il giardino indiano (fame)

pianteCiao Yucca, ciao Stephanotys, ciao Ficus, ciao Banano 🙂

Benvenuti nella postazione privilegiata del mio biloc: l’angolo tra due finestrelunghefinoaterra.

Siete arrivati oggi, prelevati da un  vivaio plasticato dove nessuno mi ha spiegato come trattarvi.
Vi ho presi piccoli, perché prima di tutto il budget era scarso e poi perché voglio vedervi crescere (e mi aspetto che diventerete belle grandi).

Ho comprato anche la terra e vasi più spaziosi e il concime, quindi non morirete di fame.
Se Spago non vi mangia, ci faremo compagnia e prometto che vi parlerò tutti i giorni, vi darò da bere acqua decalcificata una volta alla settimana e accarezzerò le vostre foglie con lo scottex umido ogniqualvolta ne avrete bisogno.

Non avrete un balcone, come io non ho cibo per il mio cervello e per la mia libertà.

Però potremo passare insieme un po’ di tempo.

E, se volete, vi posso insegnare le canzoni dei carcerati, aspettando che qualcosa cambi 🙂

Finalmente.

soundtrack (dedicata alle mie piante e anche un po’ a me):



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2 thoughts on “il giardino indiano (fame)

  1. aeroporto ha detto:

    a disposizione per “inutili consigli”.

  2. algaspirulina ha detto:

    wow 🙂

    grazie, chiederò.

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