un affare di donne

Ci ho pensato tanto, negli ultimi mesi.

Ho lasciato commenti sparsi qua e là, però volevo scrivere qualcosa che fosse solo mio.
Solo che è difficile (e scusate se sarà una roba un po’ pasticciata).

Perché non mi sento né da una parte, né dall’altra.

Ferrara mi fa ribrezzo e mi offende con la sua prosopopea.
E, mi dispiace, ma sento a pelle che la sua è solo voglia di mettersi in luce: non mi posso fidare di uno che ha cambiato così tante volte idea e "padrone" (dal PCI al Vaticano, passando da ogni possibile sfumatura intermedia).

Allo stesso tempo, non posso essere d’accordo con chi considera un feto di due settimane "un ammasso di cellule".
Io credo che sia una forma di difesa, pensata da chi non è in condizione di poter tenere un figlio e accetta di rinunciarvi.
Perché suppongo che una rinuncia come questa sia (coscientemente o meno) quanto di più doloroso possa esistere.

Quando sento qualcuno che ironizza sull’espressione «sulla pelle delle donne», mi vengono i brividi.
Perché secondo me quell’espressione significa che sono le donne che in qualche modo pagano (di più) una certa scelta, sia che l’aborto venga eseguito in ospedale con tutti i crismi, sia (a maggior ragione) che accada clandestinamente e in situazioni igienicamente precarie.
E comunque, ad un figlio (anche solo immaginato) si continua a pensare, per sempre.

Io non mi sento di giudicare le motivazioni che spingono ad un aborto, proprio perché penso che sia un omicidio.
Io non mi sento di giudicare perché è una decisione intima, personale ed è sì, un "affare di donne".

Del resto, non sopporto chi sostiene che chi non ha prole non si deve permettere di avere opinioni al riguardo.

Così, spero che non suoni insultante per gli uomini che mi leggono, e spero che non lo sia nemmeno per tutti quelli che passeranno di qui e non hanno figli.
Però volevo dire che ho avuto la ventura di sentire il dolore atroce del parto, e la fortuna di provare quella sensazione indescrivibile di un bambino che, dopo tanto male, ti sguscia fuori come un pesciolino (per non parlare di tutti quei mesi in cui l’ho imparato a conoscere, mentre si muoveva nella mia pancia).

E se non mi sento di giudicare, però mi sento di dire che i nostri compagni ci possono amare, ci possono comprendere, ci possono accompagnare.

Ma la questione è, prima di tutto, nostra e abbiamo il diritto di essere rispettate.
Comunque vada.


aggiornamento del 18 marzo:

e questa cosa dei manifesti a genova è veramente inquietante.
per non dire schifosa.
nulla da aggiungere, è quello, lo stile di ferrara.
zero rispetto, appunto.

soundtrack: Ninna-nanna, Angelo Branduardi

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11 thoughts on “un affare di donne

  1. tiptop ha detto:

    Sai che all’argomento sono molto sensibile… Sono favorevole all’aborto, inteso come diritto di scelta. E ho raccolto le firmeper il referenum da ragazza, augurandomi di non dover mai fare quella scelta. E poi è sotto gli occhi di tutti, qua, come sono andate le cose a casa mia. Non posso onestamente negare con tanto di ecografia con testolina che quei pochi cm non siano vivi. E’ un problema di coscienza, e di ineluttabilità. Già il fatto di pensare di dover scegliere è doloroso.

  2. Ada09 ha detto:

    Ultimamente si fa un gran parlare di aborto terapeutico. E la maggior parte delle persone che ne parlano non hanno minimamente idea di cosa stiano parlando. Fare una scelta del genere significa straziarsi il cuore e portarsi dentro questo strazio per sempre. Non ci sono donne, non credo, che la affrontano con superficialità. Io non sono per l’aborto, ma sono per la legge che permette l’aborto. Le mie convinzioni personali non devono influire sulla libera scelta di altri. Non dimentichiamo poi i casi limite, in cui la scelta è quasi obbligata.

  3. cilvia ha detto:

    d’accordo con ada e tippe!!! la legge cmq ci deve essere per salvaguardare le donne che fanno questa scelta dolorosa!!! soprattutto le ragazze!!!

  4. utente anonimo ha detto:

    devo essermi perso un pezzo… quand’è che ferrara ha avuto come “padrone” il vaticano? :-/

  5. algaspirulina ha detto:

    se è per quello, non ha avuto come padrone (nel vero senso della parola) nemmeno il pci.
    ok, ho sbagliato termine, potevo dire “patrono”.
    comunque, vedo che hai colto in concetto più importante e la vera essenza emotiva di questo post.
    complimenti.
    🙂

  6. utente anonimo ha detto:

    mah, non parlerei neanche di patrono. l’iniziativa di ferrara non ha niente a che vedere con il vaticano.
    scusa, ho chiesto solo una precisazione, non significa che non ho colto il resto… 🙂

  7. ladygabibbo ha detto:

    sono pienamente con te alga, :-***

  8. searcher ha detto:

    Grazie, Alga, bellissimo post!

    Parlando da uomo, dico che mi hai fatto scoprire un angolino di mistero grande.

    Sempre parlando da uomo aggiungo, già che ci sono, che in queste storie – sei tu a parlare di dolorosa rinuncia – i miei colleghi uomini spesso e volentieri sono in altre faccende affacendati: ci sarà un “padre della sposa” attento alla propria vergogna, un qualche tipo di compagno attento alla propria paura, un qualche sedicente dottore attento al proprio portafoglio, un governo di uomini che ha fatto la legge ma gli asili nido li farà sempre dopo le prossime elezioni, un padrone che ti paga tutti i mesi per avere la tua mente e le tue braccia ma l’utero no, quello è tuo. In tutto questo non parlerei di autodeterminazione, di libertà di scelta, di diritti delle donne: parlerei piuttosto di complotto. E quelle parole – in teoria sacrosante – in pratica serviranno solo a sciacquare la coscienza dei maschi.

  9. algaspirulina ha detto:

    grazie a te, searcher.
    grazie davvero.
    grazie di cuore.

    🙂

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