l’isola del tesoro

scucuzzunNel tristissimo discount che frequento ormai da troppo tempo c’è una specie di isola.
Un bancone ancora più triste di tutti gli altri, dove i gestori schiaffano le offerte speciali.
E dire offerte speciali, allo squallidissimo discount che frequento, vuol dir tanto.

Eppure, qualche volta trovo cose strepitose che al resto della clientela abituale sono sconosciute o fanno cacarissimo.
Tipo: le salse indonesiane per il wok, o lo sciampo che va proprio bene per me.

Per questo, ci passo sempre davanti e sto all’occhio, ché non vorrei mai mi sfuggissero occasioni da sogno.

Infatti, la settimana scorsa, ho avuto un’illuminazione divina seguita rapidamente da un attacco compulsivo di accaparramento: cagato lì così (allabruttodio, come dicono i toscani) c’era uno scatolone traboccante (nientepopòdimenoche)  di pasta di semola di grano duro  Alta Valle Scrivia.
Trofiette, tagliatelle, bricchetti, ricciole.
Perdipiù, sormontati da una scarica di scucuzzû.

Sotto lo sguardo attonito degli astanti, ho esultato come Peter Pan e i Bambinisperduti nell’Isolachenoncè e me ne sono fatta una scorta da paura.
Caspita, qui da noi quella robbbbba si trova solo da Eataly, e a che prezzi…

Beh, finalmente sedata la furia accaparratrice, mi sono messa a fare la coda alla cassa, tutta soddisfatta.
Dietro di me c’era una signora verypiedmont che continuava a sbirciare l’enorme quantità di pasta dall’aspetto indubbiamente insolito.
A un certo punto non ce l’ha fatta più e mi ha domandato se quei "granelli" si preparassero asciutti oppure in brodo.

Non aspettavo altro.
Mi sono lanciata in una dottissima [;-)] disquisizione riguardo, appunto, allo scucuzzû.
Che si chiama così perché assomiglia al couscous, però è più grosso.
E che è la cosa migliore, insieme ai bricchetti, da sbattere nel minestrone alla genovese.

A questo punto, la cosa si era ingrossata: tutta la coda voleva sapere la ricetta del menestrùn, e ho dovuto per forza sciorinare questa meraviglia qui.

Insomma, presa dall’euforia stavo per tirar fuori la filastrocca dello scucuzzûperilmenestrùn, ma per decenza mi sono trattenuta.
Tanto, nel frattempo, erano tutti spariti.

A fare la scorta di pasta, nell’isola del tesoro.

soundtrack: Un deserto di parole, Pino Daniele

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14 thoughts on “l’isola del tesoro

  1. Francesco170576 ha detto:

    anche io esulto se trovo l’offerta speciale..

  2. algaspirulina ha detto:

    sì, ma qui il punto era il prodotto, non l’offerta speciale.
    🙂

  3. Sciroppata ha detto:

    E’ come trovare un tesoro, una perla che gli altri hanno scambiato per un pezzo di plastica.
    E poi è proprio bello che tu abbia voluto condividere questa scoperta con le sciure…Perché le cose belel vanno condivise e pure spiegate…
    e ora parto per far la spesa…ahimé al Carre4 (che non gli voglio manco far pubblicità) piove troppo e son troppo pigra: è il più vicino. Ma prometto di non dargli soddisfazione e comprare solo i generi di primissima necessità…Che invidia..sono certa che non ci saranno perle n quegli scaffali sberluccicanti.

  4. cilvia ha detto:

    hihihihih!!! da orgasmo nè!!!! multiplo!!! ;))

  5. utente anonimo ha detto:

    ah, tu sì che mi dai delle grandi soddisfazioni 😀

  6. treeonthehill ha detto:

    Tu gli fai un baffo a Vissani! Grande Alga :))

  7. algaspirulina ha detto:

    estrellita: sì, lo so ;-D

    tree: grazie, troppo onore.
    e poi, non è vero, dai :-DD

  8. lorypersempre ha detto:

    Mai scucuzzato lo scucuzzun. Pazienza.
    Io, invece, mi diverto a pescare bei vestitini per Chicca nelle montagne di abiti cinesi da donna venduti per due soldi. Quà e là pesco delle robine color peonia o confetto che a qualsiasi donna normale darebbero il cacarone, ma trattandosi di Chicca-pink-addicted vanno alla stragrande.
    Ah, le pésche miracolose 😉
    Leela

  9. cronachesorprese ha detto:

    ma da cosa si riconosce una signora “verypiedmont”? a parte dall’accento forse, ne 🙂

    ho notato una migliore distribuzione, anche a genova, della mitica pasta dell’alta valle scrivia. prima dovevi andarli a scovare in pochi negozi di gastronomia. ora hanno uno spazio di tutto rispetto anche negli scaffali della conad.

  10. algaspirulina ha detto:

    si riconosce anche da un portamento tutto “sabaudo” 😉
    ormai ci ho fatto l’occhio.

    sì, lo so che da voi la pasta della valle scrivia si trova anche alla conad 🙂
    è veramente un peccato che invece da noi sia ancora così difficile da reperire, perché è ottima.

    speriamo che prima o poi lo si faccia veramente, questo limonte, va’.
    oltretutto, le contaminazioni gastronomiche tra le due regioni sono deliziose 🙂

  11. japhy72 ha detto:

    a me, che in cucina sono una schiappa, un acquisto così sconsiderato, non sarebbe MAAAI venuto in mente !!

    buona domenica
    simo

  12. algaspirulina ha detto:

    beh, certo, ognuno ha i suoi gusti e le sue priorità.
    per me, che son malata di cucina (e di liguria) è stato come comprarmi dodici paia di calze di seta pura.
    tutte in un colpo.
    🙂

  13. nonnacarina ha detto:

    Capisco il tuo entusiasmo sia per la pasta di qualità trovata a prezzo stracciatissimo, sia per la ricerca della pepita tra i sassi, Ricordo con nostalgia le “pesche miracolose” nelle bancarelle di Ancona, dove anni addietro se avevi occhio potevi portarti a casa cose di pregio e vestirti bene a niente o quasi.
    Ricordo una volta una montagna di maglie e maglioni rivenienti da un fallimento (o forse da un furto? meglio non indagare) comprate a 5.OOO lire cadauna. Erano così belle che ne ho comprato anche per mia madre, mia suocera, mia sorella, mia nipote insomma di tutte le taglie e modelli e la qualità era tale che alcune girano ancora per le case.
    Tutto questo ovviamente prima che anche il mercato di Ancona divenisse Chinatown

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