hugo cabret

Prima o poi, arriva sempre il momento in cui un grande regista sente il bisogno di fare la propria dichiarazione d’amore al Cinema.

Lo fece in passato François Truffaut con Effetto notte (uno dei miei preferiti, anni fa cassai senza pietà un corteggiatore che dopo la visione del suddetto dichiarò niente male, come documentario), lo fa ora Martin Scorsese con Hugo Cabret.

Il mio Scorsese è quello di Quei bravi ragazzi o di Toro scatenato: cose come L’età dell’innocenza o Gangs of New York mi hanno sempre lasciata interdetta.
Non fa eccezione questo film, ma la mia parte emotiva e irrazionale si è sciolta in lacrime, perché non c’è niente da fare, il Cinema è il Cinema.
E il Cinema è davvero la fabbrica dei sogni.

Lo sanno quelli che, come me, hanno passato ore e ore (anche quando fuori c’era il sole, la bella stagione e si era giovani) in piccole sale buie e odorose di chiuso, magari in prima fila per potersi far meglio divorare dallo schermo, magari seduti su panche di legno (come nel primo Museo del Cinema a Palazzo San Giovanni a Torino), magari con panini e birre al seguito, ché le rassegne erano rassegne coi controcazzi, mille lire e ti guardavi Visconti dalle due del pomeriggio a mezzanotte, un film via l’altro (come al Movie Club, nelle cantine di Palazzo Carignano).

Anni e anni passati a consumarsi gli occhi guardando cose meravigliose (e a godere spropositatamente, altro che home cinema) con quell’odore lì e con quel suono lì, del proiettore che ti apre, ogni volta, le porte di un mondo fantastico.

Guardare tanto, guardare tutto il guardabile, è quello che vuoi (e non puoi fare a meno di fare) se sei innamorato del Cinema.
Quindi, come si fa a non commuoversi guardando Hugo Cabret?
Essere innamorati del Cinema, la più bella invenzione di tutti i tempi, è un’immensa fortuna.

E, modestamente, io lo fui, lo sono e sempre lo sarò.

soundtrack:

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14 thoughts on “hugo cabret

  1. luceinombra ha detto:

    bello vero? mi ha fatto sognare…

  2. estrellita ha detto:

    oh, è questa l’alga immodesta che mi piace 🙂

  3. Ada09 ha detto:

    Non possiedo la tua considerevole cultura cinematografica, ma innamorata del Cinema lo sono eccome!!!

  4. algaspirulina ha detto:

    ada, la mia cultura cinematografica (che non è affatto considerevole) me la sono fatta da sola, a furia di guardare! e ricordo ancora con piacere quella volta che siamo andate insieme a vedere shine a light. e tu? 🙂

  5. luciacossu ha detto:

    Amo appassionatamente L’età dell’innocenza, e ho vissuto cineclub e maratone come le tue, ultima al Filmstudio a Roma con pellicole di Malle tra cui cose anche insopportabili ma che bello vederle e sentirne il fermento e la ricerca, ti dovesse capitare non cercarti (o forse sì) un certo Rousseau francese spocchioso di talento presuntuoso e sprecato in tanta presunzione intellettuale (ma forse sono io che non arrivo a tanta raffinatezza)

    • algaspirulina ha detto:

      be’ ma io sono curiosa come una scimmia 🙂 è un film? un regista? non credo tu ti riferisca a jean-jacques 😉 spiega, dai!

      • luciacossu ha detto:

        Jean sì 😉 ma Claude. Non ho visto tanto di lui, un film all’Accdemia di Francia con immagini bellissime e potenti e significanti e purtroppo un’insignificante ideologico e intellettuale atteggiamento di fronte a noi che avevamo qualche perplessità nel risultato complessivo e lui che ci diceva che era inutile spiegare a chi non capiva. Come regista è ben conosciuto, diciamo che da ignorante e gretta preferisco una come Caroline Champetier
        http://www.derives.tv/Jean-Claude-Rousseau-bio

  6. algaspirulina ha detto:

    … sono andata a vedere ma sono troppo stanca, rimando gli approfondimenti a domani (notte). ho visto però un fotogramma con la stazione di porta nuova O_o la mia città! grazie, lucia 🙂

  7. luciacossu ha detto:

    Questo lo vidi con due amiche una belga molto più giovane archivista e storica dell’arte e l’altra di età avanzata, pianista e di famiglia di origini norvegesi, tedesche e marito greco nonno scultore padre ambasciatore che le fece vivere in tanti posti e conobbe Canetti il direttore d’orchestra in una traversata per New York. Abbiamo visto il suo Racine (http://www.derives.tv/De-son-appartement) e siamo rimaste colpite dalla sua ingenuità nel sostenere che son le immagini che lo avevano scelto, che se può essere vero per il montaggio già solo scegliere dove mettere la macchina da presa è una scelta, come per caso esserci sempre dentro quando legge o la “casuale” Berenice del bar. Ghezzi dopo non riuscì a farci cambiare idea, mentre uscivamo a tarda notte ridevamo e tutte avevamo trovato belle alcune cose ma completamente inutile il tutto. Si arrabbiò una ragazza che gli chiese se non si contraddiceva dato che comunque era stato lui a leggere, a mettere la macchina da presa in un punto, a montare il film e lui smise di rispondere dicendo che era inutile spiegare a chi non capiva.

  8. Fausto marchetti ha detto:

    il mio Scorsese è quello di taxi Driver

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