la glife

Quando arrivano le sberle, beh, fanno male. Anche tanto.

Ma basta far come quando si era bambini, che per orgoglio non si voleva piangere.
Si strizzano gli occhi che bruciano, si serra la mascella, si affondano i pugni in tasca, si tira qualche bestemmione mentale e si cerca di pensare ad altro.

Tanto, le lacrime lasciano il tempo che trovano.

Per esempio, si va a dormire con un buon libro.
Meglio ancora, ci si sdraia su un materasso da una piazza e mezza, totalmente tappezzato di libri.
Di cucina.
E se ne sceglie uno.

Quello di stanotte sarà Cuisine et recettes en Provence di Claire Lhermey, editrice Équinoxe.
È piccolo, quadrato (fa parte di una collana che si chiama, appunto, Carrés Gourmands), con una copertina che sembra una tovaglia provenzale, deliziosamente illustrato da Lizzie Napoli e, manco a dirlo, pieno di ricette fantastiche nella loro semplicità.

Ma non è tutto.
La cosa più bella di questo libro, che ho comprato a Nizza tanti anni fa e al quale sono molto affezionata, è l’atmosfera.
Non so se siete mai stati in Provenza, soprattutto d’estate.
È un posto speciale, una gioia per tutti i sensi, un posto dove si è felici di passare il tempo, pur senza fare niente di che.
Solo godendo del sole, del vento, dei colori delle colline di lavanda e del mare, degli odori, del buon sapore di un tomat ghiacciato sorseggiato all’ombra di una tettoia davanti a una bocciofila, del frinire delle cicale nel primo pomeriggio.

Les cigales assourdissent un air épais à force d’être chaud.
Les paniers des marchés se font lourds de fruits charnus lestés de soleil. L’odeur du basilic froissé se mesure à celle des touffes immobiles des lavandes.
Il est midi, plein soleil, plein sud.
Provence plus Provence que jamais.
C’est l’été!

E da questo libro ho già scelto la ricetta per domani sera, quella che già durante la preparazione, mi farà passare il pizzicore dell’ennesima sberla, et voilà 🙂

Papetons d’aubergines (si chiama così perché portata dai papi ad Avignone)
Si prende un chilo di melanzane, si tagliano a fette e si mettono sotto sale per un’ora.
Si sciacquano, si strizzano e si mettono a rosolare con due spicchi d’aglio schiacciati e una cipolla affettata in padella con un filo d’olio.
Si pepa di mulinello e si aggiunge un cucchiaino di foglioline di timo fresco.
Si copre e si prosegue la cottura a fuoco dolce per mezz’ora.
Si passa al setaccio.
Si mescola una confezione di crème fraîche con tre uova intere leggermente battute, si aggiusta di sale e pepe e si unisce la crema di melanzane.

Si versa il tutto in una pirofila imburrata e si sbatte in forno a 180°, a bagnomaria, per mezz’ora abbondante.

Si serve tiepida con una salsa di pomodoro e basilico a parte.

Mentre si mangia, bisogna pensare solo a cose belle e, soprattutto, fare finta di essere d’estate 🙂

soundtrack: la scatolina che ho preso a Saint Paul-de-Vence, con dentro le cicale dorate che, quando la apri, fanno il loro rumore.

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3 thoughts on “la glife

  1. lorypersempre ha detto:

    La Provenza è profumaaaaaaata 😉
    E le sberle, a forza di prendere, anestetizzano. Forse…
    Leela

  2. billo973 ha detto:

    mi piace 🙂

    ciao cara. un salutino.

    b

  3. algaspirulina ha detto:

    billo, mi fa piacere vederti qui 🙂
    dammi notizie.

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