il maratoneta

Non conoscevo Max Calderan.
Oggi l’ho sentito per caso alla radio che parlava delle sue esperienze estreme.

Lui corre, totalmente solo, in deserti caldissimi per centinaia di chilometri senza alcuna assistenza, a parte quella di un GPS.

Corre anche per novanta ore di fila, perché è pericoloso fermarsi a dormire in un deserto.
Corre a temperature che si avvicinano ai sessanta gradi.
Corre su e giù da dune di sabbia alte cento metri e su distese di pietre bollenti, in luoghi che perfino gli uccelli migratori evitano di sorvolare.

Max Calderan dice che possiamo chiedere tutto alla Scienza, ma prima o poi arriva il momento (tipo quando si rompe il navigatore) che certe cose le devi per forza chiedere a Dio.

Dice che è evidente, per quanto si possa allenare, il corpo non è tutto.

Dice che l’uomo non ha limiti, perché se glie li metti, li metti anche alla sua anima.

Sul suo sito, fa una domanda precisa: ti sei mai sentito solo?

È stato un sollievo, ascoltare le sue parole oggi alla radio.
Se ci riesce lui, magari ci riesco anch’io a continuare a correre in solitaria in un posto che tante volte mi sembra più deserto del deserto dell’Oman.

Perché in fondo lui non corre da solo.
E forse neanch’io.

soundtrack: Fango, Jovanotti

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8 thoughts on “il maratoneta

  1. nonnacarina ha detto:

    Non ci si possono permettere dubbi, bisogna continuare a correre ;0)

  2. DisceseArdite ha detto:

    e se non credi all’esistenza dell’anima?

    corriamo tutti da soli, solo che ogni tanto ci scontriamo con prossimo, per fortuna
    un bacio

  3. concajoni ha detto:

    Per essere davvero un’esperienza estrema, bisogna che Max mi corresse sulle sabbie roventi a piedi nudi e con un bello zaino di trenta chili sulle spalle, se no con solo il gps son buoni tutti.

  4. DisceseArdite ha detto:

    beh non è esatto dire che son buoni tutti con solo il gps
    io per esempio mi schianterei mezzo chilometro dopo con solo la pelle addosso

  5. volovivace ha detto:

    vabbé…magari usa solo le pile al litio…

    io sto ancora alle superpila in grigioverde…

    vago in vari deserti…

    ma pure in qualche giardino.

    e lì che ricarico le mie vetuste superpila…

    però…mi sa tanto che domani passo al litio…

    90 ore???????????

    ma che è…’na specie di viagra podistico???

    ciao.

    volovivace

  6. cilvia ha detto:

    sai è solo questione di punti di vista, il suo correre è come il nostro correre dietro ai figli etc, è la vita da diverse angolazioni! credo…forse…chissà 😦 ma anche 🙂

  7. Ada09 ha detto:

    Penso che corriamo tutti in solitudine. La corsa è l’attività più solitaria che ci sia. Però ogni tanto ci si può fermare e apprezzare il tempo e le cose che si fermano con noi. In quei momenti io non mi sento più sola.

  8. ZawaNera ha detto:

    nonostante i 32 gradi m’è venuta la pelle d’oca

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