la ragazza di campagna

Non c’è niente da fare, anche se mi sto avviando di gran carriera a diventare un’eccentrica vecchia signora, nel profondo sono e rimango una ragazza.
Di campagna.

Da adolescente ho macinato (quotidianamente) chilometri e chilometri su e giù per le colline, in ogni stagione, in compagnia di me stessa e del cane di turno e, in estate, mi perdevo per giorni interi nella valle davanti a casa alla ricerca di more o di sambuco per farne marmellate.
Raccoglievo i fiori del grande tiglio che c’è in cortile e poi li mettevo a seccare sul pavimento della mia stanza (con infinita disperazione di mia madre) per farne tisane.
Le tisane di tiglio poi me le facevo davvero, in luglio, e le bevevo bollenti mentre studiavo per gli esami sotto la tenda del terrazzo.
E studiavo, sudavo copiosamente e qualche volta piangevo per un amore perduto. Insomma, non ricordo se sudavo di più per le tisane o se di più piangevo per il ricordo di qualcuno che mi mancava.

Da grande sono andata perfino ad abitare in città ma, astutamente, vicino alla collina (a Torino, si può), così di notte facevo passeggiate al buio in Strada del Lauro, una specie di viottolo che parte da Corso Quintino Sella e finisce nel nulla e, d’estate, è pieno di lucciole.

Poi sono arrivata nella periferia ovest, e allora ogni fine settimana scappavo a casa dei miei per sdraiarmi nei prati a guardare l’erba dalla parte delle radici, altrimenti mi sentivo morire.

E anche adesso che sono emigrata, caso strano non metto piede nella metropoli. Me ne sto fuori, in una bolla verde che, anche se non assomiglia neppur lontanamente alla mia campagna, mi protegge dalla folla, dai palazzoni incombenti, dai tubi di scappamento (anche se ho imparato a girare in metropolitana e, in fondo, mi ci diverto).

In questo momento, fuori, nevica. La bolla diventa bellissima e silenziosa.
Sembra di stare in Lapponia e sto bene e penso che in tutti questi anni e con tutto quello che ho visto, non sono cambiata.
Mi piace passeggiare. Distinguo un merlo maschio da una femmina, riconosco gli alberi e il loro nome. Preferisco le cotture lente, e fare il pane in casa. Amo trascinare il tempo, e i vestiti comodi.
Faccio ancora le marmellate, preferibilmente di frutta buona, non ho paura degli insetti e appena c’è un po’ di sole tiro fuori la bici dalla cantina.

Sono qui, ora.
E, dopo tanti anni, resto una ragazza di campagna.

soundtrack:

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12 thoughts on “la ragazza di campagna

  1. Morghy ha detto:

    Ma che parole belle, che immagini belle…

  2. falconieredelbosco ha detto:

    bentrovata ragazza di campagna, il pezzo che hai proposto mi piace assai, io vivo praticamente in campagna anche se le fabbriche e il cemento e i vigneti hanno fatto la loro parte qui in Franciacorta.
    Mi consolo trovando amici che amano la vita all’aria aperta e ascoltano musiche come quella che hai proposto qui e rispondo a Neil :
    Yes I’m ready for the country

    • algaspirulina ha detto:

      benvenuto a te, falconiere 🙂 conosco poco la franciacorta, ma so che è un posto bellissimo. ed è bello anche il tuo blog, anzi, ora ti linko: ho già in mente un titolo di film che ti starà a pennello 😉

  3. Mo ha detto:

    🙂 …..la campagna, la terra, ti resta dentro, per sempre. Ed è una cosa meravigliosa.

  4. luceinombra ha detto:

    l’odore della terra, del muschio, dei fiori, della campagna…il silenzio… 🙂 ti assomiglia molto tesoro…

  5. keypaxx ha detto:

    E non mi sembra affatto una cattiva affermazione. È un attestato alla genuinità. Alla ricerca delle cose più pure e vere. Al desiderio di confermare l’interesse verso i valori, quelli veri della vita.
    Essere “ragazzi di campagna” è quanto di meglio potrebbe mai capitarci.
    Un sorriso di bentrovata a te.
    ^_____^

  6. Mìgola ha detto:

    Anch’io so distinguere un merlo maschio da una femmina…me lo ha insegnato il mio papy insieme a tante altre cose della natura e adesso sono ricordi…bellissimo post!
    Mìgola

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