fratello, dove sei?

udon

Per natura e per contingenza, non sono una che sorride facilmente.

Non lo facevo nemmeno da piccola, nonostante le ripetute esortazioni da parte di nonna, mamma e zie, ché io avevo altro a cui pensare e già allora non mi piacevano i sorrisi di circostanza.

In compenso, ora ho una cucina minuscola in cui si può stare solo in piedi, con una finestra a feritoia, di fronte al piano di lavoro, che ha per vista un muro di cemento.
È una cucina da souk, sempre in disordine, piena di libri, con un lettore mp3 che spara musica a palla, una piccola dispensa organizzata in modo delirante (è un eufemismo, a vederla dal vivo è molto peggio) e un piano di cottura a cinque fuochi sul quale, dall'una e mezza alle due e dalle sette di sera in poi, bolle sempre qualcosa.

È anche uno spazio libero perché ci faccio ciò che voglio, e multietnico perché ci sfogo la mia voglia di esplorare e di sperimentare.

Per esempio, venerdì notte sono tornata dalla redazione con la voglia di jap, e la colpa è di Tania 😉
Così, verso l'una, ho acchiappato un mazzetto di udon (che avevo in dispensa) e con tre pezzetti di alga kombu, tre tazze di brodo di pollo (che avevo in frigo), tre dita di porro a fettine e due cucchiai di salsa di soia mi son fatta un dashi.
Dopo ci ho cacciato due fette di arrosto di maiale (avanzato) a pezzetti e gli udon.
A fine cottura, un cucchiaino di miso.

Insomma, solo quindici minuti di lavoro per avere una zuppa di udon ( è quella che ho fotografato e postato lì sopra) da autentico sollazzo gastrico 🙂

Non paga, sabato mattina ho preso la metro per esplorare un po' Milano e mi sono spinta fino da Poporoya, dove ho fatto scorta: somen, miso rosso, zenzero in salamoia. Per il katsuobushi, le lamelle di tonno essiccato che servono a fare un dashi di pesce decente, dovrò aspettare il prossimo weekend.

Però magari, nel frattempo, mi viene voglia di Maghreb e allora mi tuffo nel couscous o tiro fuori la tajina che mi ha regalato Vit e mi lancio in uno stufato con le prugne.
Insomma, non so ancora dove la mia passione mi porterà.

Insomma, se è vero che sorrido poco, la mia minicucina e quel che faccio sorridono al posto mio, ogni notte.

E sorridono a tutto il mondo.

soundtrack:

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9 thoughts on “fratello, dove sei?

  1. tiptop ha detto:

    ehm.. sono poche le cose che nomini ed ne conosco il sembiante!

  2. Ninphe ha detto:

    Un dashi un po' italianizzato ma buono. Io le scaglie di pesce essiccato (visto che qua a Parma non si trova un mercato giappo manco a pregarlo, solo il naturasì dove ti spennano ma non hanno le maledette scaglie di pesce) le faccio con una scatoletta di tonno al naturale seccato in padella. E devo dirti che viene molto simile come il dashi del ristorante. Ma mi sa che mi farò la scorta appena passo da Milano o da Torino.Gli udon li faccio invece con tante verdurine (peperoni, cipollotti, erba cipollina, carote) tagliate fini fini e lasciate stufare con un goccio di salsa teriyaki (fatta con salsa di soia, sake, mirin e zucchero) poi una frittatina fina fina tagliata a listarelle e del petto di pollo lasciato marinare un po' nella salsa teriyaki e dorato in padella e tagliato a fettine. E gli udon. Il tutto saltati nel wok. Sono un piattone unico tremendamente buono.Ormai dopo 2 anni di disoccupazione la mia valvola di sfogo è diventata la fotografia e la cucina.Ieri ho sfogato l'ennesimo colloquio andato male con l'omurice (riso al pomodopo con pollo e piselli ricoperto da una frittatina). Meglio mangiare che la depressione, no?Selena

  3. Ninphe ha detto:

    Un dashi un po' italianizzato ma buono. Io le scaglie di pesce essiccato (visto che qua a Parma non si trova un mercato giappo manco a pregarlo, solo il naturasì dove ti spennano ma non hanno le maledette scaglie di pesce) le faccio con una scatoletta di tonno al naturale seccato in padella. E devo dirti che viene molto simile come il dashi del ristorante. Ma mi sa che mi farò la scorta appena passo da Milano o da Torino.Gli udon li faccio invece con tante verdurine (peperoni, cipollotti, erba cipollina, carote) tagliate fini fini e lasciate stufare con un goccio di salsa teriyaki (fatta con salsa di soia, sake, mirin e zucchero) poi una frittatina fina fina tagliata a listarelle e del petto di pollo lasciato marinare un po' nella salsa teriyaki e dorato in padella e tagliato a fettine. E gli udon. Il tutto saltati nel wok. Sono un piattone unico tremendamente buono.Ormai dopo 2 anni di disoccupazione la mia valvola di sfogo è diventata la fotografia e la cucina.Ieri ho sfogato l'ennesimo colloquio andato male con l'omurice (riso al pomodopo con pollo e piselli ricoperto da una frittatina). Meglio mangiare che la depressione, no?Selena

  4. algaspirulina ha detto:

    selena: vedo che sei un vero drago! :-)è verissimo, contro la depressione mangiare (bene, non porcate) funziona alla grande.e funziona tantopiù se stimola anche la curiosità e la creatività.cercare ingredienti sostitutivi e sperimentarli è prova di intelligenza ed elasticità mentale: la mitica ojoh, tata indonesiana del mio amico bombi, in esilio a torino, non potendo avere le robe che trovava a jakarta, si industriava proprio come te (e i suoi piatti erano poesia culinaria).chapeau 🙂

  5. nonnacarina ha detto:

    Conosco un poco di termini, perchè prima di andare in pensione avevo preso l'abitudine di paranzare in u8n centro macrobiotico.Mi avevano rimesso in sesto, per il peso, la pressione arteriosa e la mancanza di abbiocco postprandiale…e oltretutto mangiavo benissimo e ad un prezzo ridicolo.Ho provato a "convertire" mio marito ma non ci sono riuscita… 

  6. algaspirulina ha detto:

    … peccato :-(perché mangiare, anche solo ogni tanto, così fa davvero bene 🙂

  7. lorypersempre ha detto:

    Sei un mito.E prima o poi ci capiterò, a cena da te.E ti porterò in regalo i semplicissimi ma deliziosi biscotti al limone del mio paese  ;)Leela

  8. algaspirulina ha detto:

    non vedo l'ora :-)sul serio.

  9. Ada09 ha detto:

    Cara Alga, mi fai venire un languorino… Forse forse riesco a convincere l'Adone a portarmi al ristorante giapponese.

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