in memoria di me

algagiovaneL’Alga a diciannove anni faceva il primo anno di università, e si aggirava come un lupo affamato nell’atrio di Palazzo Nuovo alla ricerca di cose da scoprire.

Non si perdeva nemmeno la più piccola, insignificante locandina (la maggior parte erano fatte col ciclostile, ve lo ricordate?) perché aveva ancora tanto tempo libero, e tanta curiosità, e tanti viaggi da fare, con i piedi e anche con la testa.

L’Alga si era presa una gran cotta per Louise Brooks e quindi si era tinta i capelli di nero con le bustine che si trovano al supermarket e se li era tagliati a caschetto.

Portava tacchi alti sui quali non era capace di camminare, usava rossetti scuri e dopo le lezioni del mattino si sprangava nei sotterranei del Movie Club e ne riemergeva a notte fonda, sbronza di immagini.

Non sapeva bene cosa avrebbe fatto della sua vita, ma del cinema era già innamorata da tempo e così si abboffava di film a caso e, anzi, lasciava che lo schermo, ogni giorno, si abboffasse di lei.

Una mattina era incocciata per caso in un manifesto che diceva pressapoco così: L’università di Pisa e il comune di Pontedera presentano Per ritrarre il grido che ho sognato – I documentari etnografici di Maya Deren e Jean Rouch.

E ci era andata e, naturalmente, era l’unico spettatore.
E c’era quel ragazzo alto e smilzo con gli occhi scuri che si dava da fare a presentare la rassegna e siccome erano solo in due, poi alla fine si erano messi a parlare.

Eh.
A pensarci ora, non era mica solo chiacchierare.
Era raccontarsi robe enormi, tipo comesaràilmiofuturo.
Ché a quell’età si è serissimi, e ci mancherebbe.

L’Alga e il ragazzo che voleva diventare regista erano diventati amici.
Torino allora era ancora quella grigia degli Anni di Piombo appena finiti, e l’inverno era freddo da morire.

La rassegna durava un mese circa, lui dalla sua città arrivava ogni settimana in quella dell’Alga, si scambiavano libri di Hesse e facevano grandi camminate nel gelo e parlavano fino a sfinirsi e forse una volta si erano perfino baciati, ma non è molto chiaro 😉

Ieri pomeriggio, dopo quasi trent’anni, l’Algagiovane e il ragazzo dei documentari si sono seduti davanti a un tavolino di plastica vicino alla stazione di Lambrate e hanno bevuto cose senza sapore nel caldo tropicale di una città sempre più vietata.

Il film in bianco e nero è quello di adesso (non quello di ieri) perché sono un po’ invecchiati, questo è poco ma sicuro, ma gli occhi (di tutti e due) son rimasti gli stessi.

Anche la voglia di parlare.

E, insomma, anche un pezzettino, da qualche parte, di quello che erano.

Ma (che bello) senza troppa nostalgia.

soundtrack: After the Gold Rush, Neil Young

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8 thoughts on “in memoria di me

  1. alicen ha detto:

    🙂
    E’ sempre bello ritrovarsi con chi conserva pezzetti di te da giovane… è come fare un incontro a quattro: io, lui e quelli che eravamo…
    Alice rimembratrice

  2. concajoni ha detto:

    Il tuo messaggio di oggi, scritto come sempre da dio, è pieno di cose belle e importanti, di cui potresti parlare per ore, magari con lui.
    La curiosità di voler leggere tutti i messaggi che incontri sul cammino, che resta il miglior modo per arrivare lontano. O di voler divorare tutti i film possibili, che fino a prova contraria è l’unico sistema per sapere se sono belli o brutti. La nostalgia, che alla nostra età è una brutta bestia, a cui è difficile sfuggire, anche quando nel passato non c’è un gran che da rimpiangere.

  3. PlacidaSignora ha detto:

    …Maddai! Palazzo Nuovo? Quasi trent’anni fa? Rondolino? Barberi o Jacomuzzi? Eh?

  4. algaspirulina ha detto:

    eh, sì 🙂

    con rondolino la tesi, con jacomuzzi un pio di esami.

    barberi squarotti per fortuna l’ho dribblato 😉

  5. PlacidaSignora ha detto:

    Con Rondolino 3 esami, laurea con Angelo Jacomuzzi e Barberi…chissà se abbiamo seguito qualche corso insieme, ma probabilmente sono più “grande” di te di qualche anno…

  6. algaspirulina ha detto:

    io stefano (dolcissimo), non angelo.

  7. utente anonimo ha detto:

    Palazzo nuovo ..c’e’ro anche io da quelle parti …ma uffa ..non ti ho vista

  8. utente anonimo ha detto:

    l’errore di ortografia di prima ?… be l’ho fatto apposta ne’

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