la solitudine del maratoneta

Ecco, allora è questo, il momento.

Il momento in cui, qualche sera, resti a casa da sola.
Per ora, qualche sera solamente.
In un prossimissimo futuro, molte di più.

Sulle prime sei quasi sollevata, hai il minuscolo biloc tutto per te (wow!).
Un paio di mesi dopo cominci a guardarti intorno e a sentirti strana.

La chiamano sindrome del nido vuoto e, anche se sei stata sempre troppo incasinata per pensare che il tuo fosse un vero nido, capisci che, in fondo, ci sta.

Allora pensi a cosa fare di te in quelle ore che devi passare ad aspettare, col cellulare a portata di mano.

Mah?
Boh?

Potresti uscire, ma all'ultimo momento non si può combinare niente e poi non hai benzina nella macchina.
Potresti guardare un film alla TV mentre stiri, ma alla fine l'apparecchio ti ripugna e non ci pensi nemmeno.
Potresti appenderti al telefono e ci provi anche, ma non trovi nessuno in casa.
Potresti fare le pulizie di primavera (in ritardo), ma sei troppo stanca.
Potresti cucinare, ma per te sola non sei ancora capace a farlo.
Potresti lavorare a maglia, ma per lavorare a maglia bisogna essere innamorata oppure disperata, oppure ancora incinta. E non sei nessuna delle tre.
Potresti semplicemente divanarti. Ma sai che non ce la puoi fare, semplicemente non è da te.

Così ciondoli in lungo e in largo nei tuoi sessantametriquadri, fumi una sigaretta dopo l'altra, bagni le piante, ti decidi con riluttanza a cenare, e mangi qualcosa di riscaldato al microonde, rigorosamente in piedi.
Ti siedi davanti al Mac, casomai non ti fossero bastate nove ore di monitor, e pasticci un po' con la musica.
La ascolti. Fumi. La ascolti. Fumi. Pensi. La ascolti.

Ti alzi dalla sedia, ti trascini in cucina, fai il minimo sindacale d'ordine, poi torni al Mac, ti stufi del web, ti rialzi.
Rotoli nella vasca da bagno e guardi il vuoto, e pensi.
Esci dalla vasca, ti asciughi e ti spalmi addosso una quantità sconsiderata di crema idratante, dicendo mentalmente byebye alla tua abbronzatura.
Ti depili perfino, e addirittura ti metti lo smalto sulle unghie dei piedi.

Poi finalmente torna il tuo coinquilino, che borbotta un ciao e si schiaffa davanti alla Playstation.

E tu pensi che la giornata è finita.
Che non hai combinato un bel niente, stasera.
Che per secoli sei stata troppo piena e ora che sei vuota ti ritrovi anche leggermente sformata.

Poi pensi che, nonostante il naturale cedimento del tono dei tessuti, una qualche residua elasticità cutanea, da qualche parte, sarà pure rimasta.
Per cui.
Ti riprometti di imparare a fermarti, anche se hai corso così tanto.

Così tanto da rimanere sola.
E da non accorgertene neanche.

soundtrack:

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10 thoughts on “la solitudine del maratoneta

  1. Ada09 ha detto:

    E' un argomento che mi sta molto a cuore ultimamente, ne ho discusso fino quasi a urlare con mia cognata e ogni tanto ho visioni di me sola nella mia casa. Avere un compagno accanto aiuta ma non risolve. Prima o poi quel magone ci tocca, anche se nel frattempo abbiamo fatto di tutto per riempirci la vita di cose e interessi, dicendoci che noi non ci saremmo annullate nei figli. Tutte balle, all'inizio tutte si sentono vuote, proprio come te. Ma credo che si fa l'abitudine a tutto e poi passa, almeno un pò.

  2. algaspirulina ha detto:

    è vero, non risolve.ma aiuta :-)ho letto recentemente di vanessa redgrave e franco nero, due attori che amo.si sono conosciuti e innamorati tanti anni fa, si sono presi e lasciati molte volte, hanno avuto figli con altri.poi, quattro anni fa, si sono sposati.lei ha 73 anni, lui 68 e sono ancora bellissimi.dicono di loro: faremo mille cose. viaggeremo con i nipoti e i figli, andremo al cinema, andremo a pesca, visiteremo musei e luoghi che non abbiamo avuto il tempo di conoscere davvero. sarà bella e creativa questa fase delle nostre vite.che dire, sono contenta per loro 🙂

  3. utente anonimo ha detto:

    forse hai descritto un giorno della mia vita a venire…(mi mancano giusto quindici anni o giù di lì)MAQ

  4. utente anonimo ha detto:

    Conosco la sensazione… Quando nulla di quello che dovresti o potresti fare ti attrae….Si ciondola senza costrutto sentendosi sempre più inadeguate… Quando poi magari sono al lavoro penso che quando sarò  a casa e avrò tempo farò questo, quell'altro… E poi quando il tempo c'è ed è dilatato non si riesce ad aver pace…Senza mia figlia a casa per 2 anni mi sono sentita mutilata. Ora c'è, ma so che la cosa è transitoria….Il nido vuoto…Dargli ali possenti per poter volare  e un nido sicuro a cui tornare….Il fatto è che volano lontano e la realtà è più pesante dei bei pensieri.. Coraggio Alga, siamo tante!!

  5. utente anonimo ha detto:

    Il commento precedente era mio, Viola. Ma sai che lavorare a maglia non è male?   Finchè non sopraggiunge il tunnel carpale!!!   : )

  6. algaspirulina ha detto:

    grazie, viola :-)e il tunnel carpale, eh.quella è un'altra cosa che ci accomuna 😉

  7. utente anonimo ha detto:

    Già, è perchè siamo grandi…. e allora tunnel carpale; se prima ero miope e vedevo solo vicino, ora nemmeno più quello; e qualche capillare violaceo che mi appare su una coscia; e qualche macchiolina scura sul dorso delle mani; ecc ecc… Ma spesso tutto questo non lo sento, mi trucco, un bel rossetto rosso e vai…mi sento bella e giovane….Per convincere gli altri bisogna che lo siamo noi! Viola

  8. ladygabibbo ha detto:

    mi è capitato con mio figlio…e sì che mi rimaneva la piccola in casa…ora tremo ogni volta che parla di andare a vivere da sola,( e sarebbe ora visto che ha 26 anni), ma so che prima o poi mi ci abituerò…(spero)

  9. treeonthehill ha detto:

    Dio mio, cara Cristina, nel tuo modo asciutto, essenziale e coinvolgente sei riuscita a dipingere quella sensazione da "bivio", divisa tra la tanto agognata "libertà" e l'assoluta incapacità ad utilizzarla…Che dire, dobbiamo fare pratica poi, forse, il resto verrà…Ti abbraccio.

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