti prende e non ti molla più.
Subito cibo, e il cibo è buono. E al mattino c’è il sole. Che è sole.
E ci sono le strade, che sembra di essere a Genova (campi e campetti compresi) e la gente gentile, con quella parlata strana che se anche mastichi lo spagnolo con ci capisci un cazzo ma va bene così, e gli odori di cucina (buonissima) e il cielo veramente azzurro e il flamenco nelle piazze e mille chiese e il mercato del pesce che è uno spettacolo.

E naturalmente ti viene sempre fame di tapas e sete di sangria e di manzanilla e tanta voglia di far la pipì ma non importa perché i cessi sono immancabilmente pulitissimi. E di notte è sempre, sempre, sempre festa (non lo crederesti, Cadice è una delle città più in crisi del Paese, eppure vedi solo facce felici).

E poi vai alla spiaggia che è enorme, con le maree come in Bretagna ma il mare è più caldo e devi stare attenta perché da sopra picchia come in Africa eppure è così dolce dormire sulla sabbia così fine.

Cadice è speciale, al mattino vai a fare colazione in panetteria, seduta in un patio con gli azulejos e mangi pane tostato con olio extravergine e passata di pomodoro e bevi café cortado buono come in Italia e intanto il tempo passa in un lampo e ti ritrovi l’ultima sera davanti al mare così grande e capisci che ti sei irrimediabilmente innamorata ma devi dire addio o, almeno, arrivederci e ti costa un sacco e ti vengono in mente quelle parole di quella canzone così triste: che peccato, però addio, ti respiro e me ne vado.

 

 

soundtrack:

 

 

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2 thoughts on “l’appartamento spagnolo

  1. margherita ha detto:

    Del mio giro in Andalusia qualche anno fa è stata la città che più mi ha incantato, spero di averle detto solo arrivederci perchè vorrei tornare a perdermi nei suoi vicoli , respirare l’odore dell’oceano, abbagliarmi nella sua luce. Bentornata ^_^

  2. aaah ha detto:

    …che è esattamente la stessa canzone che avevo in mente al ritorno da Siviglia… ma in quel caso c’era pure di mezzo il chitarrista flamenco franco-spagnolo che, dovendo fare il turno di notte nell’ostello in cui alloggiavo, passava il tempo suonando…

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