la seconda volta

Oh, se eravamo belli, insieme, nel settantacinque.

Io con l’aria tedesca, i capelli di paglia, il corpo burroso e la pelle luminosa. Tu con quel ciuffo nero nero e lucido, il naso largo alla lucianoligabue e gli occhi stretti e verdebosco. Camminavamo sempre abbracciati, eravamo altissimi, la gente si voltava a guardarci.

Sei stato il primo (per forza, avevo quindicianni), uno dei più importanti (in trentasei mesi mi hai insegnato un sacco di cose, dal cambio delle gomme a seguire la partitura della Passione secondo Matteo di Bach), uno di quelli che mi ha fatto più disperare (avevi un carattere impossibile e io ero troppo indifesa), non so se il più amato ma di sicuro quello amato più a lungo (non mi sono liberata del pensiero di te fino ai quarant’anni: ti chiamavo il mio cadavere nell’armadio).

E d’improvviso, ieri sera, ad una di quelle buffe (e un po’ patetiche) cene di coscritti, al Posto arrivi anche tu.
Arrivi anche tu e ti togli il cappotto e mi dici buonasera e non mi riconosci.
Poi mi guardi meglio (forse, invece, hai riconosciuto la voce) e rimani di sale. Perché sì, sono (ancora) io.
Bella e ringiovanita dici tu (per forza, sono felice) e mi abbracci e mi baci e io sto lì dura come un legno e con gli occhi bassi perché sì, son rimasta di sale anch’io.

Cosa ti è successo? In più di trent’anni si invecchia e si cambia. Ma tu. Lo sguardo perso e spaventato. Il volto di un vegliardo (e hai solo due anni più di me). Non riesco a guardarti. Sapevo che eri a Milano, son contento che sei tornata ma lo dici con un tono stanco, quasi farfugliando.

A cena c’è la ribollita ( e tu non sai cos’è O_o) e tu non mangi quasi niente, non tocchi il vino, salti il dolce. I discorsi che orecchio mentre servo le portate sono quelli di un pensionato che si è tagliato fuori dalla vita.

Prima di andare torni a salutarmi, mi stringi forte e mi baci sui capelli. E io lì, imbarazzata, con le mani rosse di detersivo per i piatti che non so cosa dirti. E poi mi metti un dito in bocca (e vabbe’, fai il dentista) e mi dici, con tono da vecchio zio, quel diastema lì una volta mica ce l’avevi. Ma cosa! Se la parola diastema me l’hai insegnata tu!

Il Posto ora è deserto, io sparecchio e intanto mi domando che fine tu abbia fatto. Perché non sei tu.

Dove sei stato e cos’hai visto in tutto questo tempo? Che fine ha fatto il più bello dei due bei fratelli V., quello più esotico, ribaldo, colto e avido di sapere, intransigente, cinico e idealista? Quello che adoravo e che mi ha spezzato il cuore. Lo sciatore provetto, il chitarrista, il malato di poesia.

Potessi venire a cercarti, sapendo di trovarti. Per farmi raccontare.
Ma chissà dove te ne sei andato.

soundtrack:

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13 thoughts on “la seconda volta

  1. margherita ha detto:

    Alle volte è meglio non incontrarsi più. E’ capitato anche a me non molto tempo fa e non ho trovato risposte, solo un gelido silenzio ^_^

  2. cl ha detto:

    🙂 la poesia della nostra mente è che ricorda e dimentica a modo suo…a volte si, è meglio non incontrarsi più…

    • algaspirulina ha detto:

      io, stranamente, penso che crescendo si migliori. che i semi presenti in noi in gioventù possano germogliare e fiorire. credo che in parte a me sia successo così. forse non per lui, e mi dispiace.

  3. annika lorenzi ha detto:

    perché a volte i ricordi ,davvero, sono la cosa più preziosa che abbiamo…

    bellissimo post, scritto meravigliosamente.

  4. viola ha detto:

    Noi, nei ricordi, fissiamo l’ALLORA, quando tutto poteva succedere ed avevamo il sole in fronte.
    Meglio non incontrarsi più.
    Meglio tenersi il ricordo di ciò che è stato e il dolce pensiero di ciò che avrebbe potuto essere…..
    Non è che dietro il nostro essere forti e dure c’è ancora un animo dolce e romantico???
    Credo di sì, e non è una brutta cosa, dai!

  5. Giorgio ha detto:

    Le rose che non colsi sono le più profumate.

  6. concajoni ha detto:

    Manca la domanda più importante. E se anziché il tuo cadavere nell’armadio fosse diventato davvero il tuo compagno di vita? Cosa sarebbe stato di te, di lui, della vostra coppia? Magari lui si risparmiava un così triste destino, chissà…

  7. algaspirulina ha detto:

    chissà. questo è il vero mistero. probabilmente non avrei avuto figli (lui ne ha adottati due) oppure non sarebbero stati i kids. resta il fatto che mi ha fatto davvero dispiacere vederlo così. io sono una che perdona (e dimentica) 😉

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