(banalmente) chariots of fire

 

Sì, lo so. Ormai sono una vecchia, eccentrica signora e, per di più, un’inguaribile ingenua.
Ma erano secoli che non piangevo così bene (diciamo dai tempi delle recite dei kids quando erano kids, e ne uscivo tramortita a forza di lacrime) come stasera, guardando la cerimonia di apertura delle Olimpiadi in streaming e intanto affettando, lessando, friggendo, ché domani e dopododomani c’ho due cene in programma.

Può darsi che sia perché davvero sto invecchiando e sono un po’ esaurita, o perché Danny Boyle è un vecchio volpone, o ancora perché ho una bellissima figlia che fa sport sul serio (e fare sport sul serio significa tanta ma tanta fatica).
O forse questo è un momento brutto per tutti e vedere tanti ragazzi belli, puliti e sorridenti mi ha masticato la testa e il cuore.

Non sono una buonista, so che esiste il doping. Però sorridevano tutti, anche quelli che non avevano mai vinto una medaglia, anche quelli che venivano dai paesi più poveri e più trormentati del mondo (e non è facile veder sorridere qualcuno, in questo periodo).

Erano così belli. E, al passaggio della delegazione italiana, quel foglio stropicciato con sopra scritto mamma, sono qui mi ha tolto il respiro.

Ma non solo.
Mohamed Ali piegato dalla malattia.
L’abbraccio tra i giovani tedofori e i vecchi campioni.
Paul dei Fab Four (la mia giovinezza), anche un po’ stonato.

Diommio, sono proprio andata 😉

soundtrack (e questo sia il senso giusto di questa canzone, oggi):

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