habemus papam

Nanni Moretti per me è come un vecchio amico dei tempi del liceo: il primo della classe, quello che faceva politica sul serio e non mancava mai un'assemblea, pistino e un po' pizzone, certe volte supponente, certe volte anche simpatico.
Un amico che anche allora dovevi prendere a piccole dosi ma col quale hai comunque passato un paio di serate indimenticabili, o un paio di nottate a bere, fumare e parlare.
Uno che non vedi quasi mai, ma che dopo un po' ti manca. E che, quando lo rivedi, un po' ti piace (anzi, in fondo ti piace un sacco) e un po' ti fa venire il nervoso. Non so se rendo l'idea.

Dei film di Nanni Moretti, molti ne ho amati, qualcuno no. E, come tutte le vecchie compagne di liceo, mi imbarazza oltremodo vederlo recitare in scene di sesso (anche perché, come tutti i veri timidi, è negato) ma questo l'ho già scritto qui, in passato.

Tra i suoi film che ho amato, quelli che ho amato di più sono Palombella rossa e La Messa è finita. Forse perché sono i più amari e delicati, i più intimi. Quelli in cui, anche quando faceva l'antipatico, non riusciva mai a essermi antipatico fino in fondo.

Per questo mi sono emozionata, questa sera, a vedere Habemus Papam.
Scrivo a caldo, non spenderò tante parole e le parole saranno confuse perché ci sto ancora ragionando.

Per cominciare, Michel Piccoli è un grande, E mi ha fatto pensare a quel bellissimo film di Manoel De Oliveira, Ritorno a casa, in cui era un vecchio attore di teatro, stanco e reso completamente solo da un incidente automobilistico. Chissà se Moretti ci ha pensato, quando fa dire al Papa che mestiere faccio? faccio l'attore, di teatro.

Per finire, la solitudine. È lei la vera protagonista di questo film, struggente e incantevole, anche se è un film pieno di gente, di gruppi, di folle.
La solitudine dei cardinali che si calano di valium e non solo (ma questo è un ansiolitico maggiore, è roba forte!…) per fare mattina, quella della guardia svizzera sprangata negli appartamenti pontifici ad abboffarsi di dolci davanti alla tv, quella dello psicoanalista che ha nostalgia della moglie, quella del Papa che dice non ce la faccio.

E in mezzo ci stanno le partite di volley, l'attesa dei fedeli in Piazza San Pietro, la goffaggine dei giornalisti, le facce candide delle suorine giovani, i canti dei Papaboys, la stanchezza della gente comune stipata sui bus, il senso di inadeguatezza di clero e psicoanalisi nel tentativo di capire.

Almeno tre le battute superlative: soffro di deficit di accudimento (sbranando una bomba alla crema in un forno in piena notte), lei non andrà all'inferno, l'inferno è un posto deserto (durante una partita di volley), mia moglie frequenta un uomo da due anni, è una brava persona, fa lo psicoanalista anche lui (durante una partita a carte).

Già, è proprio vero, ma perché gli psicoanalisti si sposano con gli psicoanalisti e poi, quando si separano, si mettono con altri psicoanalisti? 😀

soundtrack:

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5 thoughts on “habemus papam

  1. Francesco071966 ha detto:

    vero, gran bel film questo di Moretti

  2. amissi ha detto:

    l'ho appena scritto di là dalla Ada: l'ho già visto due volte, e nella seconda capisci meglio tutti i rmandi al Gabbiano di Cechov, che spiega in parte con il teatro la sua crisi di uomo.

  3. utente anonimo ha detto:

    🙂 nn è vero! in genere sposano gli ingegneri!!! (e qui ha ragione Jung, ancor di più se si tratta di psic freudiani) 

  4. algaspirulina ha detto:

     ah, beh. dalla mia personale esperienza quinquennale di frequentazione di psic e loro annessi e connessi, mi risultava il contrario. magari voi due siete un'eccezione 😉

  5. utente anonimo ha detto:

    No, non la porrei come eccezione, in quanto è una constatazione che è nata al di là del mio naso, checchè tu sia portata a pensare che io mi limiti alla mia personale esperienza. Ma è anche vero che in genere ci si sposa essendosi frequentati nel medesimo ambiente di lavoro…quindi, magari la tua quinquennale esperienza ha incontrato persone che rientravano in quest'ultimo caso…cl

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