le chiavi di casa

Cara E.,
sabato pomeriggio ho guidato fino in città e sono venuta a cercarti.
Sul sedile del passeggero c'era un pacchetto di carta da forno con dentro un hallah coperto di semi di papavero, che avevo sfornato venerdì mattina, prima di partire per Torino.
Mentre mi avvicinavo alla tua zona pensavo che aveva veramente un buon odore e che era un po' assurda, questa idea di portartelo senza sapere esattamente dove abitassi. Però qualche dritta l'avevo avuta e, tutto sommato, l'idea mi sembrava bella e anche il minimo sindacale che io potessi fare per te.

Il tuo portone l'ho trovato quasi subito e mentre cercavo il tuo nome mi sono domandata come potessi dormire di notte e anche di giorno, con tutto quel viavai di ambulanze a sirene spiegate. Ma è anche vero che forse ci sei abituata e in fondo le sirene delle ambulanze possono perfino far compagnia.

Ho suonato il campanello e tu non hai risposto. L'avevo tenuto in conto, così mi sono fatta aprire da qualcun altro che mi ha detto che non abitavi più lì. Me lo aspettavo, ma so che non è così. Mi sono fatta dire a che piano abitavi e sono salita su un vecchio ascensore scricchiolante e lentissimo. Ho sbagliato piano, sono scesa di uno a piedi, la tromba delle scale era così stretta.

Di fianco alla tua porta lo zerbino era arrotolato e io mi sono sentita ridicola, col mio pacchetto in mano.
Di nuovo ho suonato, di nuovo niente.
Cara E., io lo so che sei lì e sapevo anche che non mi avresti aperto, perché sei in partenza per un posto lontanissimo e misterioso.
È un viaggio lungo e non facile, tu stai facendo i preparativi e giustamente non hai tempo né voglia di parlare con chiunque.

Per questo non ho insistito. Mi sono girata e ho suonato alla porta del signor G., che abita di fronte. Ho chiacchierato con lui di te e gli ho dato il mio hallah profumato con un biglietto da infilare sotto la tua porta.
L'ho anche aiutato a recuperare la sua gatta, una calicut grassissima di nome Mao, che durante la nostra conversazione gli era schizzata tra le gambe, si era precipitata giù per le scale e se ne stava sul pianerottolo di sotto, ad annusare una piantina di yucca (ma guarda, ha gli stessi gusti di Spago).
Si è fatta catturare facilmente, mi è bastato agitarle sotto il naso la scatola dei croccantini. Me la son messa sotto il braccio e l'ho riportata al signor G.
Il signor G. mi ha fatto vedere delle foto di Mao che fa la pipì nella tazza del wc. Dice che sono sei mesi che non la fa più nella cassetta, preferisce così.
Cara E., ho pensato che se tu avessi aperto la tua porta e avessi visto la scena, ti saresti messa a ridere.

Il signor G. mi ha promesso che in qualche modo ti avrebbe fatto avere il mio pane e, prima di chiudere la porta, mi ha detto shalom shabbat.

Mentre tornavo, stranamente, non ero triste.
San Salvario era, come sempre, un posto stupendo, splendente nel sole che filtrava dal temporale che si stava avvicinando. Guidando guardavo la mia città piena di bandiere tricolori, e non mi sentivo sola.
Perché alla fine, il mio hallah e il mio pensiero ti arriveranno, cara E., dovunque tu sia.

E lo shalom shabbat del signor G. è un augurio prezioso e speciale. Vuole dire che la pace sia con te il giorno del riposo, il giorno del Signore
E' una bellissima usanza, e lo dovrebbe essere anche per chi non è di fede ebraica: il suo senso intimo è di augurare la pace interiore per pensare al Signore.

Cara E., il mio regalo te l'ho portato. Tu mi hai lasciato il tuo.

soundtrack:

Annunci

7 thoughts on “le chiavi di casa

  1. utente anonimo ha detto:

    spero che E. legga questo post.
    ha commosso pure me, e non sono neanche in sindrome premestruale.
    azzurropillin

  2. algaspirulina ha detto:

    grazie, piripillìn 🙂
    ma, per ora, E. non lo leggerà. non sa che ho un blog.
    forse dopo, chissà.

  3. ellemaipiu ha detto:

    ci sono cose… che per forza impariamo a fare da soli…
    ma sono certa che lei il tuo pacchetto lo riceverà
    e per qualche minuto si sentirà meno sola

    un bacio
    L.

  4. utente anonimo ha detto:

    Ciao Alga, che bel gesto hai fatto.  Ora l'indirizzo lo sai… perchè non le scrivi… magari anche solo una cartolina. Chssà, così forse si sentirebbe meno sola. Tu la pensi molto, le sei vicina, se lo sapesse chissà…  Viola

  5. algaspirulina ha detto:

    elle: ti abbraccio anch'io.

    viola: la scelta di E. è proprio una sua scelta e come tale va rispettata.
    ha molti segni del nostro affetto, via mail, su fb, per quelli che hanno il suo numero anche via sms. non credo si senta sola, vuole semplicemente stare per conto suo.

  6. boccadimiele ha detto:

    alga, anche per me è periodo di brutte notizie, questo.
    resisteremo. rinasceremo. ti sto vicina come posso, da lontano. (poi non tanto lontano, come sai)

  7. algaspirulina ha detto:

     lo so, lo so 😉
    grazie 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...