chissà se lo rifarei ancora

È la domanda che mi faccio tutte le volte che decido di officiare il sacro rito.
Cioè, la bagnacauda (sulla quale ho già postato in passato, ma vabbé) .

Eppure, quando arriva il primo freddo, chissà perché, mi ci rimetto.
Sarà il patrimonio genetico (acquisito, non sono di ceppo sabaudo), sarà che prima o poi me la chiedono sempre (e ai milanesi piace, eccome), sarà che ne vado pazza, sarà che è uno dei modi più belli (e più buoni) che io conosca per stare insieme.

Un modo per stare insieme ma anche un modo per ricordare: ogni bagnacauda (se ne fanno talmente poche) per me in effetti si sposa a qualcosa di speciale.
E anche per ricordare la Pat, che non vedo mai e che è la depositaria della preziosa ricetta e per ricordare la storia antica di questo piatto poverissimo (ora non più tanto) che lega da secoli il Piemonte e la Liguria tramite la mitica Via del Sale.

Fare la bagnacauda è un lavorone.
Bisogna trovare l'aglio buono, e le acciughe di barile "mature", quelle che si staccano dalla lisca senza protestare.

Poi bisogna sbucciare gli spicchi, tagliarli a metà e tirare via il germoglio, poi ancora metterli a lessare nel latte. E questo è il primo round.

Secondo round: mentre gli agli cuociono lentamente, ci si mette sotto il rubinetto dell'acquaio di cucina e si passa alla pulizia delle acciughe.
L'acqua dev'essere appena tiepida e si comincia con un massaggio delicato, per togliere il sale.
Poi si toglie la cervicale, si passano i pollici (con pazienza, senza fretta) sulla pancia e l'acciuga si apre, arrendevole e pronta a farsi separare dalla sua spina dorsale. Nel frattempo si può telefonare agli amici, se si ha il cordless.

Terzo round (quello magico): si scolano gli agli, si schiacciano con una forchetta aspirandone il delizioso (e delittuoso) aroma, si scalda (dolcemente! è imperativo, altrimenti non digerirete mai più) in un tegame di coccio un sacco d'olio extra vergine, ci si sciolgono i filetti di acciuga e infine si unisce la purée d'aglio.

Il miracolo è compiuto, basta solo mangiare, con le verdure adatte (cardo, sedano, topinambour, cipollotti a mollo nel dolcetto, patate lesse, foglie di verza, carciofi, puntarelle, rape, ravanelli) possibilmente portate dagli ospiti 🙂

E insomma, dato che non ha senso farla solo per due (a meno che non la vogliate usare come strumento di seduzione, tanto dopo puzzerete in coppia), è una roba che porta via almeno tre/quattro ore.

Ma che vale, sempre, la pena.

ricetta (della Pat da Pessione, provincia di Torino):

a testa
una testa d'aglio
un etto di acciughe sotto sale
olio extra vergine di oliva q.b.

p.s.
dedico la bagnacauda di stasera a Susanna Camusso. anche se è nata a milano, credo che le piacerebbe 🙂

soundtrack:

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3 thoughts on “chissà se lo rifarei ancora

  1. utente anonimo ha detto:

    mi hai quasi commosso… io ho ereditato dalla mamma piemontese gli appositi vasetti di coccio (quello con sotto lo spazio per la candela così la bagna resta caoda, appunto) e non li ho MAI usati! Ma adesso che mi hai fornito pure una dettagliata ricetta non ho più scuse. Proverò!

  2. lorypersempre ha detto:

    Sempre ascoltata raccontare, mai provata 😦
    Leela

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