vado a scuola

50184Non si può non piangere dall’inizio alla fine, guardando il bellissimo e profondo film di Pascal Plisson.

Sono quattro storie straordinarie, quattro bambini (e i loro fratelli) che vivono in quattro posti, lontanissimi tra loro, del mondo: Kenya, Alto Atlante, India, Patagonia.
Questi quattro bambini, così diversi, hanno una cosa in comune: la voglia di imparare e la coscienza del fatto che la cultura li salverà.
Si ritengono fortunati per il fatto di poter andare a scuola. Per poter andare a scuola, ogni giorno, affrontano viaggi per noi impensabili della durata di più ore in ambienti spesso ostili e talvolta a rischio della loro stessa vita.

Sono bambini che, tra l’altro, lavorano a fianco delle loro famiglie nelle incombenze di tutti i giorni. Che hanno genitori poverissimi, precocemente invecchiati e segnati dalla fatica ma dolci, protettivi, amorevoli. Genitori che tutte le mattine li mandano fuori, nel mondo, in nome di qualcosa che li renderà migliori e li potrà far sperare in un domani diverso.

Vado a scuola dovrebbe essere visto obbligatoriamente in ogni scuola di ordine e grado di questo povero Paese anestetizzato dai media, in cui i genitori fanno la voce grossa con gli insegnanti che cercano di fare il loro lavoro, in cui molti insegnanti non sanno più fare il loro lavoro, in cui la maggior parte dei ragazzi pensa che la cultura sia una cosa da secchioni, in cui molte ragazze sono convinte che basti avere un bel fisico e sfondare in TV per avere una vita felice, in cui si è ormai abituati a giustificare i propri figli in tutto e per tutto.

Per pensare, per capire che la nostra (pur con tante facilitazioni e comodità) rischia di diventare una misera vita.
E anche per vergognarci, sì.

soundtrack:

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6 thoughts on “vado a scuola

  1. Ninphe ha detto:

    ho pianto solo al trailer….

  2. helma ha detto:

    grazie alga, bellissima recensione…
    ;-))

  3. concajoni ha detto:

    Scusa, posso? Chili di buoni sentimenti e fiumi di melassa per una pellicola costruita a tavolino con bimbetti carini e sorridenti in scenari mozzafiato messi insieme da un regista che voleva farsi un giro nei quattro continenti. Per dirne una: siamo sicuri che una ragazzina marocchina per non arrivare tardi a scuola, decida di chiedere un passaggio a un camionista?

    • algaspirulina ha detto:

      possibilissimo. è vero però che molti bambini devono fare tanta strada per andare a scuola. non è una novità. se sono bene informata, solo da quest’anno l’India si è mossa con una riforma per portare le scuole nei villaggi più piccoli. (e lasciaci sognare, dai, i bimbetti non sono poi così carini 😉 )

  4. concajoni ha detto:

    Intenzioni ottime, messaggio chiarissimo, non si discute. Ma non è un documentario, non è finzione, è solo finto. Poi è vero, i bimbetti della Patagonia non sono carini, sono splendidi, complimenti al casting!

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