le voci bianche

Lavorare duro tutta la settimana (dormendo poco la notte) e alzarsi alle sette di mattina per quattro sabati di fila, prendere un treno (ma prima la macchina e poi la metropolitana) per Torino, svuotare una casa (fredda) per due giorni sette ore al giorno, riprendere il treno (ma prima la metropolitana e poi la macchina) e arrivare a casa alle undici di sera della domenica, non è propriamente riposante. Eppure, in mezzo, ci stanno tante cose belle, divertenti, tenere (e anche un po’ tristi, ma vabbe’): tipo l’aria tiepida di oggi e le colline di Pecetto illuminate dal sole viste dal balcone della camera da letto di mia madre (che in primavera trabocca di rose), le grandi risate con mia sorella, ogni volta che si apre uno sportello o un cassetto da sbaraccare, i lanci dei libri dall’alto di una sedia davanti alla mastodontica libreria dello studio (ma quanto hanno letto, i nostri genitori?), le poesie che scrivevo quando avevo dieci anni trovate in fondo a una scatola di velluto bordeaux, un’occhiata al giardino inselvatichito e all’acero giapponese, spoglio ma sempre così bello mentre ripeto silenziosamente i nomi di tutte le piante e annuso l’aria della campagna, così leggera a confronto di quella di Milano.
L’atmosfera stranamente euforica, che assomiglia tanto a quelle delle mattine in cui ci siamo sposate, noi figlie, oppure in cui abbiamo fatto la prima comunione o la cresima (e invece è un addio), la mia città vista (con occhi affamati, e non ne ho mai abbastanza) attraverso i finestrini della macchina che mi porta in collina, lo zibibbo mandorlato comprato per strada, una cena con gli amici di sempre.

Svuotare la grande casa in cui siamo state bambine (e ci sento ancora le nostre voci, e ci vedo ancora noi, e nostro padre) è una cosa che non si può raccontare e forse non si può nemmeno pensare, probabilente, che so, per non farsi troppo male.

Ma sto bene, sono stanca ma sto bene.
Oggi. Domani, non so.

soundtrack:

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4 thoughts on “le voci bianche

  1. morganalarouge ha detto:

    E’ come l’eco di un fim…

  2. estrellita ha detto:

    credo che questo sia il tuo post più da sveno di tutti i tempi 😀

  3. viola ha detto:

    Ciao, sono Viola. Nell’86 ho svuotato la camera dei miei genitori, togliendo tutte le cose di mio padre. Quando aprivo un’anta di armadio, sentivo il suo odore: un misto di pelle, sapone da barba… Il cuore mi sanguinava… Nove anni fa ho proprio sbaraccato tutta la casa, e questa volta il cuore era un sasso: duro, gelido, senza emozioni. Stavo cancellando le tracce dell’infanzia, delle cose che mi avevano vista ragazza, e la cosa più dolorosa era che mamma e papà non c’erano più, quindi del passato non potevo più parlare con nessuno. Sono passaggi obbligati, tappe da raggiunngere e superare. A volte penso che quando mia figlia dovrà sbaraccare la mia casa sorriderà vedendo tutte le cose accumulate, conservate… E’ una ruota che gira! Un forte abbraccio.

  4. calvin ha detto:

    mamma mia, cris, che bella che sei. 🙂

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