body talk

Alla faccia di Konrad Lorenz e di Desmond Morris, anche rinunciando alle parole (troppo facilmente fraintendibili e che ormai hanno perso il loro significato etimologico: vedi compassione = condivisione di un sentimento, ma ormai trasformata in pena, pietà nel senso più dispregiativo del termine, e non disturbiamo per carità la pietas virgiliana, ché quasi nessuno ormai sa più di checcavolo trattasi. per non parlare della parola amore, ormai così tanto sciupata, banalizzata, avvilita, azzerata che non val la pena di pronunciarla più e tantomeno pensarla), non c'è verso di essere capiti, anche a gesti, a parte da pochi, direi calcolabili sulle dita di una mano.

Fumarsi tipo quattro persone nel giro di due mesi ha un solo significato: incomprensione.
Io sto cambiando e non so bene come, di sicuro riesco a dire no molto più facilmente di una volta. Per me è una conquista e mi fa sentire più coerente e più onesta, con me stessa e con gli altri.
È normale che questo destabilizzi il prossimo ma è anche probabile che io non riesca a far capire i miei no.
Il risultato è doloroso ma, alla fine, accettabile.

Perché la responsabilità del misunderstanding ho imparato a condividerla, anziché scaricarla esclusivamente su di me.
E questo mi sembra già, pure in questo contesto di nuovi codici che mi han lasciata chilometri indietro, un bel passo avanti.

soundtrack:

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14 thoughts on “body talk

  1. utente anonimo ha detto:

    E brava Alga. Benvenuta nel clan.  Secondo me alla boa dei sigh "50", si cambia, eccome. Una nuova consapevolezza, una nuova forza. Questo non esclude momenti di fragilità, ma ormai abbiamo vissuto un sacco di cose: innamoramenti, maternità, matrimonio felice, matrimonio scoppiato, solitudine, avventura senza senso, delusione, abbandono, essere abbandonate… Non ci fa più paura nulla.  L'altra sera mia figlia ha lodato non so che piatto avevo cucinato. E mi è venuto spontaneo :" Vedi, ho un sacco di qualità, ma nessuno mi vuole:devo far paura agli uomini". E mi è venuto fuori così, di pancia. E poi sono anche stanca di darmi tutte le colpe dei fallimenti. Anche quest'estate, io ce l'ho messa tutta per capire esigenze, motivazioni, orari, ecc.. Ma non è bastato. Dice che non si sente pronto…Ma se lo invito a casa mia per un caffè…lui viene ben volentieri!!!! Non voglio fare la preziosa, per carità, a 55 anni, ma voglio fare solo lo cose che mi va di fare, magari anche cavolate, ma non voglio che mi si offenda quel poco cervello che ho.  Scusa, ho "sbottato". Viola

  2. tiptop ha detto:

    Mi sono resa conto anch'io di un cambiamento, arrivando ai 50 anni (ora più che superati….) per esempio non mi facevo più un complesso delle tracce dell'acne, e ho cominciato a buttar via cose, sai tipo quelle che tieni perchè chissà mai che possano servire, perfino dei libri. Buttar via è un termine forte, diciamo riciclare, che prima di buttare cerco di regalare a chi magari interessano le cose. Pensi, sono trent'anni che è lì, e non mi è mai servita.
    Ti rendi conto che gli interessi sono cambiati, cose che pensavi che avresti fatto,  tutto sommato non le farai mai, e, più forte di tutto, pensi che non vuoi avere rimpianti. Ed è stato qui che ho cercato di recuperarmi un po' di vita mia, un po', perchè se si riesce a  non essere più mogli, madri e figlie lo si è per sempre, e lavorare bisogna (potendo). E mi sono ritrovata diversa anche con le persone, e  nei rapporti di lavoro. Una delle cose che si impara vivendo, è che si supera  tutto, e anche quello che è un grande dolore, alla fine ci convivi e vai avanti…sopravvivenza. Non so se sono andata OT, ma il filo del mio pensiero leggendoti è andato così….

  3. utente anonimo ha detto:

    Per non parlare dell'imbarabarimento filologico subìto dal concetto di amicizia dopo l'avvento di Facebook… ma vabbè.

    Invidio la vostra sicurezza e la capacità di dire "no" quando "no" si pensa. Quante umiliazioni e malmostose noie ci risparmieremmo e, in fondo, risparmieremmo anche a chi ci sta intorno.

    Magari raggiunti i  50 anni si acquisisse tale capacità in automatico! Il fatto che vi siate arrivate attraverso (e non nonostante) i vostri trascorsi vi deve rendere orgogliose; in fondo lo sapete anche voi che è un grande traguardo, perchè vivere le 50 candeline con desolata rassegnazione? ;o)

    Davide

  4. algaspirulina ha detto:

    davide: per quel che mi riguarda (non so le mie amiche) sicurezza è una parola grossa ;-), consapevolezza e (duramente conquistata) stima di se stesse è più appropriato.
    per quanto riguarda la desolata rassegnazione beh, riguardo a qualcosa di ineluttabile (tipo la pelle che inizia a cascare, ma anche altre cose ben più importanti e che riguardano la sfera degli affetti) ogni tanto la tentazione confesso che c'è. ma non credo proprio sia il momento adatto per calare le braghe 😀

    grazie per i bei pensieri e per l'incoraggiamento 🙂

  5. lorypersempre ha detto:

    Meglio avere intorno pochi amici, ma sinceri, che una montagna di scrocconi o di gente con cui non abbiamo niente in comune. Quindi standing ovation per te 😉
    Leela

  6. cuoredigiada ha detto:

    L'Umanità sta vivendo una mutazione in molti settori sociali, soprattutto nel linguaggio… SIGH!
    :)))

  7. ladygabibbo ha detto:

    anche perchè alla nostra età è meglio coprire più che calare:-DDD

  8. algaspirulina ha detto:

     cuoredigiada: :-))))

    lady: 😀 vero, anche perché il rassodamento dei nostri cervelli è inversamente proporzionale a quello di parecchie parti del nostro corpo. è una vera ingiustizia, perché il cervello non lo vede (o non lo vuole guardare) nessuno 😉

  9. algaspirulina ha detto:

     leela: sai sempre come farmi arrossire…
    una standing ovation, addirittura… 😉

  10. Ada09 ha detto:

    MI piace molto la parola compassione. Hai ragione, in troppi non ricordano più il suo reale significato.

  11. algaspirulina ha detto:

    piace molto anche a me.
    non a caso, uno degli appellativi del buddha è il compassionevole.

  12. utente anonimo ha detto:

    Ho scritto una lettera ad un mio caro amico in cui dicevo:

    Mi lega a te soprattutto la compassione, parola sconosciuta ai più, nel suo significato originario e sentimento che mi commuove. 

    Nutre i rapporti di sangue, materni e fraterni.

    E il nostro.

    che belle queste coincidenze temporali…
    petunì

  13. algaspirulina ha detto:

    vero, petunì. è un sentimento molto simile all'amore, nel senso più altruista e tenero del termine. purtroppo ne circola molto poca, anche all'interno delle famiglie.

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