le parole di mio padre

Mio padre mi manca.
E di lui, mi mancano soprattutto le parole.
Fin da piccola, mi ha sempre parlato tantissimo, come a un'adulta. Mi ricordo che certe volte mi sentivo intontita, a forza di discorsi.

La domenica mattina andavo nel lettone e si facevano i ragionamenti.
Di che ragioniamo? domandava lui.
E io: di treni! Allora lui mi spiegava com'erano fatti.
Oppure: di soldati! Allora lui giù con tutti i gradi, e le armate, le divisioni, le compagnie.
Qualche volta proponeva lui: ragioniamo di Alessandro Manzoni! Di Risorgimento! Di Divina Commedia! Di campi di concentramento! Di Giovanni Pascoli! Di Leonardo da Vinci! Di Anna Frank! Dell'assedio di Stalingrado!
Una volta (avevo quattro anni) gli ho proposto un ragionamento sui formaggi.
Mi ha guardata male.

Ecco, io credo di essere quella che sono, e curiosa come sono, anche grazie alle parole di mio padre.
Sono loro, che mi mancano di più, e me ne sono accorta lunedì sera in Piazza del Duomo mentre ascoltavo Adelmo Cervi che diceva se oggi mio padre fosse qui, sarebbe felice.

Ho pensato che anche mio padre sarebbe stato felice.
Poi ho pensato che io, a sei anni, sapevo già chi erano i fratelli Cervi, e conoscevo la loro storia.
Perché me l'aveva raccontata lui.

soundtrack: Stalingrado, Stormy Six

 

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11 thoughts on “le parole di mio padre

  1. Anima_Noir ha detto:

    E' molto dolce ciò che hai scritto.
    Mi ha toccato profondamente.

  2. lorypersempre ha detto:

    I padri guida, i padri consulenti, i padri roccia, che quando se ne vanno ci lasciano così sole ed inadeguate…
    Tante volte, di fronte a problemi che richiedono soluzioni difficili o accroccate, mi chiedo se mio padre sarebbe fiero della mia decisione. E poi decido: novantanove volte secondo conscienza, come mi consiglierebbe lui.
    Leela

  3. boccadimiele ha detto:

    anche mio nonno sarebbe felice. mio nonno sarto che finiva in galera perché si rifiutava di cucire le divise ai fascisti. mio nonno non istruito che leggeva almeno tre giornali al giorno, di sinistra e non. mio nonno povero e orgoglioso che rifiutava i pacchi di zucchero offerti in cambio di voti per la dc nel suo paesino del frusinate, pure se i figli volevano un dolcino. mio nonno che ci diceva sempre: 'siate solidali l'uno con l'altro, aiutate sempre chi ha bisogno. questa è l'unica lezione da imparare, nella vita. e non vergognatevi mai delle vostre idee: se anche vi sputano sui piedi, voi alzate la testa e andate avanti per la vostra strada'. a me che ho avuto un padre un po' zoppichino manca tanto, mio nonno.

  4. algaspirulina ha detto:

    che bello 🙂
    quando leggo commenti come i vostri, sono contenta di ostinarmi a tenere un blog!
    grazie a tutte 🙂

  5. boccadimiele ha detto:

    e anche io quando devo prendere decisioni importanti, mi chiedo sempre: nonno sarebbe fiero di me? e poi decido di conseguenza. non mi sono mai pentita. 🙂

  6. Anima_Noir ha detto:

    Ma grazie a te delle belle parole : )

  7. nonnacarina ha detto:

    ma ti rendi conto di che fortuna hai avuto, un padre che ti faceva fare , a 4 anni, i RAGIONAMENTI!

  8. tiptop ha detto:

    Il lettone della domenica mattina, o il suo riposino del pomeriggio… un plaid di lana, con i filapperi, così chiamavo le frange. Facevamo giochi con le  parole, indovinelli, anagrammi. Ero la figlia minore, nata a distanza di più di dieci anni dagli altri, e quando c'erano liti in famiglia e lui era arrabbiato, mi mandavano in avanscoperta, per rasserenarlo, l'ho scoperto più tardi, questo trucchetto. Una volta, non faceva il riposino, piangeva…in un litigio una delle mie sorelle lo aveva fatto sentire umiliato.
    Anche per me  mio padre resta un riferimento per la "retta via". 

  9. algaspirulina ha detto:

    nonna carina: l'ho pagata, e anche cara. ma è stata una fortuna, sì.

    tippe: i padri, peccato se ne vadano sempre troppo presto. restano le madri. chissà se è un vantaggio? 😉

  10. utente anonimo ha detto:

    Quanto mancano questi padri! E pare ci sia sempre ancora molto tempo per farci dire, raccontare, e poi se ne vanno e il rammarico resta…  Mio padre, che mi prendeva per mano, con quelle mani dure e callose da contadino, e la domenica pomeriggio mi portava al cimitero, a salutare i nonni, e camminando mi parlava della guerra… Che cantava arie d'opera che ho imparato da lui, che parlava francese e ne era orgoglioso, che leggeva (ecco da chi ho preso), ogni foglio di carta stampata gli passasse per le mani. Che mi parlava come a una persona adulta… Che quando alla radio trasmettevano un valzer o una mazurka mi faceva ballare, io in piedi sul tavolo… Grazie Alga per avermi fatto ricordare

  11. ladygabibbo ha detto:

    che bello il tuo post, io non ho mai avuto nè nonno nè papà, ma una nonna pazza che la sera , finchè cercavo di addormentarmi mi diceva: ci pensi che bello se ora entrasse un marziano e cercasse di portarti via??…ecco io faticavo un pò aprendere sonno la notte e poi mia mamma si chiedeva perchè fossi così fifona:-DDD

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